Sweet home Chicago
Autori Laperquisiani
Scritto da Chinasky   

Perfetto nel suo vestito scuro, il capitan Tempesta ostentava i suoi pensieri claudicanti sull'immortalità. «È nella memoria collettiva che risiede l'esistenza umana - diceva fumandosi un sigarone - Ed è in essa che si perpetua all'infinito in un vortice che trova il proprio compiacimento nel movimento inerziale verso il centro della conoscenza. Mentre compie le circonferenze più ampie il ricordo è forte e rigorosamente autentico e man-mano che la spirale si chiude rallenta, affievolisce e perde della definitezza iniziale. Etimologicamente parlando, e ci tengo a far notare che in origine 'de-finito' significava chiuso all' interno di confini, è in quest'ultima fase che l'immortalità di cui sopra trova il totale compimento». «È vero capitano - esclamò entusiasta Nick la Cutrettola - infatti la lentezza che contraddistingue gli ultimi movimenti è accomunabile al moto degli esseri superiori. Come diceva Seba lo Sfregiato: "il demiurgo non ha una Ferrari!"». Al capitan Tempesta non piaceva essere interrotto, anche se gli si veniva data ragione. Questa volta però riconobbe nelle parole di Nick la Cutrettola qualcosa di più delle solite facezie da discepolo. Ma l'atmosfera di complicità fra il grande maestro ed il giovane apprendista fu interrotta dalla brusca entrata nella stanza di una strana figura, tozza e pingue, con il panama calato sugli occhi. Si trattava del temibile Franck la Lince, conosciuto come il più meschino tra i meschini della mala di Chicago. «Mi è capitato di sentire i vostri discorsi - proruppe Franck - e non posso che compatirvi, pensando a quanto sia triste e monotona la vita di chi passa la giornata a complimentarsi con se stesso rifiutando lo scambio di opinioni». «Di grazia, quale sarebbe la vostra contestazione?» domandò il Capitano.

«Presto detto! Come voi dite, l'immagine che si forma nelle circonferenze più strette del vortice sono sfocate, prive dell'iniziale nitidezza. Si può a questo punto affermare che questa sia aderente alla realtà? Io non penso... Credo piuttosto che la trasfigurazione della stessa la porti a diventare qualcos'altro che è tutto fuorché la verità. L'immortalità è dunque impossibile in un mondo incapace di perpetuare se stesso sempre nello stesso modo. Anche le più moderne tecnologie non sono in grado di risolvere il problema. Un dagherrotipo, per esempio, non riproduce le persone per tutto ciò che sono; ed anche la qualità del supporto destina ciò che vi è impresso a smarrirsi tra le onde del tempo. Va da sé che ogni cosa che viene tramandata nel tempo, e che quindi ha la pretesa di assurgere alla carica di 'immortale' e 'infinito', altro non è che menzogna. Una menzogna bella e buona!». Calò il silenzio nello stanzone. Almeno finché l'illuminazione non si tramutò nella parole della Cutrettola: «E allora Dio? La natura? Anche questi sono irreali, anzi, delle menzogne?». «Certo! - la Lince non si scompose - Dio è una menzogna, almeno nella sua forma più vicina all'uomo. Ogni volta che lo pensiamo, che ne parliamo, aggiungiamo un altro tassello alla sua perversione, alla sua riduzione ad oggetto falso, irreale e menzognero. La natura, invece, dal canto suo, è per definizione in continuo divenire e questo fa sì che sia l'unico ente davvero superiore. Perché indefinibile, incorruttibile, infinito ed immortale». Gli astanti si sollevarono: «Ma la natura è creazione del demiurgo! Come può esserle superiore? E l'uomo fa parte della natura e questo fa sì che abbia le sue stesse caratteristiche! Stai bestemmiando!». «Eh no! Cari pivellini... Immortale è "l'uomo" e non "un uomo" come voi erroneamente credete. Infine il demiurgo s'è corrotto nel momento esatto in cui ha fermato la propria emanazione, quando ha smesso di creare preferendo stare a pensare a se stesso pensante. Il climax rende immortali, mica il non-morire. Il buona sostanza, se il movimento permette di sconfiggere lo spazio-tempo, l'immobile è sinonimo di effimero». L'ultima affermazione della Lince provocò una e una sola reazione da parte di capitan Tempesta. Abbassò lo sguardo, estrasse il revolver, lo direzionò contro il suo nemico di sempre e gli sparò dritto nella testa. Nient'altro che l'ennesimo omicidio nei bassifondi chicaghesi.

 

 
 

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