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Il neo-ockhamismo politico-economico e la pericolosità dei “perbenisti”
Cogito Ergo Ruhm
Scritto da beru   

Ockham consigliava di non moltiplicare gli enti senza necessità e faceva questo in campo gnoseologico, ragione per cui non aveva senso, secondo lui, ipotizzare l'esistenza di certi enti (l'anima, la specie, il bene ecc ecc) per spiegarsi, ad esempio, cose come la percezione o le idee, infatti è sufficiente presupporre un solo ente (l'intuizione vissuta) per spiegarsi le une come le altre.

Il neo-Ockhamismo politico ed economico di oggi, a sua volta, non ritiene più giustificata l'esistenza di certi enti, di natura ideologica e pratica che sono, per paradossale che sia, il frutto stesso della società liberale e democratica che crediamo di aver costruito. Per potersi giustificare moralmente, i capitalisti si dichiarano rispettosi dei principi “liberali”e va detto che alcuni principi liberali coincidono con i principi socialisti-comunitari, anche se nella “caccia alle streghe” di oggi si parla del comunismo solo come “dittatura” contrapposta alla libertà capitalistica.  Ma per strano che possa sembrare, quei valori liberali tanto conclamati, che oggi sono necessari per combattere questa vera e propria guerra planetaria contro il “principio socialista e comunitario”, non esistono quasi più. Vorrei infatti, ad esempio, che mi venisse spiegata l'attinenza tra la libertà d'espressione e la gerarchia aziendale oppure tra la parità delle opportunità con il concentramen!

to del capitale e via dicendo. L'unico principio fondante del liberalismo che è oggi pregnante è quello della proprietà privata, non certo a caso. E  cosa dicono i tanto comodi liberali che ancora oggi, nelle loro invereconde (ma riscaldate) case, godono delle loro liberali pantofole? Lo dico io cosa dicono: niente. Perchè non hanno niente da dire, nessuna coscienza politica oltre la fiducia nel capitalismo, nessuna moralità da affermare. Con il sorgere nel neo-ockhamismo, e del suo rasoio, i creduloni liberali sono appassiti sotto l'alito dell'unica ideologia che, se fossero coerenti, dovrebbero affermare come esistente: il capitalismo autoritario. Altro che società liberale contrapposta alla “pericolosissima” società marxista! Altro che scomparsa di “tutte” le ideologie, un'ideologia dominante c'è eccome, alla faccia di un altro principio liberale: il pluralismo.

I comodi uomini  in pantofole ( e sopratutto quelli che hanno avuto striduli momenti di pensiero socialista in passato) debbono ora secondo me avere il coraggio di dire che essi amano il neo-ockhamismo, che essi amano il capitalismo che fornisce loro le “comode comodità” e che essi vedono i poveracci e ultimi pensatori socialisti come miseracci e disperati fuori dalla storia, ultimi fantasmi che fanno ancora una ridicola resistenza a far passare la loro testa nel  rasoio.

In tutto ciò, la cosa sicuramente originale è che i creduloni dichiaratisi  “liberali” e difensori della libertà “capitalistica” (o aziendalistica, il che è lo stesso) se la prendono, manifestando pienamente la scepsi psicologica della loro mente, con i comunisti e con i rivoluzionari, per averli “traditi” politicamente, per “essere passati dell'altra parte” e per “essere scomparsi frammentandosi”.  Non è ridicolo nascondersi dietro questa analisi per giustificare a se stessi l'amore verso l'ideologia aziendalistica, il senso di sicurezza che da lei pare emanare? D'altronde, siamo tutti deboli e affascinati dal senso di sicurezza e se non vi sono reali alternative a questa cultura, forse ci conviene amarla, nevvero?

La cosa ancora più miserevole è poi l'atteggiamento perbenista, che è insieme all'invidia competitiva il “valore” per eccellenza della moralità capitalistica. Questo atteggiamento non è una marea, che va e viene, è un mare stabile e silente in cui tutti stiamo precipitando, ed è perfettamente rappresentato dall'esempio di colui che vede la violenza povera e misera del contestatore che spacca una vetrina di una banca, ma non la violenza dei consigli di amministrazione. Anzi siamo pronti a giustificare in mille modi il “capitale riunito” in ufficio: sta facendo il suo lavoro, e lavorare è da persone “perbene”.

Bisogna ammettere che per colui che è asservito, il capitale ha ottimi premi e comodità da conferire, mentre per coloro che sono “fuori”, il capitale ha bell'e pronto il rasoio che dichiara l'ente degli esclusi inesistente. E con un colpo di genio, il capitale, da la responsabilità degli “esclusi” dalla zona  del benessere e dei privilegi, allo Stato. Ma oggi, la responsabilità politica non ce l'ha più lo Stato, come continuano a credere gli illusi (magari ex comunisti) liberali, ma il capitale stesso, che non è sensato dividere in capitale produttivo e finanziario, ma va visto tutto insieme. Forse gli illusi hanno bisogno di sapere chi sono e quali funzioni svolgono nei confronti del capitale i membri della Commissione Europea, del Consiglio Europeo, ad esempio?

Forse vogliamo ancora parlare di uno Stato esterno, teso a regolare il capitale?

Facciano di meglio, i liberali creduloni: aspettino comodi in pantofole a casa, in attesa che arrivi il placido momento di andare a votare un capo d'industria più degno, forse manca poco, sta arrivando il momento perfettamente razionale, profetizzato da Saint-Simon: gli industriali governino lo Stato e così sia, prendendosi le loro responsabilità politiche, non nascondendosi come oggi ancora dietro qualche sembianza, seppur, bisogna dirlo, pallida.

Si ricordino, gli illusi liberali, di alzarsi il mattino però, di essere puntuali all'arrivo nel posto di lavoro, di non parlare troppo in ufficio, soprattutto di amicizia, d'indisposizione, di anarco-sindacalismo e di comunismo, altrimenti potrebbero rischiare di scoprire quanto è severo il metodo del rasoio, potrebbero rendersi conto di colpo che non vi era solo una funzione economica in quelle otto ore di lavoro, ma profondamente politica.

 

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