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Sto aspettando due cose: che mia mamma finisca di leggere “Premiare il lavoro” di E.Phelps e di conoscere esattamente la forma e il valore delle mie reali colpe, per finalmente espiarle con la meditazione e la prevenzione morale futura. Nel frattempo vi racconto “Cosmo” di Witold Gombrowitzc.
Avete mai imparato qualcosa dal mondo? Davvero? Ecco, “Cosmo” ritaglia l’insieme delle nozioni logiche e diluisce tutto in un arlecchinato e misterioso impasse vitale. La storia parte già da qualcosa che è sensato forse solo a metà: un passero viene trovato impiccato nelle campagne polacche. Due amici si convincono chissà perché che dietro a questo strambo gesto si nasconda un motivo solenne e grandioso riguardante la verità. Questo libro è una specie di poliziesco su un caso solennemente inventabile, così come spesso l’umanità inventa le procedure e le strade per giungere a una verità che, solo essa, come noumeno, è certa. Ma non aspettiamoci dai due improvvisati “detective” che animano la storia una spiegazione del loro infervorarsi a raggiungere la verità. Qui è tutto inventato: gli indizi ad esempio paiono del tutto sconclusionati nella loro individuazione.
E’ quello che succede nel mezzo della ricerca che è forse la verità, è uno sguardo lanciato nelle sottane di una bella donna, è l’assurda gita familiare nelle afose e desolate campagne polacche, è un’improvvisa mania auto-erotica tra le piante, la verità.
Se proprio volete perdere una gran parte della logica che regola il nostro mondo, provate a de-strutturare la realtà leggendo “Cosmo”, sbirciate nei suoi labirinti e nelle sue alternative, ma, soprattutto non vi lamentate della mancanza di storia.
Ah! Io l’ho letto qualche anno fa, il mio è un rigurgito. |