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L'Azienda Totale, Renato Curcio, il carbonaro.
Cartastraccia
Scritto da beru   

Ascoltare (o leggere) Curcio è, in una qualche misura, cogliere in chiave d'analisi aziendale, gli sviluppi sullo studio di ciò che viene chiamata la costruzione della realtà sociale, così come è presentata nei lavori, molto accademici, del filosofo Searle, e dei sociologi Berger e Luckmann (e non solo, ovviamente). La differenza sta nel fatto che quest'ultimi si sono fermati prima. Sono cioè rimasti in un piano squisitamente teorico, senza toccare, non dico la prassi, ma nemmeno la teoria rivoluzionaria (a differenza di quanto fecero invece altri teorici). Eppure, a ben vedere, resta da capire a cosa serva la critica senza la possibilità di rivoluzionare in qualche modo l'esistente. Il punto di partenza di fondo e comune sia all'analisi accademica dei sopracitati, sia all'analisi potenzialmente rivoluzionaria di Curcio, è la natura stessa della realtà sociale, intesa principalmente come funzione. Ora, se nel presentare questa questione il trio di accademici muove dalla divisione tra la realtà naturale (che non è opera umana e non può essere resa diversa dal nostro operato) e la realtà sociale (che al contrario è una funzione umana e potrebbe perciò essere resa diversa), Curcio raccoglie semplicemente le conseguenze e va ad analizzare cosa "le organizzazioni" producono nell'essere umano, per poi scendere in quella prigione organizzativa che, nel complesso, nella media delle sue manifestazioni, è l'Azienda.

L'Azienda è, per Curcio, innanzitutto un processo di omologazione portato a perpetuarsi con la quotidiana perpetuazione della cultura aziendale, che punta (che è obbligata a puntare) a creare degli "adepti", nel pensiero e nell'azione. Questo processo non ammette "messe in discussione": gli obiettivi aziendali sono decisi "dall'alto" ed è assolutamente impossibile metterli in discussione rimanendo al tempo stesso all'interno della struttura. Dobbiamo qui veramente capire cosa s'intende per la messa in discussione. Essa non è la semplice opportunità d'esprimersi, di consigliare revisioni o diversità d'approccio (questo è possibile ed è anche possibile avere l'illusione di essere "liberi" nel farlo). La vera e propria messa in discussione è la capacitò di uno o più individui di contribuire a decidere e programmare le funzioni e le modalità delle relazioni sociali, attraverso la scelta degli obiettivi primari. Di parlare cioè in un certo senso "dal di fuori" come se si fosse "dentro", in buona sostanza di essere "individui". Questa messa in discussione è, come dice Curcio, di fatto impossibile, se non si è "dentro", se non si è, ovvero, elementi scelti dall'alto. Come vediamo conta ciò che chiamiamo organizzazione, e questa è, (ritornando all'inizio) una funzione sociale, non un dato di fatto naturale. Il meccanismo omologante del "dentro o fuori" non lascia alternative. Questa struttura autocratica è oggi (mediamente) l'Azienda come mentalità, come relazionalità programmatica tra gli individui.

Curcio cita, nel corso dei suoi lavori analitici una molteplicità di esempi che consiglio di leggere nel suo libro "L'azienda totale" edito da Sensibili alla foglie (la cooperativa che ha contribuito a formare) e che si concentra nell'analisi delle aziende della grande distribuzione, utilizzando un metodo quasi a-teorico, basato sulla narrazione del vissuto quotidiano dei lavoratori: un'analisi emotiva della quotidianità nei posti di lavoro.

Dalla analisi di Curcio, nonché dagli esempi e dalle testimonianze che sono state da lui presentate, emerge una personalità (la sua) molto attenta a quelle sottili schizofrenie tipiche della realtà aziendale nella quale siamo tutti bene o male immersi, o della quale siamo doverosamente (prendete il termine come volete) o necessariamente (idem) conniventi (certo con l'illusione di esserlo a tempo parziale). Schizofrenie che nell'attuale configurazione democratica della nostra società appaiono come valori legittimati e legittimanti grazie alla convincente (quando non lo è?) manifestazione di potere. Si ritorna, con Curcio, a un interrogativo sempre potenzialmente rivoluzionario: è possibile davvero barattare per sempre l'idea di una formale democrazia (nella quale siamo portati a credere di

vivere) con la rinuncia alla pratica quotidiana della stessa democrazia?

Semplicemente viene ricordato un sistema di equazioni sociali: Azienda autocratica=rinuncia alla pratica quotidiana della democrazia=rinuncia all'individualità=democrazia formale.

 

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