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Buster Keaton e l'infinito
Approfondimenti di celluloide
Scritto da Elio Billo   

Una folgorazione. Di Buster Keaton avevo visto poco, finché una settimana fa mia sorella è tornata dalla Francia con un DVD di tutti i cortometraggi di Buster. Nel corso di due serate, Dino Fumaretto, mia sorella, ed io ce li siamo visti tutti, ed è stato un incanto.

Quello che segue è un commento a caldo: Keaton è più grande di Chaplin, dei Marx Brothers, di Laurel & Hardy, di tutti. Attore infinito, regista infinito.

Prima di tutto il suo viso, la sua espressione: non è "impassibile", come spesso si dice. Buster infatti si sorprende, si spaventa, si arrabbia, solo non ride mai. Egli è sempre serio di fronte a qualsiasi cosa, anche la più assurda. Di solito, l'anti-maschera Buster tenta di realizzare un progetto normale, che sfocia però nel paradosso. Ad esempio, in "One week" Buster deve trasferirsi, e gli viene consegnata una scatola, con dentro i pezzi e le istruzioni per la costruzione della casa. E' assurdo, ma il personaggio di Buster accetta tutte le assurdità, e si fa egli stesso ingranaggio di questa macchina incomprensibile che è la vita. Ma da tutti i tentativi di accettazione, emerge sempre la sua faccia enigmatica ed stranea, e cioé la tragica consapevolezza di non poter trovare mai compatibilità con il mondo.

E qui veniamo alla messa in scena keatoniana, ironicamente geometrica, "rinascimentale", come dice F.Ballo, simmetricamente perfetta (ogni gag-sequenza è pensata in stretta interdipendenza con le altre).

Non mi vengono in mente altri autori comici che abbiano saputo, e che sappiano, utilizzare con tale sapienza e funzionalità il mezzo cinematografico. All'inizio di "Cops", Buster sembra dietro le sbarre di una prigione, poi l'inquadratura successiva ci rivela che è solo oltre un cancello; è una gag di estrema semplicità e essenzialmente cinematografica (al contrario di tanti nostri comici odierni, che si limitano a trasferire il cabaret sul grande schermo, e vedere una loro gag al cinema o dietro al tavolo di un bar è la stessa cosa).

Keaton attore e regista attua anche una riflessione sul sogno, che è tutt'una con il cinema (non per nulla mandava in visibilio i surrealisti): in "Playhouse", Buster sogna di entrare in un teatro, dove c'è un'orcehstra e ogni orchestrale ha il volto di Keaton, così come ogni componente del pubblico; quando Buster si sveglia, la realtà non è tanto diversa: è nel retro di un teatro, e conosce due gemelle che vengono raddoppiate dal gioco degli specchi. E' un altro esempio della simmetria keatoniana che ci suscita stupore -lo stupore di fronte alla vita.

Il cinema comico di Buster Keaton è, inutile dirlo (ma neanche tanto), di stupefacente complessità, fonte di riflessioni inesauribili.

E solo adesso capisco la definizione che Luis Bunuel ha dato di

Buster: "Bello come una stanza da bagno. Con una vitalità spagnolesca.

In Buster Keaton l'espressione è modesta come, ad esempio, quella di una bottiglia, benché, attraverso la pista rotonda e chiara delle sue pupille, volteggi un'anima asettica. Ma la bottiglia e il volto di Buster hanno punti di vista infiniti".

 

 
 

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