Home Cartastraccia, la rubrica libresca "Dove sei? Ontologia del telefonino" di Maurizio Ferraris
"Dove sei? Ontologia del telefonino" di Maurizio Ferraris
Cartastraccia
Scritto da beru   

1. Ho letto il libro del professor Maurizio Ferraris, intitolato “Dove sei? Ontologia del telefonino." Questo libro afferma che a fianco degli oggetti fisici esistono anche gli oggetti sociali. Quest'ultimi non sono un qualcosa di soggettivo e basta. Anzi, come risultato dell'intenzionalità umana divengono concreti, oggettivi, possibili di giudizio. Ora, quali sono gli oggetti sociali? Uno stato, ad esempio lo è; il denaro, il biglietto del tram, un concerto,il contratto di lavoro lo sono.  E qual'è l'essenza degli oggetti sociali, secondo l'autore?  Spostandosi un pò sia dal realismo debole (per cui gli oggetti sociali sono "pezzi" di oggetti fisici) di J.Searle, sia dal testualismo di Foucalt (per cui gli oggetti sociali non hanno niente di fisico) e pensandola alla maniera iniziata nella "Grammatologia" di Derrida, Ferraris mette in chiaro che gli oggetti sociali non esistono solo nella testa delle persone, sotto forma di idee o desideri, ma divengono chiaramente forma fisica oggettiva sotto forma di "Registrazioni", cioè tracce significative delle nostre azioni, scritture, che sono comunque qualcosa che è fatto di materia. A questo punto l'autore mostra un oggetto sociale d'eccellenza: il telefonino, e qual'è l'essenza del telefonino? Appunto la "registrazione", cioè la scrittura della nostra vita sociale.

2. Ora, il punto di partenza di questo modo d'intendere le cose è la suddivisione dei modi d’apparire della realtà (studio che compete, ai giorni nostri a una disciplina chiamata ontologia) in due campi ben distinti: le forze della natura indipendenti all’uomo e le forze dipendenti da quest’ultimo. Mi pare che senza questa distinzione non divenga più possibile capire il libro. D'altronde, mi sembra che qui il libro abbia ragione: uomo e natura si devono poter distinguere almeno in un punto: l'uomo non "crea" la natura da lui indipendente, anche quando ne viene a scoprire nuovi aspetti, non può essere vero che la verità di una natura indipendente è soggettivamente (arbitrariamente, linguisticamente) definita.

C’è la natura del cosmo. Non c’è niente da interpretare. C’è solo da descrivere. Certo esiste anche una verità sempre oltre l'atto fisico, e cioè la verità del suo perchè. Ma questa navigazione metafisica non inficia comunque la constatazione della verità fisica dell'atto, ne è semmai un prolungamento all'infinito.

E, così facendo, il libro spazza via in un solo colpo quelle filosofie così ermeneutiche e nichiliste da riuscire ad affermare “non ci sono fatti, solo interpretazioni”. La questione dell’interpretazione rimane però sempre valida in altre questioni, e cioè in ciò che è nelle mani del nostro giudizio, e che lo è semplicemente perché deriva dai fini che ci poniamo. Tolte le finalità (senza una teleologia viene detto nel libro) sono tolte tutte le possibili interpretazioni. Dunque, gli oggetti sociali, frutto di interpretazione umana verso i fini, divengono oggetti fisici, cioè qualcosa; non sono solamente delle idee intenzionali chiuse nella testa delle persone. E diventando oggetti fisici creano un imbarazzo epistemico ( cioè di conoscenza), perché non si capisce bene né qual è la loro essenza, né dove risieda la loro manifestazione d’essere.

E’ a quest’ultima questione che il libro vuole rispondere.

Pur essendo molto controversa la risposta a una tale domanda, per via della sostanziale condizione ambivalente degli oggetti sociali, che in chiave esistenziale esistono perchè pensati e sono pensati in quanto esistono fisicamente, Ferraris fa perlomeno chiarezza nei confronti di coloro che intendono proseguire a negare qualsiasi considerazione oggettiva nei confronti della nostra società. A loro egli dice: non è vero che ci sono solo interpretazioni: c'è la verità, ci sono fatti oggettivi, anche i nostri desideri sono oggettivi, non esistono solo nella testa della gente e non si può negare tutto dicendo "io la penso così, un altro la pensa cosà, e la verità alla fine non c'è". Andatevi a vedere le registrazioni e le scritture del vostro telefonino e poi negate che quelle realtà sociali da voi vissute siano oggettive, se ci riuscite.

Dunque l'essenza degli oggetti sociali è la registrazione (ovvero il ricordo), e la loro manifestazione d'essere è nella scrittura. E buonanotte.

 

3. Certo, adesso abbiamo una prospettiva in più per capire "dove" trovare gli oggetti sociali. Ci giriamo, vediamo la prima traccia linguistica e diciamo: "ecco un oggetto sociale". Ma la scrittura non basta a fare il mondo della socialità, cioè non è di per se elemento di potere. Quando Calamandrei e gli altri hanno scritto la nostra Costituzione l'hanno davvero scritta come elemento storico di potere. Se io e Toto Cutugno la riscriviamo stanotte, essa sarà qualcosa ma non elemento di potere.

C'è, secondo me, un qualcosa di preponderante oltre la parte fisica (cioè la scrittura) che crea gli oggetti sociali. Chiediamoci di cosa è costituita la storia che studiamo nelle scuole, chiediamoci perchè il pezzo di carta firmato a Jalta nel 1945 è un oggetto sociale. Non è perchè è scritto. La relazione va invertita. E' scritto perchè è già un oggetto sociale. Sono Roosevelt e Churchill i creatori dell'oggetto. Forse sono loro i primi oggetti sociali. La scrittura è la necessaria conseguenza. Non si può intendere la scrittura come un oggetto sociale per forza cumulativo di conoscenza e di comportamento. Non sempre è stato così. Galileo ha stracciato Aristotele e Tolomeo; Martin Lutero ha schiaffeggiato il Papa romano; Calderoli ha ucciso per metà la Costituente del 48.

La scrittura è solo la constatazione che, siccome c'è una forza sociale, allora deve per forza derivare un oggetto sociale. Questa la conclusione del mio lungo e spossante ragionamento. Esiste la forza sociale chiamata esercito? Ecco che allora genererà l'oggetto sociale chiamato "dichiarazione di guerra". Esiste la forza sociale chiamata "Vodafone"? Ecco che allora deriverà l'oggetto sociale chiamato "ricarica da 5 euro". Laddove mi sembra che il testualismo debole di Ferraris possa invece portare a una prospettiva del genere: c’è l’oggetto sociale “biglietto del concerto di De Gregori?”, ed ecco che c’è De Gregori!

Scusatemi se invece ho capito male il libro.

 

Leggi altri articoli di questo autore

 

Cerca