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Oggi nel parco vicino a casa sono andato nuovamente a trovare Strauss. Al parco
arrivo in bici e poi proseguo a piedi. Tra fiori e alberi bellissimi osservo, di
tanto in tanto, scorci d'acqua, laghetti, cosplay intenti al trucco e cosplay
intenti a cosplayare. Cosplay come il gruppo di donne ninjia che si riunisce vicino
al giardino giapponese. Queste ragazze non fanno niente di particolare, a parte
riunirsi vestite da ninjia, con colori differenti, salire sugli alberi e
fotografarsi.
Ma anche oggi, dicevo, sono andato a trovare Strauss; ovviamente nell'area dedicata
all'Austria. Questo parco è stato costruito nel 1990 in occasione di un expo
floreale internazionale. Ci sono aree dedicate a vari paesi, Italia compresa. L'area
italiana però è tra le meno evocative. L'area austriaca invece ti porta indietro nel
tempo, ai primi del '900, al fervore malinconico della Secessione Viennese. Ti
accoglie un giardinetto ovale, decadente e mal messo, che ti accompagna alla
fontana di Strauss. Una fontana ormai spenta da tempo, puzzolente di acqua stagna e
sporca da sembrare credibile, come una vera fontana dei primi del '900.
Circondato da figure biancheggianti di gusto liberty (i capelli e il panneggio delle
figure a formare diverse onde decorative) ecco apparire lui, Strauss. Di metallo, a
differenza del cemento delle altre sculture. Si sta scrostando, suona il violino -
gli manca l'asticella - e guarda lontano. Magari in direzione della sua Austria,
chissà... mi piace pensare che sia così.
Ecco, mi piace stare qui, solo, in compagnia di Johann. Non nascondo di averci anche
scambiato qualche parola, anche se solo mentalmente. Ed è stato come quando ci si
rivolge a dio. In passato, da bambino, mi è capitato spesso di rivolgermi a dio. E
ancora oggi, talvolta. Non il dio cattolico, ma neanche il dio di qualche altra
religione. Un dio, ipotetico. Come quando ci si rivolge a qualche parente che non
c'è più. Come quando mi rivolgo ai miei nonni e mentalmente ci comunico.
Ovviamente, come succede anche con Strauss, sono monologhi più che vere e proprie
conversazioni.
Ecco che quindi Johann diventa un po' il mio dio personale. Cos'altro è un dio, in
fondo, se non un personaggio ipotetico, rappresentato in forma artistica, che non
risponde mai quando gli parli?
Oggi però Stauss ha già un altro discepolo al mio arrivo. Mi scopro un po'
indispettito... Era il mio spazio privato, questo, in solitaria. Dividerlo con altri
non mi garba di certo e, soprattutto, non mi serve_
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