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Roby Lakatos - Live in Budapest
Cufiutte
Scritto da Zenone   

Lakatos

Roby Lakatos arrivò a casa mia in veste non ufficiale da un’amica, Utesette, e lasciato incautamente sul mio tavolo da scrivere. Mi accorsi realmente della sua presenza quando sentii provenire dalla mia scrivania dei suoni simili alla chitarra di Paco de Lucia o dei Rosemberg trio. Ma il suono non era di una chitarra, avvicinai l’orecchio al disco e capii che si trattava di un violino pizzicato. L’uso di quattro dita del pizzicarlo tenendo comunque l’archetto nella stessa mano mi parve alquanto singolare. Pensai ci fosse un mandolino ma era inutile mentirsi, era chiaro che non c’era. Ed ecco che la melodia prese forma. Continuai a stirare leggermente turbato ed eccitato. La loro formazione ricordava per pochi secondi l’opera 57 in Sol minore di Shostakovich ma poi arrivava la malinconica e virtuosa aria di Grappelli cuciti insieme da una sapiente liaison fonetica. La capacità di unire più generi musicali è indice di vivacità ed esuberanza tecnica. Ed ecco i richiami alle Bagatelle di Bartók (solo per syd#9: Béla Viktor János Bartók) e le citazioni di Charles Trenet. Bruciai quasi tutte le magliette cercando di trovare una qualsiasi sporcizia musicale in quelle suites gitano contrappuntistiche. Ma niente, pur essendo un live, Roby Lakatos riuscì a creare le triadi con una semplicità naturale spiazzante utilizzando anche gli armonici che per i meno esperti si creano toccando, senza premere, una corda in uno dei nodi ottenendo un’ottava più alta. (Utesette correggimi se sbaglio). Ascoltando “mama” si ha davvero l’impressione di essere in un altro secolo per alcuni punti, ma si intuisce e viene fuori tutta l’animosità jazzistica unita a polka e folklori Ungheresi. Me l’immaginavo già sto violinista, magro con dita superaffusolate.

Un Uto Ughi giovane ma molto più versatile. Scaricai alcuni video di concerti di Lakatos disponibili sul suo sito ufficiale, ed eccolo li, un otre ridacchione con delle dita grosse come le mie e una simpatia da pachiderma baffuto. Straordinario. Io non riesco a capire come riesca a fare un sessantaquattresimo con quei ditoni morbidosi e ad arpeggiare pizzicando senza smorfia alcuna, senza le tensioni facciali proprie dei geni. Semplicemente sorridendo e appoggiando la pappagorgia sul violino e guardando altrove. Lakatos è il superamento degli intellettuali del violino. È il superamento del concetto di genio intriso di problemi e che suda agitassimo sul palco. Per ora – e per me – è il migliore. Datevi da fare e ascoltatelo, so che ne varrà la pena.

 

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