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[Legalizza lo sculetto]
Il Venerdi di via Tiziano
Scritto da Chinasky   

Non è certo un tema di ‘scottante attualità’ quello della chiusura delle discoteche entro una certa ora. Lo era, forse, prima dell’estate. Salvo poi liquidare la questione nel giro di un paio di puntate del Maurizio Costanzo Shop. Ricordo bene, in proposito, un sordido salottino che opponeva una pletora di bacchettoni in giacca e cravatta ad un coacervo di finto-giovani sullo stile di Federica Panicucci (per l’occasione più rosa shocking del solito) e Claudio Coccoluto.
Si è dato vita ad uno scontro manicheo con gli uni a dire ‘assolutamente no’, gli altri a proclamarsi baluardi di non-si-sa-bene quale libertà d’espressione. Divertirsi, a quanto pare, è diventato un diritto. Ben venga, nulla da eccepire. Anche se fa un po’ specie mettere in cima alla lista delle proprie battaglie la strenua difesa dello sculettamento serotino.

Esiste un sito (www.fateciballere.it) dove potete aderire ad una campagna piuttosto ben fatta: diversamente da come capita solitamente in questi frangenti, là si prende atto del problema, si ammettono delle colpe e si propongono alternative. Il tutto con un solo click. Io l’ho fatto, forse più per solidarietà giovanile che per effettiva dedizione alla causa, ma resta il fatto che si tratta di un importante passo verso la sensibilizzazione delle fasce di popolazione notoriamente più cocciute in termini di impegno civile. Sono i gestori dei locali a promuoverla: è questo un punto a favore o a sfavore? Se, com’è vero, “l’argent fait la guerre” allora ci si può tranquillamente adagiare sulla sicurezza che trattasi di una campagna seria, non limitata agli sproloqui avvinazzati dei combattenti da circolo comunista di periferia.

 

Partendo dal presupposto che una presa di coscienza collettiva si rende quantomeno necessaria, ed è altresì auspicabile che essa arrivi il più presto possibile, va detto che c’è un’incongruenza forte all’interno del nostro sistema. Coloro che propongono la serrata delle discoteche lo fanno con il tacito appoggio della maggioranza della popolazione, in larga parte del tutto estranea al problema e sottoposta ad un bombardamento massmediologico atto a creare situazioni di forte empatia. Le ‘stragi del sabato sera’ sono ormai un patrimonio nazionale, al pari della Cappella Sistina, della Mole Antonelliana, del delitto di Cogne o del mostro di Firenze. Entra, dunque, di nuovo in ballo il ruolo determinante dell’informazione. Da una parte i TG rimandano a heavy rotation immagini lugubri di automobili sfasciate, scatolette accartocciate, incorniciate con parole di raccapriccio e musichette strazianti. Dall’altra gli spot, le riviste patinate e quant’altro fa ‘moda’ propongono stili di vita estremi, in cui l’individuo viene invogliato a seguire il proprio lato più epicureo: bevi rhum e la vita ti sorride, vestiti sempre come dovresti vestirti se fosse l’ultima volta che ti vesti in vita tua, impazzisci con le luci stroboscopiche, strusciati contro la procace e accattivante monella di turno, fai di tutto perché ogni minuto del tuo sabato sera si propaghi all’infinito. Il percorso che porta all’esagerazione è bell’e tracciato, con i lacrimosi servizi del telegiornale a farne più che altro una disperata, decolpevolizzante cronaca superficiale. Ma chi propone tali modelli eccessivi? E chi poi li censura e cerca di limitarli attraverso leggi ‘fantasiose’? Entrambe le domande hanno una sola risposta, che non è nemmeno tanto difficile da intuire visto che in Italia comunicazione e governo hanno il medesimo padrone… Ritengo che non sia ruolo dello Stato educare la popolazione (anche se, a vedere i sondaggi, la gente pare gradire molto ogni uscita in questa direzione da parte di chi ci comanda), ma giudico estremamente immorale comprare la Lamborghini bi-turbo al proprio figlio per poi raccomandargli di non uscire nemmeno dal vialetto d’ingresso di casa.

 
 

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