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Il Venerdi di via Tiziano


[..Dancing..]
Il Venerdi di via Tiziano
Scritto da Chinasky   

Col suo grosso grosso culone Berta abbozzava passi di danza in mezzo alla pista gremita. E ad ogni movimento era un cozzare molliccio contro qualcuno, o uno strofinare il piede sbagliato, o un inciampare goffo. Ad ogni movimento Berta aveva modo di pensare “Ecco, un’altra volta”. “Ecco è tutto sbagliato”. “Ecco, anche il mio compagno…”.
Il compagno di Berta, benché di aspetto e animo onesto era una frana. Un’autentica frana. Più frana di Berta e di tutti gli altri in pista in quel momento.
Tra un “Ecco” e l’altro la canzone non finiva mai. E con essa nemmeno la tortura annessa. Del suo grosso grosso culone flaccido che urtava così volgarmente l’autostima di Berta e del suo compagno, tal Rino, apprezzato ex carabiniere con l’hobby del bridge e della danza (o qualcosa che gli somiglia).

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[..BREVE..]
Il Venerdi di via Tiziano
Scritto da Chinasky   

Piove e non fa freddo.
Piove e io ti penso.
Gente sui balconi, a gruppi di tanti o a gruppi di pochi, guardano giù. La strada si fa scura. Ancora più nera. 
Sembra tutto talmente semplice.
E talmente sensato.

Talmente bello, che non vorrei essere qua. O meglio ancora averti adesso. Per non dovertelo spiegare.

 
[..BATTAGLIA..]
Il Venerdi di via Tiziano
Scritto da Chinasky   

Il Capitano di Brigata aveva puntato il fucile dentro al buco nel terreno. Un buco che possiamo stimare essere stato largo circa un metro, un metro e mezzo. Dunque facilmente attraversabile da corpi umani di varia dimensione. Il Soldato Uno si arrotolava una sigaretta dentro alla tasca dei pantaloni fradici. Ne avrebbe poi estratto un cartoccetto umidiccio di difficile utilizzo. Il Soldato Due si era levato la stupida e si detergeva la fronte con la manica verdona della divisa. Il Soldato Tre era morto durante l’assalto precedente. Il Soldato Quattro pensava a casa sua e all’immensa merda che gli si stava formando negli intestini.

Il Capitano di Brigata urlò qualcosa di minaccioso all’indirizzo del buco. Tradusse la frase in tre lingue diverse, ivi comprese le bestemmie e aggiungendo, di volta in volta, particolari nuovi tali da far maggiore presa su utenti ipoteticamente di straniera provenienza. La fatica venne ricompensata. Dopo pochi secondi comparve dalla terra una tartaruga, fattasi poi testa e infine corpo di uomo con elmetto militare. E ancora una tartaruga e poi altre. Altri corpi di uomo, altri elmetti e tartarughe.

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[..TROPPO BELLA..]
Il Venerdi di via Tiziano
Scritto da Chinasky   

“La vita è troppo bella”, mi diceva così un vecchio molto rugoso che mi stava venendo incontro.
Tutto attorno c’era una nebbia fittissima. Di quelle che ti fanno sentire solo.
“Troppo bella – diceva – per dormire”. Poi allargò un braccio e assieme il braccio anche la mano. Indicando, volontario, una gigantesca fabbrica con le ciminiere che diventavano torri e le passerelle ponti levatoi. Un castello, sembrava. Ma un’acciaieria, era.
“Cosa fanno lì?”, chiesi al vecchio. “Acciaio temperato, magico...”, rispose il vecchio confondendosi nella nebbia o nel fumo della propria pipa caricata a semi di sesamo.
“Che meraviglia” e in un attimo ero davanti ad un battente della porta principale. Alta 80 metri, fatta di legno di abete e intarsiato finemente, con scene di caccia e rappresentazioni sacre.
Bussai 1, 2, 5, 10 volte. Con tutta la forza. “Fatemi entrare”, gridai.
“Fatemi entrare – gridai – che la vita è troppo bella”.
“Troppo bella, per stare fuori al freddo”.

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[..3+1 Poesie 3+1..]
Il Venerdi di via Tiziano
Scritto da Chinasky   

38.
Vivo
come subumano
in uno stato
d'irrequietezza apparente
mascherata
in confettura di fragole
e aceto
balsamico.
Però scrivo
poesie
brevi
senza motivo
e senza
significato.

45.
Tu
sei l'unica cosa
che sopporto
dell'Amore.

53.
Se davvero fossi
quello che credo
di essere
non avrei bisogno
di scrivere
poesie.

55.
I raga del locale
armeggiavano con maestrìa
arrotando pezzuole
dentro ai bicchieri
che avevano ospitato
me
e te
in un barlume
di carezzavole
intesa.

 
[..Capelli, Minestre e Morale..]
Il Venerdi di via Tiziano
Scritto da Chinasky   

La prima storia ricalca una vecchia barzelletta. C’è un camionista che sta alla guida da una ventina di ore consecutivamente. Non avendo mangiato da un po’, visto che deve fare una consegna importante, comincia a salirgli un languorino devastante, più assimilabile alla brutta cattiva. Decide così di fermarsi al primo autogrill che incontra. E così fa. Arriva correndo trafelato al bancone. La cameriera gli chiede cosa desideri e lui risponde: “La prima cosa che le passa per le mani, non ci vedo più dalla voglia di mettere qualcosa sotto i denti”. Detto, fatto… non passa un minuto che la cameriera è già di ritorno con un piatto ricolmo di minestra tiepida e marroncina e dall’aspetto appetitoso. Il camionista ci si fionda su come un invasato e comincia a scucchiaiare ai mille all’ora. Arrivato alla fine guarda il fondo del piatto e, con suo grande scorno, vede che vi è adagiato un pettine pieno di capelli unti. Lo stomaco gli gorgoglia, impazzisce e prolassa. Spegnendosi in una vomitata epocale, proprio sul piatto, fino a riempirlo nuovamente. Allora un signore seduto al suo fianco lo guarda e dice: “Ah, l’ha visto anche lei?”.

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