|
Fernando Pessoa (Lisbona 1888-1935) è stata una goccia d’inquietudine amorosa che si è aperta una breccia priva di forza di volontà e ha saputo affermare che: il confine tra l’uomo creatore e l’uomo consolidato è “il nostro spazio interiore colmo d’amore inquieto”.
L’uomo creatore. Cosa è? Bernardo Soares forse dice: è l’uomo che auto-osserva la propria finitezza, prova pena e imbarazzo, prova senso di scomodità nello stare al mondo.
L’uomo consolidato. Cos’altro è? Bernardo Soares non lo dice. Quest’uomo è indefinibile. Forse non esiste. L’uomo consolidato è solo un pezzo del disegno di noi stessi che ha potuto raccogliersi in una forma, è quella parte di noi che ha smesso di cercare, è l’affermazione di un principio vitale che ci ordina: evitate gli sforzi autolesionistici, non domandate al cielo la condizione del vostro essere, raggrumate piacere effimero e incollate le vostre giornate in un tempo senza Tempo.
Bernardo Soares è stato per me l’identificazione di un confine nel nostro processo di conoscenza. Non mi riferisco al processo graduale della conoscenza storica e materiale che ci ha concesso di costruire i computer e le dighe. Questo tipo di conoscenza logico-tecnica è vuota, se considerata al di fuori dei desideri e delle necessità che la rendono plausibile (infatti una diga è la necessità o il piacere di creare una diga).
Il confine tra la conoscenza formale (la tavola periodica di Mendeleev) e la conoscenza assoluta (il Superuomo di Nietzsche) è rappresentato da Bernardo Soares che osserva una diga. Bernardo Soares è l’uomo, non è l’insieme dei legami fisici e chimici che reggono la struttura dell’impianto per raccogliere le acque. Soares è lo spazio vitale nel quale risiedono le vere forze interrogative dell’umanità. E’ il confine che rende incerto il cammino dell’uomo scientifico che sa fare le dighe su Saturno, per inviare l’azoto solido su Mercurio.
Soares è il pozzo dal quale scaturiscono le domande che non hanno risposta nella formalità astratta così come nella formalità concreta: un viaggio nell’inquieto universo della vita amorosa e malinconica.
Il senso di abbandono che accompagna Soares è dato dal disincanto e dall’assenza di fiducia nei confronti dell’Uomo. Egli si sente distante e immerso nel suo mistero non condivisibile. In Soares non c’è la Storia dell’umanità perché essa è solo il riflesso sbagliato di ciò che l’uomo ha saputo fare. Non si intravedono i legami fatidici tra le forme del potere e della persuasione, perché Soares è impegnato a lacrimare su questioni ben più profonde che celano l’effimero del tempo materiale che sembra scorrere.
Nascosta la scienza e la tecnica, coperta la passione amorosa dall’inquietudine esistenziale, Soares è stato il confine e il parametro oltre il quale la quintessenza di un uomo o sfugge e si ripara nella formalità vuota e meccanica o si annulla (vivendo nella fantasia pura della follia o cercando la morte). Soares è stato un esempio d’amore possibile.
Io sono qua che rifiuto, insieme a lui, che il mondo possa mancare di questa inquietudine che sarebbe meglio chiamare “senso della vita”, e rifiuto l’esistenza di un uomo consolidato che ha smesso di porsi domande al di fuori dei parametri stabiliti dalla scienza o nel “dentro” dei misteri richiamati dalle religioni.
|