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Gaslight di Cukor, 1944
Autopsie di film
Scritto da Zenone   

Se vuoi trascorrere due ore claustrofobiche tra ambienti gotici londinesi temendo di li a poco di incontrare Dr. Jekyll and Mr. Hyde, siete sulla strada giusta. Non fosse per il lieto fine si resterebbe intrappolati auspicabilmente nelle proprie viscere, ma siamo negli States, mica davvero a Londra. La storia di per sé è semplice: La protagonista è l’erede di una famosa cantante lirica uccisa per i suoi gioielli, peraltro mai trovati dal ladro. Sposa un pianista che si scopre essere un’altra persona, ovvero l’assassino della zia. Matrimonio generato dalla bramosia dell’uomo per i diamanti di quest’ultima. L’uomo, sadico e freddo, cerca di far impazzire lei per liberarsene e continuare a cercare avidamente i gioielli. Sceneggiatura piena di buchi: sarebbe semplicissimo rivelare gli arcani che angosciano la talentuosissima Ingrid Bergman, come i rumori dalla soffitta e il gas che si affievolisce: in realtà la porta per la soffitta è a due passi... guardaci dentro, che diamine! Ci viene da suggerirle. Ma niente, tutto si concentra sui primi piani di lui e lei magistralmente interpretati. Brava la Bergman e bravo Boyer. Il regista si prolunga troppo, a mio parere, nella fase di preparazione alla pazzia nei confronti della Bergman, anche se la violenza psicologica è scrupolosamente impeccabile. Buona anche la scenografia, così sofisticata e precisa da far passare in secondo piano le nefandezze della trama. Personaggi inutili messi qua e la servono a spezzare la tensione ma allo stesso tempo distraggono. Una giovanissima Jessica Fletcher in veste di colf dai facili costumi; un irragionevole ispettore inspiegabilmente interessato a risolvere un fatto non ancora accaduto; una badante sorda che aiuta e non aiuta la protagonista; una vecchina curiosa e invadente che non vede l’ora di entrare nella casa del delitto. Un film che può farti star male ma mai come Martha di Fassbinder, chiaramente ispirato a Cukor ma con un finale che ti spezza le costole dopo averle martoriate a sprangate.

 

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