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Il cinema del 1932
Cineforum Laperquisiano
Scritto da Zenone   

i film in rassegna:

Martedi 20 Gennaio 2009 - Freaks, di Tod Browning

Martedi 27 Gennaio 2009 - Il castello maledetto, di James Whale

Martedi 03 Febbraio 2009 - Scarface, di Howard Hawks

Martedi 10 Febbraio 2009 - Vampyr, di Carl Theodor Dreyer

La scelta di proiettare questi quattro film deriva dal nostro bisogno gnoseologico, di apprendere e capire, oltre che a gustare, attraverso gli occhi e le orecchie, le evoluzioni filmiche. Parlando proprio di orecchie, il millenovecentotrentadue contiene in se una vera e propria evoluzione; è stato segnato dall'avvento del sonoro parlato, sperimentato solo qualche anno prima, nel 1927, con "The Jazz Singer" di Alan Crosland. Immaginiamo dunque quale rivoluzione artistica c'è stata e cosa ha significato per i vari Buster Keaton o Rodolfo Valentino. Mentre le scene del muto erano caratterizzate da una forma mimica volta ad accentuare l'espressione e il gesto, con inevitabili didascalie, con l'avvento del sonoro siamo di fronte ad una svolta sia dell'interpretazione, molto più realistica, e quindi meno goffa ed accentuata, che nell'uso stesso della rappresentazione.

Anche la sequenza scelta non casuale. La scorsa rassegna terminò con un film capolavoro di Herzog, "Anche i nani hanno cominciato da piccoli", il cui argomento viene in qualche modo da noi riproposto in Freaks. Siamo però quarantatre anni prima. Le idee non mancano certo nel millenovecentotrentadue, tanto che Tod, un anno dopo il più blasonato "Dracula" (1931), si lascia trasportare da una sorprendente immaginazione e da una spietata esigenza filmica. L’ambientazione circense e il forte contrasto umano tra il normale e il diverso sono le carte che Tod si gioca ma non con il classico stereotipo del “diverso” come divertente, pietoso e patetico.

La sua indagine si spinge a riportare tutti i personaggi allo stesso livello di coscienza, senza cadenze moralistiche o conformiste. La sceneggiatura è oltre i canoni conosciuti per il suo splendore, tanto che spiazzava allora e spiazza ancor oggi, la pungente analisi sociologica è stratosferica, gli interpreti, più o meno alti, sono a dir poco magistrali. Come iniziare meglio la rassegna sul millenovecentotrentadue? Continuiamo allora con Whale e il suo "Il castello maledetto", dove il vero gusto del gotico si sposa amabilmente con il sarcasmo del regista. Anche lui un anno dopo "Frankestein" , si esibisce in un vero e proprio esempio di potenza espressiva. L'emarginazione messa a nudo gioca un ruolo fondamentale, ed ecco il legame con Freaks. L'ipocrisia della gente genera mostri, mostruosità che non si cancellano perché in fondo è la metafora della propria interiorità. Non servono le fiamme a cancellare il passato, come la casa che dopo aver bruciato torna esattamente come prima; non servono false cortesie a nascondere il proprio mostro interiore, come l’ospitalità forzata e non genuina, non servono fandonie per dimenticare il proprio essere. Ed ecco il legame con "Scarface" di Hawks, attenzione, però. In questo film la mostruosità non l'hanno dimostrata solo gli interpreti identificandosi con un personaggio e descrivendo quel che il regista voleva, ma soprattutto coloro che stavano dall'altra parte del palcoscenico:  l'America moralizzatrice. Concettualmente si ribaltano i ruoli.

Coloro che con l'arte tentavano di dare un volto di vita reale e crudele attraverso i film, vengono uccisi e trafitti dalla falsa moralità e dalla paura di cambiare, imponendosi prepotentemente nella censura. Infatti Howard dovette sottomettersi alle imposizioni del perbenismo, generando innumerevoli finali e tagliando, eliminando, sostituendo parti ritenute poco edificanti per la reputazione del paese. Ma gli occhi di un poeta regista del Millenovecentotrentadue, settantasette anni fa, riescono ugualmente ad abbagliarci con le immagini dipinte con la camera, ottenendo la paura non con la prepotenza, bensì con la fotografia e con le luci. Non servono infatti effetti speciali per coronare questa rassegna con un capolavoro di luci e fotografia. Vampyr di Dreyer. Questo capolavoro d’arte si avvicina molto allo stile incommensurabile di Murnau del quale sentiremo parlare nelle prossime rassegne, ma Theodor vuole dargli una valenza differente. Non essendo ispirato al libro di Stoker, Dreyer si concentra molto sull'atmosfera che deve creare, agendo sui personaggi, cercando di far comprendere le angosce umane, l'inquietudine domestica, la sventura, attraverso l'analisi soggettiva, l'intuizione e il sogno. Sogno del quale non possiamo far altro che essere i protagonisti, perché quelle angosce sono le nostre angosce, e la sequenza, che appare caotica, in realtà si dipana e si netta di qualsiasi artifizio per mostrarci nella sua più completa nudità l’uomo essenziale, vitale, ebbro di pulsioni.

Che annata il millenovecentotrentadue! Nel millenovecentotrentadue Heisenberg non era affatto uno sprovveduto, mentre Johnny Cash emetteva il suo primo vagito in compagnia di Tarkovskij , mentre il principe Totò poté finalmente risolvere il primo numero della settimana enigmistica. Una cosa è certa: le cose che son nate in quell’anno non sono scomparse e questa rassegna ne è la prova. Quanto dureranno invece nella memoria le pellicole commerciali Natalizie? Sarò ostinato e caparbio, ma il mio augurio è che tra settantasette anni ci sia ancora qualcuno che proietti al Circolo Vizioso i film di Dreyer, Hawks, Whale, e Browning.

Buona Visione al “Circolovizioso” di Via San Bernardino 34/C a Torino

Per l’associazione culturale Laperquisa e il Circolovizioso,

 

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