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Cultura apocrifa

Cultura apocrifa, per diletto, per sfinimento, per Dio!



Vini e Liquori
Pensieri poco ordinari
Scritto da k   

E' quasi arrivato il triste giorno. Dopo più di quarant'anni di onorata attività, il per noi celebre Vini e Liquori di via sant'Anselmo 3 sta per chiudere i battenti per sempre.

Ebbene sì. Gino e suo fratello Renzo, ormai arrivati a una certa età, hanno deciso di godersi la meritata pensione e di fermare la loro quotidiana attività di baristi e mescitori di vino.

Non possiamo nascondere che a noi la cosa dispiace. Già, ancor prima di entrare a pieno titolo in quella che ora è la nostra dimora in viasantanselmo, ci eravamo affezionati a questo bar di pochi metri quadri, il "bar della colonna" come alcuni lo chiamano per via della colonna di marmi che troneggi su un lato del bancone.

Uno di questi bar che non si trovano più. Non si trova più un bar come questo, che esteticamente è tutto fuorché attraente, con un arredamento vecchio e nemmeno di quell'antichità elegante. Non fa nemmeno vintage. Bottiglie di vino - sicuramente non pregiato - sui ripiani, un frigo vetrina con dentro il companatico per i panini, alcuni quadri appesi, sicuramente regalo di qualche rappresentante di bibite o liquori dell'epoca, un orologio spesso fermo, e se non è fermo è sull'ora sbagliata. La foto dell'anziana madre mancata poco tempo fa accanto alla foto della nipotina in Germania.

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Stanislai Kopolovsko - I frammenti
Cartastraccia
Scritto da beru   

E' recentemente uscito un bell'articolo sulla rivista Eporedium, in onore del grandioso lavoro compiuto da Kopolovsko, verso il quale la nostra epoca trova un macabro piacere a misconoscerlo e consegnarlo all'oblio, non appena può (chissà come mai è così scomodo?) L'articolo è firmato da un gruppo di lavoro, costituitosi qualche anno fa, che sta lavorando nel recupero e nella sistemazione di un opera che più frammentaria non si può. Kopolovsko, come sappiamo (vedere gli articoli precedenti usciti su Laperquisa) visse tre fondamentali fasi sperimentali: quella sessuale, quella politica e quella spirituale. Ebbene, l'articolo in questione, sulla base di nuovi lavori raccolti che noi aspettiamo di poter vedere, nega che la fase sessuale (che coincide guarda caso con il periodo criminale del grande artista) abbia avuto un decorso lineare e che si sia, a un certo punto, bell'e conclusa. Sembra invece, a 'mo del G.B. Vico, che ci siano stati, e non pochi, corsi e ricorsi. Come vi ho già raccontato, le sperimentazioni e le perversioni sessuali del Kopolovsko, unite al massiccio consumo di Lsd, e alla sua continua, seppur elegante e discreta, attività di spacciatore della nobil droga per ricchi e potenti del pianeta (…..tra l'altro Laperquisa mi deve ancora un censura, un articolo.....in cui raccontavo papale papale l'intreccio tra Kopolovsko, Confalonieri e Berlusconi, per una storia di peni e droga. Si avete capito bene, una storia di peni e droga: se volete leggerla, fatevi restituire la censura....) avevano, comunque, finendo il discorso, portato più volte al suo arresto a fini precauzionali.

Ebbene, il quid del discorso sta qui. Se l'articolo in questione ha fondamento (e, come dicono gli “intellettualoides” di tale gruppo di ricerca, Kopolovsko mantenne alto il fuoco del suo istinto sessuale anche nell'eterea e spiritualissima fase sua ultima, quella mistico-trascendentale), dobbiamo suppore due cose, e annoverarle definitivamente come stabile elemento per gli studi futuri su Kopolovsko. Primo, egli non fu, come è stato creduto fino ad ora, un artista che proseguì per gradi verso l'ascesi, liberandosi del fardello della materialità che così tanto lo fece soffrire. Secondo, va trovata la chiave della possibilità, la pietra filosofale con la quale una mente ancora afflitta da turbe così profonde di origine emotiva e sessuale abbia potuto creare la leggerezza, la radiosità, l'emanazione crepuscolare e spirituale di un'opera come “Io è Andato”, che è la prima opera dell'ultimo periodo, in cui fino ad oggi abbiamo canonicamente diviso la sua esistenza, che forse dovrò in qualche modo presentarvi. Ma aspetto ora con impazienza che il gruppo di lavoro della rivista Eporedium consegni le fonti del loro ardire, lfugando il dubbio che si possa trattare, per l'ennesima volta, di burloneschi atteggiamenti di divertirsi al cospetto dell'ermeneutica Kopolovskiana.

Comprendo l'enigma che una tale figura emana, ma prima di poter cambiare i canoni interpretativi urge fare un lavoro sistemico e non parziale; su quest'ultimo tipo di lavoro, nè io, né il professor Gadamer siamo d'accordo.

J.B.B.V.

Università di Tubinga

 

 
IL PROCESSO A SOCRATE E LA SUA DIFESA (Secondo l'Apologia di Platone)
Opere Omnie (o quasi)
Scritto da TOLSTOJ LEV NICOLAEVIC   

Le accuse mosse a Socrate erano: 1) che egli non riconosceva la religione di stato, e 2) che egli corrompeva i giovani, insegnando loro a non credere nella religione di stato.

A Socrate avvenne quel che poi avvenne a Cristo e alla maggioranza dei profeti e dei maestri dell'umanità. Socrate mostrava agli uomini la via della vita secondo ragione, così come essa gli si rivelava nella sua coscienza, e, nel mostrare questa via, non poteva non ripudiare quelle false dottrine sulle quali si fondava la vita sociale del suo tempo. E la maggioranza degli ateniesi, non essendo in grado di intraprendere la via indicata da lui, benché la riconoscessero come vera non potevano tollerare la condanna di tutto ciò che essi tenevano per sacro, e, per liberarsi dall'accusatore e dal sovvertitore dell'ordine costituito, avevano consegnato Socrate al tribunale per un processo, che doveva concludersi con la morte del condannato. Socrate lo sapeva e perciò non si difese, ma si limitò ad approfittare del processo per dire agli ateniesi perché egli avesse agito così come aveva agito, e perché in futuro, se l'avessero lasciato in vita, egli avrebbe continuato ad agire al medesimo modo.

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Le Voix Humaine di "Jean Cocteau" Regia: Ivo van Hove
Teatro
Scritto da Zenone   

Torino

Ottobre 2010

Teatro Gobetti.

In scena: "La voix humaine”.

Anche sta volta non ho studiato prima, me tapino.

Leggo la recensione dello stabile: inutile accozzaglia di parole al vento.

Aria fritta.

Ancora non comincia, ma c’è la scenografia: un vetro di chiusura tra palco e pubblico, all’interno una camera.

Le luci si affievoliscono, si comincia.

Colpi di tosse e raschiamenti di gola in continua ascesa tra il pubblico.

Chissà perché è sempre così.

Una fanciulla entra in scena, ed è agitata.

Parla dialetto non si capisce bene.

No, non è dialetto: è Olandese.

Arrivano i sopratitoli ad aiutarci a comprendere, ma si fatica.

Chiamano al telefono, lei risponde ed è agitata. Attende una telefonata importante.

Si avvertono tensioni, ci si cala bene nella parte.

Finalmente l’interlocutore è quello desiderato.

Ma non si sente la voce, è un dialogo soliloqui ente.

Si sente lei, si immagina lui.

Nient’altro, e questo è fantastico.

Tutto si dipana attraverso questa telefonata straziante di chiusura amorosa e ricordi del passato, luoghi comuni, risa e pianti.

L’immaginazione prende il sopravvento.

Sono io l’attore e l’interlocutore.

Il convenzionale mezzo telefonico diventa l’unico contatto con l’esterno.

Associazione di idee, mi invento trame di vita inesistenti ma possibili.

Comincio a capire l’Olandese senza i sottotitoli.

Perché mi piace? In realtà la storia è banale e prevedibile fino all’epilogo drammatico. Ma forse è proprio questa la potenza poetica ed espressiva che talvolta ci si augura di vedere.

 

 

robe tecniche:

Testo di: Jean Cocteau

Regia: Ivo van Hove;

Cast: Halina Reijn;

traduzione Halina Reijn, Peter van Kraaij scene e luci Jan Versweyveld Toneelgroep Amsterdam (Olanda)

 


 

 
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