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9-10-11 pensieri cardinali
Autori Laperquisiani
Scritto da beru   

9.

 

Lasciarsi andare rispetto a ogni punto di gravità, oltre le sensazioni, essere centrati nel vuoto-pieno interiore. Questo dice lo Zen. Il mostro dello Zen è la sofferenza. E' questo mostro, o ciò che riteniamo tale, che fa percepire il mondo come un'entità estranea? Finchè la sofferenza fa questo, e rende il mondo estraneo a noi stessi, noi non potremo mai essere in intimità con il vuoto-pieno interiore. Il massimo che potremo fare sarà brancolare alla ricerca di distrazioni,di tecniche di “liberazione”(falsa parola, quest'ultima).

Sono state dette, come grandi verità storiche, due cose: che bisogna ACCETTARE l'esistenza e al tempo stesso LOTTARE e cambiare l'esistenza. La vita è conservazione e cambiamento, molteplicità e purezza insieme.

 

 

 

10.

 

La gioia momentanea di essere stati causa di un qualcosa di lodevole, di grande, di aver contribuito a un dono verso il puro esistere e verso il mondo è, per quanto elevato come gesto dello spirito, ancora un'illusione: l'illusione di essere individui.

E per quanto possa apparire assurdo dover rinunciare all'idea che esista davvero un'essenza propria dell'individuo, mi appare sano che sia così. E' nella connessione, nel superamento, nello scioglimento dei limiti che mi definiscono in separazione dal “resto”, che “io” (semplice vettore!) elevo non “me stesso” (semplice illusione) ma il mondo intero, inconcepibile assurdità della parola.

 

 

11.

 

L'inconsistenza oggettiva della materia, il tarlo che Berkeley ha donato all'uomo, è ancora vivo, nonché comunicativo. E questo lo è sia per semplice connessione dell'uomo concreto pensante (supposto per convenzione che sia tale come si dice) con l'assurdità, l'inconcepibilità di un universo DAVVERO materiale, sia per semplice connessione dell'uomo concreto pensante con se stesso, ovvero per il permanere cronico del dubbio in quanto tale, sia per semplice connessione della materia con se stessa, che fornisce il risultato teorico di: impossibile.

Pertanto, qualora non bastasse la fragilità già implicita in ogni e qualsiasi concezione, resta da scontare, e credo resterà ancora a lungo, la forza sovrumana della mancanza di concezione, ovvero della presenza, accettata o meno, di una non-concezione cronica delle cose.

 

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