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Mercury Rev in forma viva
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Scritto da Chinasky   

mercury rev.intro.

il tedio noia-indotto dei pomeriggi d'aprile è in parte lenito dalle parole di claudia, teorica dell'anti-metereopatismo. vale la pena introdurre il discorso con le sue parole: "siamo tristi quando c'è la pioggia o c'è la pioggia quando siamo tristi? tantovale provare ad essere tutti felici e vedere se da lunedì torna il sole".

detto fatto, il passaparola ha fatto il suo dovere e mister luce a inizio settimana ha regolarmente ricominciato ad irrorare di raggi la comunità pedemontana.

 

..note di copertina..

visto che i mercury rev non si studiano a scuola è bene ricordare alcuni dati biografici (e con questo vanno a farsi benedire anche tutti i vari e svariati soggettoni precisini).

si formano nel 1989 in quel di buffalo grazie all'idea partorita da jonathan donahue e sean mackiowiak (detto grassopher).

il primo disco è del '91, "yerself is steam",  e il secondo del '93, "boces". in mezzo un mini ellepì, "lego my ego" con rifacimenti dell'album d'esordio.

si tratta di opere di psichedelia rumoristica moderna con annessi e connessi. atmosfere incrinate eccetera.

la svolta arriva nel '95 con "see you on the other side". il cantante david baker viene incamminato non senza polemiche e alle corde vocali si stabilisce definitivamente messer danahue. la musica diventa assai meno cazzettara e più carica da un punto di vista emotivo.

la crescita qualitativa in termini, soprattutto, di arrangiamento ha il suo definitivo compimento con "deserter's songs" ('98) e "all is dream" ('01).

in tutto, dunque, gli album sono 5 + 1 mini-lp.

cito testualmente quanto scrisse emanuele pietripaoli ai tempi di deserter's perchè inquadra bene la dimensione artistica della band: "magniloquente e sobrio, elegante e sofisticato, classico eppure moderno".

...peso specifico...

il mio impatto con i mr non fu di quelli memorabili. acquistato il disco 4 anni fa, cominciai a digerirlo con un po' di ritardo e solo dopo essermi imbattuto nel video di "goddes on a hiway" su quella che fu mitica viva zwei.

accattivato dalla tenera e autunnale ipocrisia delle immagini ivi contenute (foglie gialle e barcaroli sul fiume) ritornai sulle tracce ad essa precedenti sul disco cercandovi sprazzi di quella stessa sobria dispersione sensoriale. e ce la trovai. oh se ce la trovai! prima ero forse solo un po'

distratto dalle contumelie della vita, o forse meglio, a definitiva dimostrazione di come la musica dei mr sia molto impressionista, ero incerto sull'esatta collocazione da dargli.

il supporto visivo mi è stato dunque fondamentale.

e da allora sono state corse con gli occhi dell'immaginazione a inseguire paesaggi ipotetici e sceneggiature fantastiche.

sono altresì convinto che donahue e il suo socio 'cavalletta' facciano una forma estrema di meta-arte, che trascende anche le rigide classificazioni legate alla percezione dell'opera. è possibile mettere in musica un quadro senza fargli perdere l'intima essenza di cui trasuda? evidentemente sì...

 

....esperienza dell'irrequieto....

va da sè che nel normale fluttuare degli avvenimenti capita che quest'anno i mr decidano di posare piede sull'italico suolo per schizzare di 'visioni sonore' il popolo peninsulare.

ho preso la palla al balzo e li ho potuti apprezzare in due delle loro date:

la prima, a bologna l'11, come apertura di lorsignori afterhours e la seconda, a torino il 16, tuttisoli.

il live set è identico per entrambe le esibizioni che differiscono tra loro forse solo per impianto luminarie (più tosto nel capoluogo felsineo) e per durata (un'oretta contro l'ora e traquarti dell'hiroscimmia, location obbligata per un simile evento).

donahue fa spettacolo a sè. con gli ammiccamenti malandrini alle parti morte della scenografia: carezze sensuali all'asta del microfono, languidi baci ai capotasti della chitarra. pesca a piene mani nella simbologia glam e fa propria la gestualità di altri miti del passato identificandosi completamente con l'armonico incedere delle proprie creazioni sonore.

la voce falsettata fino all'eccelso diventa strumento evocativo al pari delle corde di grasshopper o dei tasti dei due pianolisti non meglio identificati.

sembra di sentire un'orchestra laddove un'orchestra non c'è. è questa la forza dei mr: dimostrare l'esistenza di qualcosa che nella realtà è assente.

e sebbene tutto sia fin troppo costruito attorno alla personalità debordante di jonathan, al punto di lasciarlo solo sul palco al momento del tributo del pubblico, è l'impianto generale a dare l'impressione di poter funzionare come un'ottima macchina produci-sogni.

le esecuzioni di "goddes on a hiway" e di "holes" (entrambe da "deserter's

songs") sono quelle che maggiormente restano nella memoria. aderente a quella presente sul disco la seconda, più spigolosa e meno simpatica la prima.

manca clamorosamente in scaletta il delicato gioiellino pop di "a drop in time", ma sarebbe stata effettivamente superflua in uno spettacolo che non ha l'evidente intenzione di far cantare in coro l'uditorio.

gli ultimi due dischi vengono saccheggiati in lungo e in largo (con l'unica eccezione di cui sopra), mentre dalla produzione precedente si 'salva' un solo brano. alla hit "the dark is rising" il compito di chiudere degnamente la serata, non prima però di aver apprezzato donahue cimentarsi con la sega musicale nell'unico momento senza voce del concerto.

 

.....clausura.....

unico neo da segnalare è il prezzo: 13 euro per l'esibizione torinese sono francamente troppi. sempre che si voglia eccepire anche sul baffuto ricciolone reduce da un bagnacaoda-party che si risolveva di quando in quando per saltarmi sui piedi ad oscurarmi la visuale dello spettacolo.

ma sono notazioni trascurabili nell'economia di un evento estremente positivo.

 
 

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