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“L’immaginazione” di J.P. Sartre
Cartastraccia
Scritto da beru   

J.P. Sartre conseguì il dottorato in Filosofia presso la Scuola Normale Superiore di Parigi presentando un lavoro sull’immaginazione, in cui ribaltava, sulla scia della fenomenologia di Husserl, la concezione che dell’immagine ne avevano i pre-fenomenologi, a cominciare da Cartesio e dal suo dualismo cosa-estesa e cosa pensante.

C’è una cosa affascinante sulle immagini e sull’immaginazione: che sono si realtà, ma sono immaginarie. Ora, che cosa intendiamo dire con immaginarie? Non certo inesistenti. Ma nemmeno del tutto reali. Perciò, che conclusione dobbiamo trarre dalla realtà delle immagini e dall’immaginazione?

Ecco, come sempre accade in ragionamento, bisogna sviscerare due concezioni opposte, emerse storicamente nel pensiero umano, consegnate innatamente dalla ragione delle cose:

1.    Dal punto di vista materialistico, le immagini sono movimento di atomi. Essendo l’intera realtà puramente materiale, le immagini mentali dell’uomo sono il risultato del flusso di atomi che, a partire dalle cose, giungono all’uomo.

2.    Diversamente, le immagini sono invece realtà eterne prive di materia, dunque incorporee, che mostrano la loro realtà in termini di atti intelligibili; esse sono esterne alla coscienza.

Tutto ciò sarebbe relativamente poco importante se non venisse con ciò posta la questione: e allora che cosa è la coscienza?

Risposte:

1.    La coscienza è nient’altro che atomi (le immagini anche sono atomi)

2.    La coscienza è un punto spirituale d’esistenza, vuoto di ogni determinazione (le immagini sono punti spirituali esterni alla coscienza).

Sartre consegui il dottorato, affermando, come Husserl, che le immagini sono “hilè”: materia mentale (poiché il loro esistere si manifesta nella mente dell’uomo), ma esterne alla coscienza, quindi indipendenti e oggettive, prive di materia, perché la coscienza è sempre coscienza di qualcosa che non è la coscienza; perciò essa è, come l’intelletto attuale di Aristotele, atto puro intenzionale verso l’esterno, luogo in cui sono anche le immagini.

Invece nella concezione pre-fenomenologica le immagini, scontrandosi col problema della coscienza, vengono comunque ridotte a “materia” o, come attua la moderna neuro-psicologia a “connessioni di neuroni dette anche sinapsi”.

Con tutto ciò Sartre ha voluto dire che le discipline psicologiche la neurologiche e psichiatriche di oggi, estremamente orientate al meccanicismo, non hanno ancora capito la reale portata della questione che provano a sviscerare: ignorano deliberatamente il problema della coscienza.

 

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