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Viva dunque l'anarchia associativa!
Cogito Ergo Ruhm
Scritto da beru   

Dopo aver letto Laperquisa n° 1617, avrei delle cose da dire sulla tanto famigerata parola anarchia. Innanzitutto, si crede a torto che l'anarchia non sia e non possa essere un progetto politico, anzi, si crede semmai che possa essere un progetto anti-politico. No, di più: si pensa persino che possa essere l'imbarbarimento, il primigenio ritorno allo stato bestiale del disordine (questo lo dicono specialmente coloro che interiormente si sentono barbari). A volte poi, si confonde l'anarchia con il motto: "fare tutti ciò che si vuole". Ecco, visioni del genere, laddove a volte il senso comune può contenere delle banali verità fenomenologiche, qui mostra invece come le classi al potere, non solo spaventatissime, ma anche completamente consapevoli e usufruenti del potenziale anarchico, hanno sapientemente condotto la loro campagna comunicativa di scredito verso "le anarchie". Il clima poi è persino pronto per una vera e propria caccia alla streghe (anzi il clima è pronto da un bel pò) nei confronti di chi si dichiara anarchico. Eppure non solo l'anarchia non è niente di tutto ciò che superficialmente si crede, ma è anzi coscientemente usata e praticata in una forma del tutto corrotta e degenerata moralmente dalle stesse classi al potere, dai partiti, dalle banche. Quello che sarebbe giusto dire è che la vastità potenziale anarchica è davvero la prima forza politica del paese. Si tratta però di una forza potenziale, non consapevole e usata strumentalmente dall'orrenda elite al potere. Ecco quindi che l’anarchia tanto odiata, di cui tutti i politici hanno paura, si dimostra, appunto perciò, la prima forza politica del paese. Non so se servano esempi.

 

Comunque, ad esempio, i valori consumistici non sono esenti da una qualche forma di anarchia del comportamento e del desiderio. Ma lasciando per un attimo questo, è importante ricordare dove consiste la differenza tra le anarchie idealistiche e associative (anche nelle forme storiche di Proudhon e Bakunin) e la falsa anarchia degenerata chiamata democrazia che oggi sussiste. La differenza è che mentre le prime prendono come loro orgoglio e punto di forza le correnti spontaneiste e associative (è molto importante ricordarsi che sono correnti spontanee ed associative), correnti che si dirigono contro il potere coercitivo, utilizzato a strumento di odio e di controllo, le seconde sono correnti numericamente minoritarie (in democrazia la massa è superiore come numero alle elites) ma strumentalmente più potenti, che costruiscono (anche qui) anarchicamente i modi per esercitare invece il potere coercitivo, a fini di odio e controllo della società. Si tratta a ben vedere, di una differenza morale. Questo è tutto. L’establishment di oggi non riconosce e non può riconoscere il valore Dell’anarchia. Primo perché esso stesso è in una forma degenerata una specie di anarchia (non fanno forse ciò che vogliono?). Secondo perché, appunto perciò, consapevole dell'enorme vastità del potenziale pensiero anarchico, ne ha una paura non indifferente. Però mentre l’anarchia delle elite di oggi è costruita grazie alla corruzione, alla ricchezza e alla potenza distruttiva delle armi, le anarchie idealistiche associative sono forme pure, guidate dal principio di bene e di amicizia.


Viva dunque l’anarchia associativa!

 

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