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Prigioni di lusso
Cogito Ergo Ruhm
Scritto da jarabe didp   

Questo è uno stralcio del pensiero di H. Prantl riportato su 'Es wird ungesund in Deuschland, in <<Suddeutsche Zeitung>>, n.186, 13/14 agosto 1994, supplemento , pp. V2/27. Mi pare giusto rimandarlo alla vostra attenzione perchè, a mio avviso, di grande attualità, e in seguito aggiungere qualche opinione personale.

''La politica sta creando un nuovo tipo di stato: nello stato sicuritario del XXI secolo non si tratterà più di processare chi commette reati e di prevenire pericoli concreti, ma di evitare rischi soltanto eventuali. Ogni cittadino sarà quindi considerato e trattato come fattore di rischio. Questa specie di organizzazione contro i rischi che sarà lo stato del futuro concederà sempre meno libertà alla popolazione. La paura, della criminalità come dei 'rifugiati', è dunque una paura indotta e promossa dallo stato, la quale ha per conseguenza che qualsiasi misura statale che contenga la promessa di una maggior sicurezza, solo per questo può contare su un discorso unanime. In un primo momento i cittadini di questo stato si illuderanno di vivere in una sorta di villaggio vacanze ben sorvegliato, e quando scopriranno che si tratta invece di una specie di prigione di lusso, sarà troppo tardi. Il senso civico, così come da un po' di tempo lo percepisce e lo promuove la politica conservatrice, si adatta alla perfezione a questo quadro: esso, infatti, equivale a una rinuncia all'individualità e ai diritti del singolo''.

Esagerazione? Anticipazione, forse azzeccata. E' comunque crescente la paura per la propria incolumità fisica, si esponenzializza il timore dell'eventualità del reato contro la propria persona. In questo senso la minaccia del crimine eventuale, ancor più che reale, può essere anche creata artificiosamente come strumento di controllo, in un periodo in cui il tasso reale di criminalità è quantomeno stazionario ed in cui aumenta l'area dell'azione punitiva, estendendosi ai reati minimi o, ancor più gravemente, supposti tali  (sul modello americano della teoria del 'Vetro rotto' e della 'Tolleranza zero', vi rimando a questa lettura per saperne di più:

http://www.comune.bologna.it/iperbole/assminsto/Sche_2000wacquant.htm

). Non è un caso osservare in televisione il 'decuplicarsi' di fictions, ora anche italiane, che vedono protagonisti corpi di polizia, carabinieri, investigatori, ecc... trattati come gloriosi eroi della modernità e, addirittura,capaci di agire di testa propri a(un po' come Superman o l'Uomo Ragno). Oppure la sempre più accentuata pazzia umana evidenziata dalle sempre più numerose pagine di cronaca nera(secondo i media abbiamo raggiunto l'apogeo di questa follia, ne consegue l'adeguamento di gran parte dell'opinione pubblica), soprattutto su certi giornali locali (non a caso locali, per un discorso di percezione di vicinanza della paura, chi ha letto per esempio 'Torino cronaca' sa cosa intendo) o semplicemente l'invenzione di nuove figure come i 'poliziotti di quartiere', presenti in molte grandi città, che ben simboleggiano la tensione verso uno stato del controllo individuale, che viene meno ai suoi doveri sociali, giudicati troppo onerosi per il bilancio nazionale.

Insomma, mi pare chiaro che l'insicurezza, generata dallo smarrimento volontario dello stato assistenziale, dai nuovi vecchi fenomeni come l'immigrazione, più in generale dai frutti acerbi della globalizzazione, venga utilizzata, allo stato attuale, come mezzo di controllo e omologazione, o semplicemente come puro escamotage atto a superare il problema, ben più complesso da affrontare, dell'inserimento dell' 'alter'. Tutto ciò non puo' fare altro che creare ghetti e barricate, non può che condurre all'utilizzo di tecniche di segregazione, delle quali, vista la duttilità dell'

'essere altro', chiunque potrebbe far parte fuoriuscendo dal selciato.

Può, questo lacerante tentativo di segmentare per dare ordine razional-gerarchico allo stato delle cose, essere davvero una risposta moderna ad una serie di problematiche da cui veniamo inevitabilmente coinvolti? Sicuramente è la più semplice, la più emozionale, poichè gioca sul fattore del costante pericolo fisico- individuale e della negativizzazione della differenza, e, forse, proprio per questo la via meno opportuna e razionale, bensì soltanto 'politicamente' attraente (ogni campagna elettorale al giorno d'oggi gioca molto sul problema del miglioramento della sicurezza, più che al buon funzionamento del sistema socio-assistenziali). Con molta demagogia, credo che faccia comodo a molti, lassù, agire in questo modo.

 
 

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