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"Lavorare con Lentezza" di Guido Chiesa
Autopsie di film
Scritto da cla   

“Lavorare con lentezza – senza fare alcuno sforzo – ritmo pausa pausa ritmo – pausa pausa pausa pausa – lavorare con lentezza – senza fare alcuno sforzo – il lavoro ti fa male e ti manda all’ospedale – lavorare con lentezza – senza fare alcuno sforzo – pausa pausa pausa pausa – la salute non ha prezzo.” Cantava così Enzo del Re, ogni mattina a cavallo delle frequenze di Radio Alice. Dal Febbraio 1976 al Marzo 1977, Radio Alice ha raccolto le telefonate delle persone, dei giovani, degli adulti e dei bambini. Brrzzz Vrrvzzzz... brzzz... se fossimo nella Bologna del 1976, a girare la manopola della radio fino ad arrivare alla frequenza 100,6 MHz, ci imbatteremmo in un flusso di parole, sensazioni, idee, poesia, sesso e musica. “La sera si riuniva negli studi celesti della radio una piccola folla di suonatori. E qualcuno col flauto suonava un motivetto commovente. E qualcuno leggeva Majakovskij. E squillava il telefono, e le voci seguivano alle voci.” Non una controinformazione,ma una totale libertà di comunicazione.

Guido Chiesa (regista de “Il partigiano Johnny”) aveva già raccontato la storia di Radio Alice nel documentario “Alice è in paradiso” del 2002. Il regista torinese ci regala questa volta un film dove i protagonisti principali sono due ragazzi di periferia, Sgualo (Tommaso Ramenghi) e Pelo (Marco Luisi), le cui vicende si intrecciano con la radio del movimento studentesco. Impegnati in lavori saltuari commissionati da Marangon (Valerio Binasco), un trafficante di Bologna, i due ragazzi accettano il coinvolgimento per un colpo alla Cassa di Risparmio. Cominciano a scavare un tunnel nel sottosuolo al ritmo (lento) della musica e delle parole di Radio Alice.

Sgualo e Pelo si ritrovano presto in vicende più grandi di loro, circondati da personaggi come il tenente Lippolis, interpretato da Valerio Mastandrea, che è sulle tracce di Marangon e capisce il piano del colpo alla banca, mentre Marta (Claudia Pandolfi), avvocato e amica di Radio Alice, scontra la sua smania utopica di difesa delle classi meno abbienti contro il crude realismo della spoglia periferia.

I carabinieri seguono e ascoltano Radio Alice, saggiano ogni singola parola; nel film questa indagine è simpaticamente rappresentata da un militare di leva, costretto dal tenente Lippolis all’ascolto giornaliero della frequenza 100,6.

La vita precipita rapidamente l’11 marzo 1977, durante una manifestazione nella zona universitaria. Studenti e forze dell’ordine si scontrano in piazza, dapprima con lacrimogeni e pietre, poi con proiettili ad altezza uomo e molotov. Un carabiniere uccide lo studente Francesco Lorusso, 26 anni, militante di Lotta Continua, colpito alla schiena. Il militare Massimo Tramontani ammetterà successivamente di aver fatto uso della propria arma da fuoco su ordine del capitano Pietro Pistolese: entrambi i carabinieri saranno assolti. Per due giorni Bologna è teatro di violenti scontri, sono erette barricate, intervengono i mezzi blindati e i carri armati, gravi danni ai locali pubblici.

Radio Alice, la voce del movimento, la narrazione in diretta degli scontri di piazza, è chiusa il 12 marzo 1977 dopo un’irruzione militare; l’accusa è quella di aver diretto via etere gli scontri. Nel film sono riprese le esatte parole che Valerio e Mauro Minnella pronunciano in diretta radio durante l’irruzione della polizia.

La pellicola di Guido Chiesa guarda con occhio critico l’intera vicenda, non nasconde i limiti e gli errori del movimento studentesco e di Radio Alice, non amplifica l’irruenza delle forze dell’ordine, ma analizza i fatti e ci rende partecipi della psicologia dei personaggi. Così non è mistificata una certa linea intransigente all’interno dell’emittente bolognese: una libertà di pensiero che però non si allontana da una particolare linea di condotta, come quando l’originalità ricercata ad ogni costo diviene costrizione all’idea.

Come un errore, un enorme errore, è stato scegliere la via della violenza gratuita su macchine, vetrine, posti pubblici, e rispondere alla violenza con la violenza delle molotov e delle armi. Ricordo un fatto a cui ho assistito di persona qualche anno fa, nell’ambito dell’occupazione dell’ex stabilimento EMPI in Via Saluzzo angolo Via Giacosa a Torino, un palazzo abbandonato da anni e lasciato cadere a pezzi. L’intervento della polizia per sgombrare lo stabilimento, perché “pericolante”, non si fece attendere. Ricordo la testata gratuita che un poliziotto assestò ad una ragazza ferma, indifesa, disarmata, circondata da poliziotti e apparentemente estranea all’occupazione. Il giorno dopo su un giornale (non ricordo quale) venne riportata la notizia dell’insediamento nello stabilimento e, nell’articolo, marginalmente era descritto un episodio: quello della ragazza che colpisce un poliziotto.

Nel film di Guido Chiesa si sente dire “ci dobbiamo difendere”. Non è con le armi che si deve difendere il diritto di libertà di pensiero e di parola: Radio Alice era un’arma molto più efficace e confacente a questo scopo_

 

Scheda del film

Titolo originale: Lavorare con lentezza

Nazione: Italia

Anno: 2004

Genere drammatico: comico – drammatico, riso amaro.

Durata: 111’

Regia: Guido Chiesa

Sito: www.lavorareconlentezza.com

Cast: Tommaso Ramenghi, Marco Luisi, Claudia Pandolfi, Valerio Mastandrea, Valerio Binasco, Jacopo Bonvicini, Max Mazzotta, Massimo Coppola.

Radio Alice: http://www.radioalice.org/

Afterhours: compaiono nel film per qualche minuto, durante un concerto a sostegno di Radio Alice, interpretando gli “Area” di Demetrio Stratos eseguendo “Gioia e Rivoluzione”. Il 3 settembre (il giorno prima della proiezione del film nella città laguna) è uscito il singolo "Gioia e Rivoluzione" degli Afterhours (Mescal). Nel disco sono presenti tre cover: "Gioia e Rivoluzione" (Area 1975, inclusa in due versioni: la video version e la film version), "La Canzone di Marinella" (Fabrizio de Andrè 1964 ) e La Canzone Popolare (Ivano Fossati 1992). Il videoclip degli Afterhours è diretto dallo stesso Guido Chiesa.

 

 

 
 

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