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Bariccole
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Bariccole
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Scritto da Lucio Garofalo
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Alla fine degli anni ‘70, in Gran Bretagna e negli Usa la bufera del punk settantasettesco era ormai passata come una meteora. Dalla tempesta emersero soprattutto due gruppi, i Clash e gli Stranglers, che operarono una svolta decisiva sotto il profilo musicale e poetico, significativa anche sul piano dell’impegno politico. Il punk si evolveva in quella temperie artistica che sprigionava le sonorità della musica dark e post-punk, dell'elettronica e della new wave. Gli artisti di riferimento divennero i Bauhaus, i Gang of Four, i Joy Division, i Killing Joke, i Police, i Ruts, i Simple Minds, i Tuxedomoon, ma anche personaggi eclettici come David Bowie e la cantautrice statunitense Patti Smith.
In quegli anni Firenze stava per diventare una delle capitali europee del clima culturale ed artistico legato alla New Wave. D’altro canto, quella non fu la prima volta in cui il capoluogo toscano ebbe modo di rappresentare un crocevia dell’arte e della cultura, in Italia e in Europa. Già in altri momenti storici Firenze era stata al centro di formidabili esperienze di risveglio e di trasformazione artistica e culturale in Italia e nel mondo. Si pensi al periodo assolutamente unico e irripetibile in cui Firenze fu la culla della civiltà umanistica e rinascimentale europea, tra la seconda metà del Quattrocento e la prima metà del Cinquecento. Si perdoni il paragone che potrà apparire azzardato e irriverente.
Nei primi anni ’80 la scena musicale europea fu attraversata dalle avanguardie dark, post-punk e new wave. In quegli anni Firenze pullulava di locali alternativi (new wave o post-punk) e stavano emergendo band che segneranno il corso successivo del rock in Italia. Basta citare il caso dei Diaframma e dei Litfiba, senza dimenticare i Neon, i Pankow ed altre band fiorentine che hanno calcato la scena underground di quegli anni. I Diaframma e i Litfiba furono gli alfieri e i precursori di una corrente musicale alternativa e innovativa che fu assorbita e sfruttata dall’industria discografica e culturale. Le due band fiorentine anticiparono i fermenti di un profondo rinnovamento musicale, influenzando anche la sfera del costume, tanto che a Firenze e dintorni la new wave si impose come una tendenza culturale e sociale di massa, assumendo i contorni di una moda commerciale che procurò un’immensa fortuna all’industria tessile di Prato.
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Bariccole
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Scritto da mdgdpx
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E’ la quarta volta che vedo Capossela e non è mai lo stesso Vinicio.
Tutte le volte riesce a stupirmi con le sue mirabolanti invenzioni.
Stavolta ha superato se stesso: è pazzo e non ci sono più dubbi ormai.
A fronte di un ultimo disco che dopo un attimo di incertezza mi viene da definire minore rispetto allo zibaldone precedente, l’artista ci ha messo su uno spettacolo che ha dell’incredibile.
Il Soloshow è diviso in due parti. La prima inizia con “il gigante e il nano” o almeno credo perché come sempre quando ho un accredito riesco ad arrivare in ritardo, a spettacolo iniziato.
Ma incurante di transenne o divieti vari vado deciso alla meta e mi piazzo di fianco alle casse, davanti ancora alle prime file… sono maleducato lo so, ma stavolta non me ne importava un bel nulla. A dire il vero scoprirò solo dopo che c’erano delle transenne che servivano a dividere il pubblico seduto da quello in piedi e io avrei dovuto starci dietro, ma tant’è, stavolta è andata cosi. E forse, dopo tanti anni di concerti, avrei dovuto capire da solo il significato di quella fila di transenne … Prima parte dello show, si diceva.
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Scritto da AlbertOzio
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cari porcellini laperquisiani, cari laporquellini?
AlbertOZIO ha assistito alla "performance" imbastita venerdi 30 novembre
2007 presso il circolo Arcivizioso o qualcosa del genere.
Si provi a ricordare un tale, vecchiotto e cicciotto e pelato, che continua a mangiare, e bere (purtroppo non si può fumare), durante lo spettacolare spettacolo facendo capolino di quando in quando, per affollamento, dalla colonna centrale che impedisce la vista dell'opera all'opera: quello ero io.
Ma il lavoro di mandibole e la scarsa visibilità non hanno impedito l'attenzione, anzi!
ricordo una piece da inghiottire tutta insieme come un piatto unico: esce la sega acustica, momento vibrante, vuole un primo piano (almeno non dietro al piano!).
col pilastro in mezzo "spigolo" meglio la musica che c'è e solo a tratti riempie l'aria, mentre perlopiù accompagna: può o deve vestire meglio le pause ed i sospiri poetanti?
i turni di parole versate in microfono e risputate in diffusione con uguale timbro tra riflessione e poesia e xilofono che gronda musica da lignee mammelle a un passo dalla lignea panza della chitarra, elettrica però per produrre lamenti, sotto la luce vivida sguardi e anime...si l'opus incerta è ars, la percepisco nettamente col salame
E' installazione di oggetto luminoso (ancor più dal buio dietro pilastro) e sonoro e ritmico con ritmo poetico e musico e dentro al recinto corpi consistenti prima e cangianti in voce: manca un canto!?
clown panici davanti al loro pubblico (questa ve la spiego meglio prossimamente)
La percezione di unica espressione ha gasato la semantica poetica insieme alla sonorità: i voli mortali di Virga ricadendo in voce sull'installazione.
la pasta non male
mi occorre una foto sonora del complesso la (ri)vedo volentieri
sa(luti)qui per la |
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Scritto da Chinasky
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reduce dall'assalto di massa alle fondamenta di questa tentacolare megalopoli d'acciaio che è il mondo moderno.
l'universo è rumoroso e gli Einsturzende Neubauten ti spiegano quanto. e come farlo vacillare.
quasi tre ore di martellate sui nervi, sui coglioni e su latte ammaccate, carrelli della spesa e mostri metallici di concezione originale.
sono quei concerti che finiscono e ti senti che hai capito un po' di più di come vanno le cose, ma per davvero.
senza paragoni, perchè agli eistuerzende non puoi proprio paragonarci nessuno. non sono nè vecchi nè attuali, sono completamente altro. |
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Scritto da ilnero
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Sergio caputo ha concluso a Rivoli il suo tour 2004-2005 chiudendo da dove era partito…si presenta da solo sul palco e comincia il concerto con uno dei pezzi della sua ultima fatica,l’album “that kind of thing”, che purtroppo qui in Italia non viene ancora distribuito. Si tratta di un album insolitamente strumentale….
Dopo un paio di pezzi chiama sul palco il suo fedele chitarrista(molto bravo) e intona “ “ma che amico sei..?? “ in una versione totalmente acustica con l’apporto del pubblico ,che si dimostra ottimo conoscitore anche dei suoi brani meno famosi.
Ma e’ con “ il Garibaldi innamorato” che il concerto tocca il suo apice anche grazie all’arrivo del batterista ,del sassofonista e del contrabbassista che da quel momento in avanti completeranno il quintetto .
Caputo e’ in forma e pare divertirsi gigioneggiando sul palco , il cavo del suo microfono diventa un groviglio inestricabile e il sudore che gli imperla la fronte tradisce il bianchetto scolato in camerino.
Sergio cerca in sala un suo amico americano che gli aveva promesso la sua presenza… niente…nessuno…delusione ..ma the show must go on… si susseguono “bimba se sapessi” , “ un sabato italiano” , “l’astronave che arriva”, ”metamorfosi”, “ italiani mambo”… Caputo ci riprova chiama il suo amico..non c’e’ …. Allora …c’e’ dan??? C’e’ nerentola??, c’e’ spiti ??( battuta a cui ridono solo i commercialisti)..c’e’ mento?? ..si un po’ e’ doppio….
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Bariccole
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Scritto da Chinasky
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Era la prima volta che Giovanni Lindo Ferretti (in una qualsiasi delle sue diverse esperienze) calcava il palco dell’Hiroshima Mon Amour. Un evento che il Nostro sottolinea con una dichiarazione d’affetto tanto inaspettata quanto spropositata nella misura della parole che l’accompagnano. “Tra i più giovani c’è chi ha il mito dei CCCP (pronunciato, comme d’habitude, “scì-scì-scì-pì”, ndhs) senza averli mai visti, o della Berlino degli anni ’80. Il mio mito era l’Hiroshima e finalmente ci ho suonato”. Un’esagerazione bella e buona, ma accolta con entusiasmo isterico da tutti. A conferma del fatto che a Lui ogni cosa non è solo concessa, ma addirittura presa in considerazione come exemplum maximo di verità assoluta. Quanti dei suoi colleghi godono di tanta credibilità da potersi permettere posizioni tanto intransigenti sulla questione palestinese, sui conflitti in Kossovo o in Afghanistan e sulla guerra in generale? Azzardo “nessuno”. Soprattutto tenendo conto del fatto che l’opinione di Giovanni Lindo Ferretti non è mai presa, deglutita ed evacuata con serenità, bensì assunta e digerita come si conviene ad un intellettuale di rango. Se dunque il lato musicale della sua sterminata produzione può sollevare più di una critica (l’esperienza PGR su tutte) da quello elucubrativo non resta da fare altro che inchinarsi o, meglio ancora, stare ad ascoltare e basta. Parto da qua per sottolineare il fatto che, a ben vedere, il motore primario della produzione filosofica e dell’evoluzione del pensiero in genere è la fantasia. Più della preparazione, della dialettica o chissà quale altra arte codificata o non da Schopenhauer. Cosa sarebbe l’uomo contemporaneo senza l’intuizione geniale, soffio vitale di follia tremula? Divagazione inutile. È vero. Ma funzionale all’inquadramento storico-politico-sociologico-filosofico del personaggio in questione.
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