Home Cogito Ergo Ruhm Bologna, 2 Agosto 1980
Bologna, 2 Agosto 1980
Cogito Ergo Ruhm
Scritto da Roberto Pistagna   

Quella mattina io ero seduto sul sedile posteriore dell'Alfa 2000 di papà con mia sorella. Direzione Gargano. La spensieratezza di un bambino di 7 anni era tale che il grande ingorgo dell'esodo estivo che ci vedeva bloccati nell'innesto dell'A1 sull'A14, per mutuare Onda Verde, era nulla rispetto alla prospettiva di un mese di mare, giochi e divertimento.

Papà e mamma erano oramai rassegnati: la forca caudina bolognese era inevitabile e i leitmotiv prima della partenza era sempre il solito, "...chissà che coda ci sarà a Bologna...".

Quella mattina però era diverso nell'aria si respirava qualcosa di anomalo, c'era tensione. C'erano gli AB205 della Polizia che volavano radenti sulle auto incolonnate, c'erano le Alfetta 1.8 della Polizia che sfrecciavano sulla corsia di emergenza, c'erano i FIAT238 con la livrea della Croce Rossa: un'incidente? Forse. Ma c'era tensione nell'aria.

L'autoradio nuova, papà si era appena "convertito" ad un Autovox "estraibile" con autoreverse, faceva girare le cassette di Celentano o Mina o Battisti. Papaà tolse la cassetta così quasi per caso e subito cercò di sintonizzrsi su RADIORAI (l'RDS era ancora da venire) ed ecco il gelo di morte: una grande esplosione alla Stazione di Bologna a qualche chilometro in linea d'aria da dove ci trovavamo.

L'ingorgo finì come tutti gli ingorghi: quello durò forse più del solito, ma una volta sull'A14 e passata la riviera Romagnola fu solo un veloce scorrere di oleandri allineati tra le due carreggiate fino al mare. Quello era il penultimo anno in quello splendido luogo.

Di quella giornata mi rimase impresso non già il gioco delle targhe o quello delle auto o il thermos di caffè ed il profumo di Benzina Super (quella rossa, col piombo) alle aree di servizio, ma quel gelo e quella tensione che accompagnò l'attraversamento di Bologna.

Poi la consapevolezza ed il voler conoscere mi porterà a farmi tante domande e a voler capire. Oggi, dopo trentuno anni sappiamo qualche cosa ma non tutto. C'è una verità giudiziaria che stenta ad accreditarsi come verità storica. Ci sono i mandanti ed esecutori materiale a piede libero: e qui la prima grossa domanda, ma se, come stabilito dai processi, questi sono i colpevoli del crimine più efferato della storia repubblicana, perchè godono di seppur legittimi benefici? Perchè nessun appello alla rimozione del "segreto di stato" (volutamente minuscolo stato) è accolto da alcun Governo? Perchè si è rinunciato ad ogni ulteriore approfondimento? Ci sarà qualcuno che toglierà il velo? Ci sarà qualcuno che avrà il coraggio di cercare ncora e dirci se quella dei processi è la verità storica? Bologna oggi ricorderà ancora una volta mentre nell'anima di chi è sopravvissuto e di chi ha perso tutto in quel cratere l'orologio sarà fermo come sempre alle 10 e 25.

 

 

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