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L'autore:
J. Saramago, scrittore portoghese contemporaneo. Controverso dissidente del regime di Salazar lascia il proprio paese per dedicarsi liberamente alla scrittura. E' autore di molti libri di narrativa, poesia e teatro. Oltre al sopra citato voglio ricordare "Memoriale del convento" e "L'anno della morte di Ricardo Reis".
Protagonista di uno stile letterario eclettico, barocco e grottesco, sempre teso all'indagazione, frammista a stupore, delle pulsioni umane che si legano agli avvenimenti storici. Nel 1998 gli è stato conferito il premo Nobel per la letteratura
L'opera: Cecità
Un viaggio, incalzante e trepido, condotto attraverso una scrittura fluida e parca di punteggiatura, sul concetto di "disumanità"
dell'uomo, nel momento in cui è sottoposto a condizioni di "estrema sofferenza" e paura.
La metafora è un'epidemia di cecità, che si manifesta all'improssivo con un bagliore che dura perennemente pannoso nella psiche dell'uomo.
E qui, l'uomo, rinchiuso in un ghetto dalla società ancora non afflitta dall'epidemia, ed afflitto dal bisogno di disperato aiuto si rende conto che la paura e la solitudine conducono alla barbarie, allo stupro, all'inganno, al desiderio di potere di quanto bramano di calpestare la vita altrui, per ricercare un'individuale via di salvezza.
Un percorso potentemente grottesco e crudo, che non lascia speranza ad un'umanità che si caratterizza per avere un'inclinazione naturale verso un'individualismo barbarico, pronto a manifestarsi nei suoi tratti più elevati proprio nel momento di maggior bisogno solidale.
" E spinto nell'angolo, fra queste fredde mura, non vi era speranza di porgere in avanti una mano, se non per farsela mozzare."
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