Il 19 Agosto è uscito, nei cinema giapponesi, "Superman Returns". Oggi, due giorni dopo, mi sono recato al cinema per vederlo, non senza curiosità. Dopo aver visto molte volte i vecchi tre film con protagonista il povero Chris Reeve una certa curiosità non poteva mancare per questa nuova versione dell'eroe in calzamaglia blu.
I trailer di "Superman Returns" lasciavano presagire ciò che poi è stato: un uso intensivo di effetti speciali (e per una storia tratta da un fumetto è più che lecito) unito alla solita trama dove spicca il dualismo Superman-Lex Luthor. Il film, difatti, pare più un remake dei vecchi, con effetti moderni, che una loro continuazione. C'è sempre Lex Luthor a caccia di criptonite, intento a distruggere Superman, c'è sempre la giornalista Cloe, sempre il Daily Planet, ecc... Insomma ci sono tutti quegli ingredienti necessari a creare l'"atmosfera Superman", anche se una trama un po' più originale non avrebbe guastato.
Il nuovo cast ha mantenuto una certa somiglianza col vecchio (e presumo col fumetto, che non ho mai letto), ma quest'ultimo è senza dubbio superiore come capacità drammaturgiche: non me ne voglia Kevin Spacey, ma Gene Hackman nella parte di Lex Luthor gli è evidentemente superiore. Inoltre il nuovo Superman (Brandon Routh) non ha la stessa bravura e disinvoltura di Reeve nelle parti dell'imbranato Clark Kent, risultando infatti più rigido e meno naturale e non riuscendo a marcare più di tanto la differenza fra Superman e il suo travestimento Clark. Se consideriamo che per recitare la parte di Superman sono necessarie principalmente due espressioni, quella un po' ebete e spersa di Clark e quella profonda e penetrante di Superman, il novello eroe Brandon Routh non ne esce molto bene.
Alessandro Baricco nella sua rilettura dell'"Iliade" intraprende un discorso interessante su quel modo di fare letteratura con protagonisti principali che sono la luce della storia stessa e che danno la propria luce ai personaggi che gravitano intorno a lui. Baricco prende appunto l'esempio dell'"Iliade" come prima testimonianza di questo modo letterario, individuando in Achille il personaggio chiave, sempre presente nella storia anche quando è nella sua tenda, lontano dai campi di battaglia ma non dalla narrazione della vicenda. È Achille che dà importanza a Patroclo e alla sua morte, sono le armi di Achille quelle indossate da Ettore nello scontro finale, è la mancanza di Achille in battaglia a relegare gli achei alla difesa dopo anni di attacchi ed è sempre lui che conclude l'"Iliade" con Priamo ai suoi piedi a mostrare la disfatta troiana. Baricco porta altri esempi di personaggi-luce, come Dongiovanni, Amleto, Dracula… ma ciò che contraddistingue questi protagonisti (il concetto è sempre di Baricco) è che se guardiamo verso di loro, quindi verso il centro della storia stessa, scopriamo che sono personaggi ambigui e contraddittori, che non riusciamo a capire totalmente.
Achille è un ragazzo, ma un guerriero straordinario temuto da tutti, invincibile, eppure spesso è descritto come infantile. Amleto potrebbe essere geniale come folle, intelligente come stupido. Di Dracula non sappiamo neanche se la sua natura sia umana o meno. Così Superman. Appartiene a un altro pianeta, eppure è legato alla Terra e i suoi poteri si manifestano solo sulla Terra: sarebbe un essere normale sul suo mondo lontano e oramai distrutto.
Superman è la luce di tutti gli altri personaggi, che non esisterebbero di luce propria, come Lex Luthor, Cloe o anche il Daily News, monopolizzato da notizie su Superman e posto di lavoro di Clark.
Superman è anch'egli un personaggio ambiguo se guardiamo direttamente verso di lui: è appunto un alieno, si traveste da umano per nascondersi, non si traveste da supereroe come altri suoi colleghi (Spiderman o Batman), lui è un supereroe.
Tornando a parlare del film quello che mi ha maggiormente colpito è stata una particolare differenza fra i vecchi tre film e l'odierna versione. Una differenza che non riguarda la vicenda in sé; difatti è interessante collocare storicamente i vari film per vedere chiaramente come l'atmosfera del periodo storico in cui sono stati fatti si sia impressa in loro, al di là delle naturali diversità oggettive degli attori, dei registi o delle potenzialità tecniche.
"Superman Returns" è caratterizzato da un'atmosfera molto "dark", scene quasi sempre notturne, mentre quelle diurne hanno tonnellate di nuvole grigie a coprire il sole. I nemici, i cattivi, sono questa volta molto più cattivi e crudeli che in passato, molto più armati e decisi. Lo stesso Kevin Spacey, alias Lex Luthor, non prevede quell'ironia, quella geniale e folle mente criminale di Gene Hackman del primo Lex; ora é un criminale come un altro, con molta meno personalità. I suoi aiutanti sono ora dei bodyguard senza cervello, mentre in passato c'era un simpatico ometto grassoccio ed ebete. Ora Lex Luthor non vuole solo denaro, fama e potere, ma vuole distruggere il mondo intero per crearne uno nuovo... e Superman, in passato attivo solo negli USA, è ora impegnato anche in altri paesi, degnando della sua presenza persino l'Europa. Personalmente vedo in queste novità la differenza storica dell'America di oggi rispetto a quella di 30 anni fa. Nei Superman di trent’anni fa c'era indubbiamente più ironia, un'atmosfera più leggera, un Superman meno onnipotente (ora gravita nello spazio riuscendo a sentire le voci di tutto il mondo). Trent'anni fa c'era sì la Guerra Fredda, ma in un certo senso l'America di allora si sentiva più sicura. Poteva dedicarsi a Superman in modo più ironico, da fumetto, e ne aveva certo psicologicamente meno bisogno. Trent'anni fa Superman era un affare americano che si occupava degli americani, oggi deve per forza rapportarsi anche con altri paesi. "Superman Returns" lascia intravedere un'America impaurita e insicura, dall'atmosfera cupa, bisognosa dell'uso della forza per mascherare le proprie incertezze. Questo è visibile in molte pellicole americane di questi anni, ma in questo caso colpisce maggiormente avendo i vecchi Superman come esempio di un'America oramai passata, sepolta forse sotto quintali di criptnonite_
Scheda
Superman Returns (2006)
Regista: Bryan Singer.
Con Brandon Routh, Kate Bosworth, James Marsden, Frank Langella, Eva Marie Saint, Parker Posey, Sam Huntington, Kal Penn, Kevin Spacey, Marlon Brando.
Genere Avventura, colore, 154 minuti. Produzione USA, Australia 2006.