|
A Vinadio, intravidi tra i vapori della fronte che Enrico emanava, una figura strana, ripetuta nelle foto ma non di visibile apparenza. Strana creatura, dalle apparenze umane, che a ritmo del giocondo Ares sorrideva e salutava qua e la. Lui apparentemente più alto e grande di un uomo normale soprassedeva il palco cercando tra la folla qualche viso noto.
Ma nulla. Strane creature, diceva tra se, uomini venuti da lontano, genti di altre pianure, tutte li , radunate. Mentre Enrico, conscio del peso della sua presenza, continuava a soffiare nel suo ottone esplodendo note conosciute. Xavier non sentiva questo peso e nonostante le progressioni armoniche di Rava, incideva nella memoria, senza volerlo, un'esecuzione di virtuosismo e raffinata tecnica protagonista di tutto il concerto. Lui da sopra guardava ed ascoltava. Innervosito dalla folla imbecille che applaudiva ad esecuzione non terminata, tentava, con sguardi minacciosi, di metter a tacere ste benedette mani tonanti del volgo spettatore.
Ascoltando compiacente, talvolta ad occhi chiusi le chiacchere tra gli ottoni contornate da Fabrizio e Ares, immagini gli affiorarono alla memoria, e si volse, si contorse per dimenticarle. Pensò alla cospirazione del marzo del '21 e al suo coinvolgimento diretto al moto che che scaturì. E Rivolse lo sguardo alle 45 bocche da fuoco in casamatta, a qualche metro dai musicisti. Il castello era come doveva essere. E riaffioravano le musiche ad alto volume, come in un sogno ad occhi aperti. In quel momento immaginò truppe austriache in marcia mentre Ares tamburellava il contrabbasso con grinta e decisione, Immaginò di sterminarle col rullio di Fabrizio che spazzolava il charleston e picchiava sulla grancassa. La schiettezza del quartetto parea che gli facesse venire in mente di tutto e il dialogo tra gli strumenti erano attività legate al suo passato, come spesso accade ascoltando questo tipo di musica. Xavier imponendosi per capacità artistica sinuosamente si piegava seguendo la scala cromatica che eseguiva. Enrico nella sua saggia e ponderata scelta di note gli faceva da papà. Lui era già perso in altri pensieri, pensava a Ginevra dove aveva ricevuto la prima istruzione, ricordò Parigi con le studentesse aristocratiche e i libertini tanto amati. Ricordò poi Mazzini e la Giovine Italia, e se ne rammaricò. Ma ora era li, ed ascoltare era un espiazione voluttuosa e piacevole. Verso le ultime note sciroppate da applausi fuori luogo, intristito sul volto, Carlo se ne andò lasciando dietro di se amarezza e storia. Ora credo sia tornato ad Oporto dove ne morì nel luglio del quarantanove. Ma non appena sentite una musica vera, una musica che racconta, guardate tra i fumi o tra i proiettori in scena. Cercate di immaginare il Re che si diverte schioccando le dita del Sonoro Jazz.
Gli interpreti:
Enrico Rava (tromba)
Xavier Girotto (sax)
AresTavolazzi (contrabbasso)
Fabrizio Sferra (batteria)
Presenze:
Zenone
Chinasky
Elsa
Carlo Alberto di Savoia
|