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Mercanti di Liquore a La Loggia (TO)
Bariccole
Scritto da Chinasky   

mercantiA fine serata una ragazzo dalla finta-folta chioma si avvicina a Lorenzo Monguzzi e, timidamente, gli domanda il perché del nome Mercanti di Liquore. Il cantante front-man del complessino risponde, prima abbozzando e poi entusiasmandosi: "È una citazione - dice -.

Hai presente la Collina di Fabrizio De Andrè? Ecco, da lì".

Mutismo tra gli astanti. Incredulità.

"Cioè, hai capito no? - prosegue Lorenzo - lui che vende il liquore, lui che in un certo senso ha a disposizione quanto di meglio c'è sul mercato, cosa può comprarsi di migliore?".

È visibilmente emozionato. "Secondo noi è bellissimo…", quasi a volersi scusare.

Ma in quelle parole, pronunciate in quel modo (una sorta di soffio estatico e coinvolto) c'è tutta l'essenza emozionale dei Mercanti di Liquore.

Nati a metà anni '90 in Lombardia, pubblicano 2 album.

Nel 1999 esce "Mai paura" raccolta 'mista' di cover di De Andrè, affiancate a pezzi originali.

A questo fa seguito "La musica dei poveri" (2002) con tutti brani inediti.

Girano l'Italia, fanno un gran numero di concerti. Vengono invitati a tutte le più importanti manifestazioni in Memoria del Poeta, fino ad arrivare sull'ambita piazza di un non-meglio-definito festival a La Loggia (TO), dividendo il cartellone con artisti di rango tipo gli Yo Yo Mundi.

La mia personalissima storia s'incrocia con quella dei MdL allorquando un amico laperquisiano m'invia un accorato mail segnalante l'esistenza sulla faccia della terra di cotanto trio.

M'invoglia al loro ascolto e io, curioso come un furetto, eseguo. La prima reazione è tiepida, la seconda poco di più.

Per un fondamentalista deandriano come il sottoscritto risentire quelle parole con un'altra confezione è un terribile affronto. Non è sopportabile.

Dovevo ancora fare i conti con una corrente di pensiero denominata 'del pensiero debole'. Ero giovane ed inesperto.

Un concerto all'Hiroshima Mon Amour datato 26 dicembre 2002 sarebbe stato per me come per San Paolo la via di Damasco: illuminante.

Raggiunto il cubo sentimental-nipponico (leggasi HMA) capii: i Mercanti di Liquore investigano la poetica di Faber attraverso una lente particolare, se vogliamo limitata, ma assai interessante. Non importa passare al setaccio 'tutto' De Andrè, ma solo farne emergere una caratteristica tra le tante. E allora ogni cover diventa spunto buono per far sentire quanto di gitano c'è in quelle meravigliose poesie armonizzate. E non si parla solo di nomadismo a livello strettamente musicale, ma anche ideologico e filosofico.

Si può dunque dire che siamo di fronte ad un'interpretazione vera e propria, che non è più riproposizione, ma qualcosa di ben più profondo e, consentitemelo, intelligente.

Aiuta molto la formazione: composta da fisarmonica (il 'maestro' Piergiorgio Mucilli), chitarra classica con venature ispaniche  (Simone Spreafico) e chitarra/voce (Lorenzo Monguzzi).

E la sezione ritmica? Affidata al battere dei piedi o ai colpi di pollice sulla cassa armonica dello strumento. Anche perché se sei un suonatore di strada la batteria appresso non te la puoi certo portare, eccheddiamine.

Accanto a tutto ciò ci sono i pezzi 'originali', da loro composti e scritti. Brani di assoluto valore, innanzitutto per la coerenza al progetto.

"Il viaggiatore" (non a caso titolo di una gran bella canzone) è protagonista assoluto di una peregrinazione attraverso gli angoli e gli anfratti più romantici del ribellismo. I personaggi posti in essere dalle liriche dei MdL sono vincenti perché, per dirla alla Gabriel Garcia Marquez, "quando perdono lo fanno con onore".

"L'eroe" (altro titolo di brano notevole) libera la coscienze e non chiede nulla in cambio, spesso agisce da solo (come "Cecco il fornaio"), in controtendenza al sentire comune. La 'salvezza' è un concetto per nulla oggettivo, oggettiva è semmai la sua significanza e la sua necessità.

Ma son discorsi esageratamente cervellotici al cospetto di una produzione che parte da basso e non ha nessuna velleità di spostarsi verso altitudini diverse. L'emozione resta il paradigma costituente dei MdL, come si diceva in apertura a proposito delle quattro chiacchiere scambiate con Lorenzo.

E se spesso diventa difficile anche solo guardare se stessi, i Mercanti di Liquore  sembrano essersi addirittura capiti alla perfezione, camminando con sicurezza lungo la direzione prefissata.

 

Questa, che in partenza doveva essere la rece del concerto tenutosi a La Loggia (TO), s'è trasformata in una presentazione tout-court del gruppo. Un errore, senza dubbio. Perché chi scrive è conscio del fatto che l'argomento sarebbe stato da trattare con maggiore sangue, sudore e passione.

Consigliamo vivamente l'acquisto dei dischi dei Mercanti di Liquore, ma, soprattutto, di seguirli dal vivo dove le caratteristiche in queste righe contenute trovano la propria migliore manifestazione.

 

 
 

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