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Senti(ero) a fianco di Robert Musil
Cartastraccia
Scritto da beru   

Linee introduttive al capitolo "le stesse cose ritornano" da "L'uomo senza qualità"

Va detto, dello scrittore del quale si parla, il luogo e la data di nascita: Klagenfurt 1880; e il luogo e la data di morte: Ginevra 1942.

All’interno di questi due punti temporali si è svolta l’intera pensierosa vicenda di un pensatore, magari meglio definibile come ingegnere, dell’anima. Ciò che da Musil viene scosso, analizzato e rigettato in quel pozzo senza barlume chiamato noia è quell’eterno luogo del pensiero chiamato: le stesse cose ritornano.

Quali sono queste cose che, perennemente, ritornano? I dati recenti (o immanenti) della memoria propositiva, che si aggiorna costantemente, ma estrapola sempre da quei medesimi significati che la nostra mente sa produrre. Quanto viene perso o modificato all’interno del sistema dei dati che compongono il nostro patrimonio di conoscenza non è irrilevante nel determinare la nostra condotta futura. Noi siamo ciò che acquistiamo meno ciò che perdiamo. Quindi le stesse cose ritornano, nel senso che, in prima e ultima istanza, i desideri (le potenzialità dell’essere umano) sono dati naturali e storicamente fissi, non modificabili dalla ricchezza di informazioni e dall’apparente molteplicità del divenire. Le stesse cose ritornano, poiché le stesse domande, le stesse angosce si ripetono, le stesse strade o vie d’uscita s’intravedono, gli stessi colori, le stesse lacrime, gli stessi amplessi si tinteggiano nella nostra immaginazione e si schiantano in un terreno a volte brullo d’amore. Le stesse cose ritornano, poiché le stesse distanze fra gli uomini, gli stessi punti di in(differenza), gli stessi antagonismi, la stessa diseguaglianza naturale e congenita è rintracciabile nel principio creatore che volle e determinò l’uomo. Le stesse cose ritornano,  perché forse la stessa cosa (in origine) è nata.

Robert Musil avrebbe sorriso e spostato lievemente il capo, raggiungendo chissà quale angolazione d’ascolto, nel sentire queste parole, che ritornano, o meglio, rimbalzano, dal suo (analiticamente) scrivere. O forse Robert Musil non avrebbe fatto nulla, o si sarebbe acceso una sigaretta, nella finzione di non voler sentire le stesse cose che ritornano.

 

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