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Il caso Ken Loach
Cogito Ergo Ruhm
Scritto da beru   

Il caso Ken Loach - comunicato introduttivo all'assemblea pubblica del 6/12/12

Una circostanza tale quella in cui ci troviamo è senz'altro dovuta a un gesto di grande valore umano da parte del regista Ken Loach e dello sceneggiatore Paul Lauverty. E' un gesto che dimostra l'importanza di essere liberi e coerenti non solo sotto l'aspetto retorico ed ingannevole a cui le nostre istituzioni ci hanno purtroppo abituati, ma soprattutto sotto l'aspetto della pratica, della militanza e dei fatti concreti. La verità è che vista la decadenza dei ruoli politici nel nostro paese, il gesto di Ken Loach ha coperto un vuoto esistente tra le condizioni oggettive in cui versano molti lavoratori (nonchè coloro che non accedono al lavoro) e il sistema politico economico. Ciò è dimostrabile da una serie di fatti riguardanti la vertenza che provo a riassumere.

La vertenza nasce in seguito a rivendicazioni sindacali, inizialmente alla Reggia di Venaria, da parte di un gruppo di lavoratori museali di cui faccio parte. La vertenza tocca due grandi questioni.

1. Gran parte degli operatori museali e culturali sono lavoratori che operano in appalto e gli appalti sono un meccanismo di distribuzione dei profitti che abbatte le condizioni salariali e spesso consentono l'applicazione di contratti che non sono nemmeno legittimi dal punto di vista economico, come dichiarato da più sentenze dei tribunali. E' questo il caso del contratto U.n.c.i (Unione Nazionale Cooperative Italiane), applicato dalla cooperativa Rear e da altre cooperative, piccole e grandi. Tale contratto prevede una paga oraria media di circa 5 euro e tale paga non consente un'esistenza libera e dignitosa. E' per tali ragioni che rivendichiamo un contratto unico e legittimo di riferimento per l'intero settore e per tutti i luoghi di lavoro del comparto.

2. Il licenziamento di Federico Altieri, il casus belli, non è un fatto avvenuto casualmente ma s'inserisce nel contesto vertenziale, ed è avvenuto in seguito a rivendicazioni che contestavano l'applicazione di tale contratto, soprattutto dopo un'ulteriore riduzione del già misero stipendio, riduzione decisa internamente dalla cooperativa Rear. Il licenziamento di Altieri, che non è stato l'unico licenziamento, è stato definito illegittimo dal giudice del lavoro. Un licenziamento disciplinare, quale è stato il suo, dichiarato illegittimo, nasconde motivazioni politiche e sindacali nel senso più ampio.

La dirigenza del Museo del Cinema, la cooperativa Rear, nonché gran parte del mondo politico, soprattutto quello della relativa area di appartenenza (Partito Democratico), pur conoscendo questa situazione da noi denunciata, hanno risposto non solo ignorando qualsiasi confronto ma addirittura delegittimando l'attività sindacale dei lavoratori e il sindacato Usb.

Si tratta dello stesso atteggiamento da loro poi tenuto nei confronti del maestro Loach: gli hanno attribuito un premio alla carriera per via dei grandi valori morali contenuti nei suoi film spesso dedicati alle condizioni della classe povera, degli esclusi e degli emarginati. Lo credevano come loro, dalla parte dei deboli, ma solo a parole. Quando hanno capito che si trovavano di fronte una persona libera che avrebbe rifiutato il premio per precise motivazioni dopo essersi documentato, hanno cominciato ad attaccarlo pubblicamente, non prima di aver cercato di fargli cambiare idea dicendogli che il nostro sindacato e i lavoratori lo stavano male informando. Ma se mostrare atti del tribunale, buste paga e contratti nazionali è male informare non comprendiamo cosa sia per loro la buona informazione. Siamo di fronte alla sindrome di Ponzio Pilato citata da Paul Lauverty in una lettera che egli ci ha fatto arrivare.

Il finale, provvisorio, lo conosciamo quasi tutti. Per il Museo del Cinema, per la Rear, per il TFF e purtroppo per buona parte dell'opinione pubblica siamo nient'altro che boicottatori.

Certo è che se boicottare vuol dire avere la libertà di denunciare le ingiustizie, di far vedere che c'è ancora una parte viva di società che prova a smuovere i falsi equilibri di oggi, che accende i riflettori dove loro vorrebbero il buio e che crede ancora nell'organizzazione dei lavoratori in risposta all'arretramento dei diritti che patiscono, se boicottare vuol dire questo, ebbene si, siamo boicottatori convinti di operare nel giusto anche se siamo ancora purtroppo poco compresi.

 

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