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Cosa è l’attimo d’immoralità?
Forse la dimostrazione della nostra debolezza verso la forza delle idee. O forse l’affermazione dell’impeto sulla debolezza di un’idea?
Quando sentiamo (lo percepiamo se stiamo attenti, è il nostro corpo che parla) che stiamo per fare qualcosa che per certe nostre idee è sbagliato, e ciononostante non ci fermiamo all’istante con lo stesso impeto dell’impeto immorale, perché questo accade? Perché non ristabiliamo, all’istante, la nostra condotta verso l’idea?
E’ già stato detto, è vero, che questa è una questione di volontà di potenza che azzera e spazza via tutto il peso di qualsiasi morale. E’ già stato detto, è vero, che l’impeto innominabile che noi abbiamo dentro è ben più forte e puro di ogni e qualsiasi idea! Che a lui dobbiamo dare la fiducia, se davvero crediamo.
Ma questo è vero anche quando a questo impeto smetti, dopo l’attimo d’immoralità, di volergli bene? Di dargli tutto te stesso nella fiducia grande come la si dà al più grande Uomo Immaginato?
Cosa sono queste guerre interne?
L’arte dell’equilibrista. Mi ha cantato il riverbero delle sirene tra i fili elettrici del computer.
L’arte dell’equilibrista che dice: non mi condanno né a te, impeto, né a te, idea, ma a qualcos’altro, che ancora non conosco!
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