Ipotetico sogno
Autori Laperquisiani
Scritto da cla   

Sono indeciso. Non so se continuare a guardare quel netto taglio nel cielo bruno o prendere quella strada laggiù. Questa strada vicina e accanto, proprio accanto a me. Appare anonima, almeno quanto tutte le strade che ho visto. La naturale predisposizione dell’uomo di diffidare sentendosi nello stesso momento attratto da ciò che non conosce mi costringe a percorrere quella via.

“Non sai e non hai mai saputo ciò che veramente di te ti appartiene”, sbotta mio padre, forse per un tentativo estremo di fermarmi. Annuisco veramente convinto delle sue parole che, nonostante il loro intento, donano una forza estranea alla mia persona o alla persona che pensavo di essere fino a quel momento.

Mi bagno le labbra con un liquore forte e tossisco per il bruciore. Sento il bruciore, com’è possibile, in sogno, sentire ancora più intensamente che nel reale?

Avanzo passo dopo passo verso cosa non so. Un piede davanti all’altro e via via sempre più stanco. Mi tornano in mente immagini discordanti di quello che fu. Fu vita o fu illusione, fu risveglio o fu sofferenza.

Musica, una musica ora mi accompagna. Suonata, penso, da quella moltitudine di insetti che mi ha ronzato intorno dal primo passo in questa strada. Diritti e raccolti, gli insetti si dispongono in triangolo e all’apice si trova il capo: il suonatore dello strumento più alto. Non riesco a distinguere il numero, il sesso e neanche la specie di ognuno. “Siamo insetti, non ti basta?”: annuisco senza chiedermi più di tanto.

Decido di fermarmi. Un prato verde mi s’è aperto davanti e non chiede altro che essere guardato e capito, ciuffo per ciuffo. Gli insetti, ora liberi, si sparpagliano felici sul giaciglio verde. Non avevo capito quanti realmente fossero. Come rondini in fuga salutano l’estate e annunciano qualcosa di più triste.

Mi addormento, ma non ricordo di aver sognato. Sarebbe stato piuttosto interessante vivere un sogno in un sogno e poi così per sempre, fino a perdersi nelle stranezze vissute ipoteticamente. Eventualmente.

“È il momento di rimettermi in cammino?” domando ad alta voce e una voce ridendo mi risponde. Non comprendo le parole, ma ciò mi dà fiducia. Le gambe da sole si alzano lasciandomi ancora per terra a contestare: “Passate almeno a salutare!”

 
 

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