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Recensisco ora “Una parte di vita sotto l'Lsd”, breve racconto autobiografico in cui Stanislai Kopolovsko racconta i tredici mesi più sperimentali della sua vita. Egli si era dato, come si evince dal racconto, un obiettivo minimo, prima di iniziare ad assumere quotidianamente dosi crescenti di dietilammide di acido lisergico: demolirsi del tutto la mente, affinché scomparissero per sempre quei falsi valori, quei condizionamenti che, a suo parere, influenzavano gravemente il suo cammino verso la libertà, alfa e omega del suo scopo vitale. Il parere di Kopolovsko è, al riguardo, imbarazzante. Da alcuni frammenti di questa sua breve opera, si rileva che l'unico eterno rapporto conflittuale dell'uomo è quello con il proprio istinto. Quest'ultimo però non è la semplice espressione degli appetiti sensibili, tra i quali primeggia il desiderio sessuale, ma bensì l'emozione, concepita come parte integrante i due istinti fondamentali dell'uomo: quello del movimento e quello dell'immobilità. Sotto questo aspetto, anche gli enti mentali o intellettivi rientrano nell'istinto umano. Per giunta, di quest'ultimo dobbiamo dire, con lui, che è sempre relazione posizionale tra parti della totalità. Kopolovsko iniziò l'avventura prendendo 0,45 grammi di acido puro la sera e 0,45 il pomeriggio, integrando delle pause neuronali di 3 ore, durante le quali, egli ci dice: “mi cibavo, in silenzio, e stavo poi disteso nel letto, risvegliando la ghiandola pineale”. Giunse poi, al culmine della “cura sperimentale” ad assumere 2,45 grammi la sera e 1,75 grammi il pomeriggio.
Durante le fasi “attive”, nelle quali il principio acido era più forte, Kopolovsko si è dedicato ad approfondite auto-analisi del proprio istinto, distinguendole in settori tematici. I primi mesi sono stati da lui dedicati all'esplorazione del continente sessuale. E' durante questo periodo che emergono di lui i racconti più scabrosi. Iniziata una prima fase tesa all'esplorazione della masturbazione, egli ci lascia commenti sorprendenti: “Iniziavo la masturbazione attraverso uno sdoppiamento tra la mente e il fallo; quest'ultimo lo vedevo come facente parte di un altro corpo. A giorni lo decantavo e a giorni lo disprezzavo terribilmente. Dopo settimane di inteso giogo, lo sdoppiamento tendeva però a svanire e la masturbazione, venendo meno lo stimolo esterno, si ripiegava in se stessa come atto meccanico, e giungevo quasi sempre all'orgasmo piangendo di ciò che stavo facendo”. Lascio a voi il piacere di leggere per intero le illuminanti considerazioni di carattere socio-politico che il Kopolovsko ci ha lasciato a riguardo della masturbazione. Il suo giudizio conclusivo è si problematico ma non spregevole: “la masturbazione è come fare uno scalino di un'infinita scala: se si pensa che il destino sia soggiacere nello stesso scalino per sempre è la fine drammatica dell'esperienza, ma se la si vede nell'ottica del percorso scalare è divertente. Non va vissuta come condanna ciclica ma come rinnovamento.”
Ma superato questo periodo di isolamento sessuale, egli ha voluto affrontare sperimentalmente il lato dialettico della sessualità. Fu in quei giorni che la sua casa ospitava, contemporaneamente, 10 o persino 20 tra prostitute, prostituti, amici e amiche in stato d'esaltazione. Di questo periodo egli ci dice: “la mia stanza era un gabbia dove i membri maschili e le parti intime femminili volavano libere verso il loro incontro: la chimicità era alla base di tutto. Atomi erano destinati ad incontrarsi.”
Ma anche questo periodo finisce problematicamente: “non riuscivo a rassegnarmi e a capacitarmi di come, passata la tempesta d'acqua, il terreno rimanesse arido più di prima, e spesso, se non sempre nell'ultimo periodo, finivo gli amplessi piangendo”. Possiamo qui notare come a lato di un desiderio conoscitivo dato dalla sua inesauribile curiosità emergesse un aspetto malinconico: “la curiosità e l'immaginazione mi portavano radioso verso tutte le esperienze da me (dal mio istinto) volute; poi, come viene meno un cero spegnendosi, l'emozione traeva le somme”.
Forse che il Kopolovsko non provasse il piacere? Certo che ne provava, egli si inebriava di piacere; solamente, la sua emozione non era ancora pronta a sopportare il “finire inevitabile delle cose”: “amavo l'immaginazione precedente, ne attuavo nella pratica le idee, ma approssimandomi al termine, odiavo l'orgasmo”.
Questa prima fase sperimentale si conclude con il periodo voyeurista e nudista, i quali atti gli costarono anche svariati arresti per atti osceni in luogo pubblico. Queste sue righe, a testimonianza sintetica e conclusiva possono valere da monito: “l'essere umano non è fatto per sormontare il suo istinto; ciò che gli è dato fare è amarlo e averne fiducia”.
Le prossime volte vedremo insieme i restanti due periodi di sperimentazione acida, quello rivolto alla prassi politica rivoluzionaria e quello rivolto al misticismo trascendentale.
Si farebbe fatica a conferire un solido significato storico al reale in mancanza di tracce del passato. Ed è così che noi conosciamo, grazie a questa conturbante auto-biografia, gli sconvolgenti passaggi del periodo acido sperimentale di Kopolovsko. Sappiamo che egli finì il suo periodo di sperimentazione sessuale pressoché sfinito, vuoto di ogni progredire. Per mesi abbiamo poi di lui un'immagine opaca, di un individuo sito nell'immobilità cosmica, con assunzioni di dosi di lsd sempre decrescenti, fino a un minimo di 0,150 grammi diurni, mentre la sua mente si svuotava e (riportiamo dal libro) "...io, applicando l'epochè fenomenologica, mettevo tra parentesi tutte le strutture, tutte le costruzioni sociali, e contemplavo assurdamente la mia coscienza trascendentale. Unico impegno: la lettura in piccole dosi quotidiane dei "Prolegomeni per una logica pura" di Husserl."
Ma passato questo periodo, il fiume storico della rivoluzione politica si svegliò in lui. Fu allora che egli concepì un delizioso sistema rivoluzionario, di cui conserviamo fedelmente la sintesi:
"Decisi di mantenere questa volta uno standard quotidiano di assunzione acida: 1,25 grammi tutti i giorni, con somministrazione mattutina, nella speranza di pervenire a una stabilità di pensiero. Fui assunto, con mio grande entusiasmo, come manovale-scaricatore al porto di Rotterdam. Chiunque può farsi l'idea di un luogo così grande, sormontato dal dio-merce, in cui la coscienza umana s'eclissa profondamente. Feci amicizia con alcuni compagni, che coinvolsi nel progetto sperimentale. Dopo circa un mese, eravamo in 53 ad assumere continuativamente lsd.
Dopo due mesi eravamo in 125, e, anche se non tutti assumevano lsd, c'era una condivisione generale dei "gesti quotidiani".
L'elaborazione del progetto prevedeva infatti un lavoro sulla consapevolezza dei gesti. Fu così che mettemmo in pratica l'anarco-sindacalismo basato sul gioco. In pratica, cercavamo di stravolgere la natura degli ordini padronali, con la certezza che la mente umana può liberarsi da tutte queste strutture. Il problema era il controllo esercitato dai superiori. Ma la nostra coesione era tale, il nostro intelletto così stravolto dall'lsd che, sparita la paura (l'unico vero dio-tiranno) non potevamo oltremodo lasciarci influenzare da atteggiamenti che, in regno di ordinario lavoro, avrebbero messo sotto scacco ogni lavoratore. Noi però eravamo "fusi" da una realtà e "sfusi" in quest'altra, eravamo in altra dimensione, e qui gli ordini padronali erano solo un gioco. Bloccammo perciò un intero cargo di merci per circa due settimane e dichiarammo l'apertura del "Presidio anti-permanente per l'acidocrazia". Voglio esporvi i lavori dottrinali a cui pervenimmo, prima dello sgombero forzato della nostra assemblea da parte della polizia olandese. Il punto di base è che una mente sufficientemente libera non può avere in se alcun timore di origine sociale. Il secondo punto è che in un regime associativo democratico le funzioni di produzione non sono mai stabilite dall'alto, poiché l'alto non esiste.
Il terzo punto è che siccome l'alto non esiste, non esiste nemmeno l'ordine propriamente detto e perciò la paura. Il corollario finale è dunque la liberazione dalla paura in concomitanza dell'associazione spontanea. Nella pratica: se ci veniva chiesto di scaricare un cargo di 1,5 tonnellate in due giorni lavorativi, noi riportavamo tutto nell'ottica del gioco, per spezzare "l'alto". Finiva così che c'impiegavamo nove-dieci giorni, dichiarando al contempo lo "sciopero riflessivo".
Una volta, dimenticammo persino cosa bisognava scaricare perchè, essendo estate, ci buttammo nell'oleoso mare del porto a "cercare le sirene". Il risultato fu, dal nostro lato, un sano divertimento costruttivo; ma dal lato padronale una tensione insopportabile.
Potrete ben immaginare che l'esito della vicenda fu inevitabile. L'intero gruppo di "ribelli sotto acido" fu allontanato dalla polizia, licenziato e cacciato dal paese.
Il progetto era così durato "solo tre mesi".
Rimase in tutti noi la consapevolezza che la strada intrapresa poteva essere quella giusta: una mente sufficientemente libera non può avere in se alcun timore di origine sociale. |