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Il cinema da Avatar in poi
Autopsie di film
Scritto da Miloz   

Per la prima volta nella storia (mia) sono andato a vedere un film la sera dell'uscita. L'ultimo di James Cameron, Avatar (da non confondere con "Ajvar"), Molto, molto bello. Storia lineare e semplice, messaggio ecologista con un pizzico di "e mo basta!", trama del genere "invasori contro nativi", ma dove l'invasore è l'uomo e i nativi sono gli alieni, con i quali il protagonista e lo spettatore si identifica (da cui Avatar). E poi le bellissime scenografie digitali di un mondo fantastico, ma fotorealistico, rese ancora più godibili dall'elemento 3D funzionale alla storia. Bravo Cameron!

E' da rilevare, però, che con il 3D siamo appena all'inizio. Non per la tecnologia, ma per il linguaggio filmico. Alcune azioni che si fanno con la cinepresa ora diventano proibite, sconsigliate o aprono nuove opportunità.

Per esempio la messa a fuoco, o il cambio di focale, con il 3D diventano molto fastidiose per l'occhio. Lo imbrigliano, non gli permettono di esplorare la scena 3D liberamente. Molto meglio puntare sulla profondità di campo.

La sfocatura in primo piano, più è lenta più fa venire il mal di testa.

La sfocatura lontana per l'occhio umano non ha senso, ovvero significa

miopia: un difetto da correggere. Vanno invece bene i movimenti sfocati vicini veloci (effetto "pugno in faccia"), perché l'occhio di solito non ha tempo per mettere a fuoco.

La zoomata ora cambia di significato: non più concentrazione su un elemento, ma unicamente movimento da o verso l'elemento.

Il movimento dell'inquadratura 3D ora ha una forte connotazione di "soggettiva". L'eccezione sono i movimenti lenti o le panoramiche.

I sottotitoli in un inquadratura 3D ora occupano una posizione "dentro" la scena, non sono più semplicemente in sovrimpressione.

Dal punto di vista cinematografico, quindi, la versione 2D e 3D dello stesso film sono due narrazioni diverse. Due film distinti.

Concludendo, con il 3D, il film perde definitivamente la propria radice "fotografica" e ne assume una "visiva". Il linguaggio cinematografico non è più basato sull'obiettivo della macchina, ma sull'occhio dello spettatore modello (avatar del pubblico). Non si simula più solo la messa in scena, ma anche la fruizione dell'opera.

 

Semiologi del cinema, buon divertimento!

 

 
 

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