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"Dopo Mezzanotte" di Davide Ferrario
Autopsie di film
Scritto da cla   

"Il cinema è un'invenzione senza futuro" [cit.]

Mi reco al cinema in compagnia di “Jeff” Carlo in una calda serata già estiva. Si parcheggia proprio sotto la Mole Antonelliana, ancora ignari della sua importanza nel film. All’entrata del Cinema Massimo ci aspettano, con un pizzico d’impazienza, Chinasky e Zenone: fidi compagni di visione dell’ultima opera di Davide Ferrario “Dopo mezzanotte”.

Il film inizia con la voce fuori campo di Silvio Orlando: bella metafora delle vite delle persone che s’intrecciano e si dividono come polvere nel vento. Ed un’osservazione: “Forse sono i luoghi che raccontano le storie meglio dei personaggi”. Una frase importante per una lettura dell’intero film. Mi preme difatti sottolineare il contorno in cui si muovono i protagonisti, più che le vicende dei tre personaggi principali, Martino, Amanda e l’Angelo (così detto). “Dopo mezzanotte” si inserisce nell’iniziativa della “Film Commission Piemonte” (www.filmcommtorinopiemonte.it) di valorizzare Torino e la Regione Piemonte attraverso riprese cinematografiche e televisive. Mettendo a disposizione della produzione cinematografica italiana “Torino insieme a tutti gli altri Comuni del Piemonte, architetture cariche di storia, spazi urbani, parchi, paesaggi che si aprono su pianure solcate da fiumi, su colline e laghi, fino all'arco alpino”.

Nella pellicola di Ferrario Torino è sempre presente come personaggio aggiunto, scandisce i tempi e i motivi, le emozioni e i cambiamenti: dai dialoghi silenziosi di Martino e di suo nonno, sul lungo Po freddo e bianco di foschia, al mondo fantastico in cui Martino vive come custode notturno (dopo mezzanotte) del Museo del Cinema. Come in un basso rilievo dove lo sfondo, invece che stiacciato, circonda e contorna i soggetti, Torino prende vita ed anima, coinvolge e intreccia le vicissitudini degli interpreti. A volte il rimando a Torino è così esplicito e insistente da risultare ridondante e fastidioso, la cornice diviene così tanto protagonista da oscurare la trama. Queste sono forse sensazioni personali dettate dalla condizione di vivere a Torino, resta però da considerare che la città è descritta in modo tale da renderle giustizia. Da menzionare sono i vecchi filmati di “Torino ai primi del ‘900” che Martino rielabora in chiave contemporanea riprendendo ciò che vede con la sua cinepresa a manovella da collezione: le “reginette di Porta Palazzo” di gusto liberty divengono volti e sorrisi delle odierne reginette africane.

Amanda (Francesca Inaudi) lavora in un fast food dove ogni sera si reca Martino (Giorgio Pasotti, figura maldestra che cita le movenze di Buster Keaton e di Chaplin) per il solito panino dal nome inglese. Amanda è la ragazza “ufficiale” (“quindi non necessariamente l’unica”, specifica Silvio Orlando) dell’Angelo (Fabio Troiano), piccolo capo di un gruppetto malavitoso ma simpatico del quartiere “Falchera”. L’atmosfera che si respira è quella di Torino a dicembre, con le luci d’artista presenti in molte scene (illuminazioni ed installazioni di creazione artistica del periodo invernale). I numeri sequenziali di Fibonacci, installazione artistica di Mario Merz sulla Mole Antonelliana, consentono a Martino di pensare che la vita, in fondo, abbia qualche senso logico. La Mole Antonelliana con la magia del Museo del Cinema al suo interno è la casa e il lavoro di Martino. Un’isola di incantesimo fatta di sogni e irrealtà incastonata nel cuore di una Torino reale e riflessiva, ma quanto mai diversa dalla visione industriale di città arida di sentimenti. Amanda, dopo la lite all’olio bollente col principale del fast food, fugge dalla polizia e si rifugia nella Mole imbattendosi nel mondo più privato e intimo di Martino: diviene l’unica persona reale ad entrare in contatto coi suoi sentimenti più profondi. La danza delle influenze e della scoperta reciproca ha inizio. D’ora in poi Amanda è divisa fra Martino e il suo mondo fantastico e l’Angelo, il ladro di macchine. Un’incertezza d’amore che è anche insicurezza di vita, altra tematica cara al cinema di un tempo, come il citato “Jules et Jim” di Truffaut sull’inconsistenza della coppia. Sarà solamente il destino a scegliere o a porre la scelta definitiva per Amanda.

La conclusione del film si riallaccia all’inizio, così da dare il senso compiuto di una storia, di un’emozione, di uno scorcio di vita sognata e reale. Mentre Martino abbandona la Mole per una scelta, portandosi dietro con sé lo scrigno cinematografico dove realtà e finzione perdono le sembianze e si confondono creando magia.

Scheda

Titolo originale: Dopo Mezzanotte

Nazione: Italia

Anno: 2004

Durata: 90'

Genere: romantico, drammatico… dolce amaro

Regia: Davide Ferrario

Interpreti: Giorgio Pasotti, Francesca Inaudi, Fabio Troiano, Francesca Piccozza

Data di uscita: 23 Aprile 2004

 

 
 

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