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L’ossessione delle somiglianze
di SynthWriter (synthwriter.wordpress.com)
“È una catena (genetica) ormai che scioglie il sangue dinte vene sai”

Tra le tante futili disquisizioni intavolate da familiari e amici di due neogenitori, ci sono senza dubbio quelle relative alle somiglianze. Prima di addentrarci nella comprensione del fenomeno 'la creatura assomiglia sempre a qualcuno’, preferisco mimetizzare l'identità di chi verrà chiamato in causa per preservare l'incolumità di chi scrive. Inoltre, tanto per condire il racconto con un po' di simpatia pseudopartenopea, ‘meridionalizzeró’ nomi e cognomi.
Da questo momento in poi, per esempio, mia figlia Stella Luisa Pegolo si chiamerà Carmelina Assunta Carpione e i suoi genitori Ciro Carpione e Consolata Pesce in Carpione.
Bene, ora che siamo mimetizzati come tre marines su un peschereccio di Castellammare, possiamo tornare alle somiglianze, un argomento molto disquisito (ma di squisito ha ben poco) quando nasce un erede.
Va notato innanzitutto che, a strenua difesa dell'albero genealogico, si schierano due guardie forestali armate fino ai denti, le nonne: Giuseppa Pesce e Concetta Carpione. Il loro compito consiste nel monitoraggio costante delle somiglianze tra Carmelina e almeno le due generazioni precedenti. Giuseppa e Concetta, in questa ricerca, sembrano essersi specializzate in due rami diversi, mentre la prima si occupa di cogliere le similitudini fisiologiche, la seconda indaga su quelle comportamentali. In questo modo, il noviziato alla vita di Carmelina non ha scampo. Carmelina Assunta non è più il germe del futuro, il nuovo che avanza a carponi, ma un'accozzaglia di passati e presenti che si intersecano alla perfezione in quel fotomontaggio (meta)fisico previsto dal ‘photoshoppato’ disegno divino.
Mia figlia Carmelina Assunta, essere umano nuovo di pacca, sarebbe dunque un mero past© di nonno Calogero (stessa fossetta ‘porta oggetti’ sulla fronte), nonna Maria Genoveffa (stesso sguardo femme fatale al vin brulé), zia Assuntina (stesse narici patatose, stesse sopracciglia ‘scacciapensieri’), zio Nicola (stesso sorriso sbarazzino marchiato kukident), bisnonna Carmelina (omonima e pure con lo stesso verdazzurro oculare), mamma Consolata (stesse guanciotte alla Arnold, da bucare con uno spillo). Mentre ogni gesto di Carmelina sarebbe una banale riproduzione di quelli già manifestati nei primi mesi di vita da papà Ciro (identiche espressioni preparatorie alla scoreggia bitonale) e dai suoi due fratelli Tano (Carmelina inghiotte le dita della mano come lui e come lui per fortuna le risputa) e Pipino (stesso orecchio wagneriano, stessi urletti alla Jeff Buckley). Per nonna Giuseppa poi tutti e tre i figli somigliano caratterialmente al marito Antimo II, quindi per sillogismo Carmelina deve somigliare per forza anche a lui.
Oltre alle nonne, che non si inseriscono mai in prima persona nel ventaglio dei paragoni per evitare il conflitto di interesse (Gennaro Lo Prete che è al governo prenda esempio), c’è tutta la schiera infinita degli zii. Gli zii danno sempre ragione alle nonne e sono estremamente collaborativi soprattutto quando si tratta di supportare la ricerca con testimonianze multimediali. Ed ecco che spuntano dagli occulti archivi iconografici di ‘famigghia’ autoritratti ottocenteschi, fotografie ingiallite, pellicole graffiate ma ancora funzionanti… È il vintage che avanza (ma non doveva avanzare il nuovo a carponi?).
Dicevo, gli zii sono tutti collaborativi, tranne uno. Ogni famiglia ha uno zio Giuseppe Maria che deve stravolgere ogni teoria e tentare il colpo a effetto, paragonando il nuovo nato alla pecora nera di famiglia. E così, Carmelina Assunta poco prima di scoppiare a piangere avrebbe lo stesso sguardo assassino del cugino di quarto grado Antonio detto ‘Tazzulilla’ che circa mezzo secolo fa venne messo al ‘gabbio’ due giorni per aver rubato un pacco di caffè allo spaccio alimentare.
Oltre ai parenti, ci sono gli amici. Gli amici sono speciali, sono unici, ma sono anche troppo dicotomici. Per loro la ricerca di somiglianze si limita alle due figure principali: mamma e papà. Paradossalmente è proprio per colpa loro che avvengono le prime bisticciate postparto anche perché gli amici tendono a esprimere giudizi molto netti (una specie di quarto stato che fa il terzo grado animato dal motto ‘tolleranza zero alla diplomazia!’). La classifica provvisoria di casa Carpione vede in vantaggio Ciro su Consolata per 82 somiglianze a 11, una vittoria schiacciante che genera non poche difficoltà al vincitore, che può esultare sì ma solo sottobanco. Per salvaguardare un minimo di tranquillità domestica, Ciro deve infatti aggiustare il muro del pianto con quotidiane stuccate ‘paraculari’: “Speriamo che Carmelina diventi bella come la mamma“, “Sai, più la guardo in certe espressioni più mi vieni in mente tu“, “Dicono che è uguale a me solo perché sono grosso e pelato“. Un lavoro duro, meticoloso e autodenigrante che solo parzialmente consola Consolata (alla faccia del nome!).
Infine, ci sono gli sconosciuti, anche loro giustamente o meno esigono voce in capitolo. Si fanno sempre riconoscere questi sconosciuti… Ti fermano per strada, al supermercato, al casello autostradale, per dirti “la bimba mi ricorda molto il mio nipotino”. Quando esordiscono così sai benissimo che quello è solo l’inizio della lunga storia che ti stanno per raccontare. All’ennesimo aneddoto capisci che non esistono antidoti e inizi a farci il callo. Anzi, cominci a constatare che queste storie sconosciute su bambini sconosciuti, talvolta noiose, talvolta più frizzanti, alla fine somigliano tutte alla tua. |