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Il desiderio e la capacità d’espressione non necessariamente si consolidano in un aspetto definito, in un abito mentale dalle fattezze solide e perpetue che conferisce alla voce del narratore un’anima che è possibile definire con una delle tante categorie interpretative: voce surreale, realista, visionaria, introspettiva, saggistica, fantastica, grottesca, moralizzante, epica, e via dicendo.
Quando lo stile d’espressione è per sua natura gravido di un insieme troppo vasto di tendenze, la scrittura non è passabile di interpretazione tramite archetipi, ma è osservabile (e per questo viene amata) come un Cosmo, una vita scritta e raccontata nella sua interezza. Più o meno, questo è quello che avviene nella letteratura Musiliana dove il ragionamento malinconico e idealista va di pari passo con il discorrere in forma di saggio critico e di osservazione analitica. Il tragitto che viene compiuto è molto armonico, perché l’autore, descrivendo le qualità dell’uomo senza qualità “Ulrich”, racchiude un mondo che oscilla fra razionalità e irrazionalità, fra lo slancio emotivo della disperazione esistenziale e la freddezza analitica dell’uomo di scienza.
L’uomo senza qualità descrive, in estrema sintesi, questo: la vita di un uomo che per via della conformazione eclettica-idealista-instabile del proprio pensiero, non vuole e quindi non riesce a dare una forma sintetica della propria esistenza e quindi a recitare un ruolo dotato di qualità oggettivamente identificabili da un sistema sociale.
Quest’uomo della medio-alta borghesia viennese oscilla, nella propria vita sociale, fra sentimentalismo (sartriano) e oggettivismo logico (popperiano), e dà luce a uno scorrere di infinite conformazioni del pensiero, nello sfondo storico di un Austria che nel finire del secolo diciannovesimo è priva di un pensiero politico che non sia schiavo di quella formalità vuota e meccanica che avrebbe dato vita all’instaurazione dei principi dittatoriali dell’esistenza qualche anno più avanti.
Nel racconto di questa storia, rimasta necessariamente incompleta, e ritenibile completa solo se considerata come un insieme di romanzi e saggi all’interno del romanzo, Musil si muove con le proprietà di un intelletto vasto e onnicomprensivo, forse solo eccessivamente analitico e rassegnato nei confronti di quelle che possono essere le possibilità di un individuo di fuggire al realismo e all’oggettività di una condizione storica tramite la fantasia creatrice.
Questa tendenza mitteleuropea al ragionamento freddo e stabile è pero mitigata, nel parlare musiliano, da una malinconia atavica, da un senso di distanza e solitudine che regala al discorso la dolcezza irrazionale necessaria a sfidare l’oggettività dei processi reali in una società gestita dagli uomini d’azione, e a mostrare chiaramente che l’aporia dello spirito è data dal fatto che la domanda alla base di un’esistenza è: “come è giusto vivere?”.
Se un uomo, davanti a uno specchio fittizio, sa rispondere a questa domanda, diventa (nella potenza dell’attimo seguente) un uomo d’azione soggetto all’errore e alla critica; altrimenti protrae il suo stato di uomo senza qualità. |