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[Una storia: Roberto Farinacci - III]
Il Venerdi di via Tiziano
Scritto da Chinasky   

Farinacci viene dunque inviato in Spagna durante la guerra civile e ha modo di assistere alla sanguinosa sconfitta italiana a Guadalajara. Al suo ritorno relazionerà, senza lesinare critiche al progetto franchista, colpevole, a suo modo di vedere, di non tenere in sufficiente considerazione gli aiuti provenienti da Germania e Italia. Tra i gerarchi fascisti si distingue nuovamente per intransigenza allorquando accusa il Duce di portare avanti una rivoluzione borghese. Strizza l’occhio al nazismo e stringe amicizie pericolose con personaggi del calibro di Himmler e Goebbels. Questo genere di rapporti frutta a Farinacci un posto di rilievo nell’Asse Roma-Berlino (ottobre 1936) e viene indicato come delegato tricolore al congresso del partito a Norimberga. Riceverà anche la Gran Croce dell’Aquila tedesca.

Amante delle adunate oceaniche e della propaganda il 21 settembre 1938 fa scendere in piazza 6.000 dopolavoristi cremonesi. Mostra i muscoli e Mussolini lo ‘premia’ strumentalizzandolo per bene al momento della campagna antisemita. Pubblicamente Farinacci si dice d’accordo, in privato fornisce documenti falsi a ebrei e, addirittura, si rifiuterà sempre di licenziare la sua segretaria Jole Foà, nonostante le sue accertate provenienze israelite. Un tocco di umanità, forse strumentale al tornaconto personale, in un essere altrimenti dagli atteggiamenti vagamente disumani.
Entra in polemica con Isernia, sua città natale, perché fischiato (si dice ‘amichevolmente’) durante un comizio. Fa sospendere il Tribunale e obbliga gli isernini ad andare a fare le loro cause a Campobasso. Com’era prevedibile esulta al momento dell’invasione della Polonia. L’Italia dichiara la non belligeranza e lui pronuncia un discorso tanto infuocato che riceve dal Duce una dura reprimenda. I rapporti tra i due sono di nuovo tesissimi: Mussolini mette la Polizia e Servizi Segreti alle calcagna di Farinacci, Farinacci, di contro, continua ad agire in modo del tutto individualistico. Il 10 giugno 1940 viene approvata la dichiarazione di guerra a Francia e Inghilterra.

Le sue continue critiche alla disorganizzazione delle Forze Armate portano nel ’41 alla destituzione di Badoglio (reo di aver subito grandi perdite in Grecia). Al suo posto, come Capo del Comando Generale, viene messo Ugo Cavallero. I tempi per la propria auto-candidatura alla Presidenza del Consiglio maturano di lì a poco. Sfruttando la scarsa efficacia dell’esercito italiano Farinacci si individua come perfetto successore del Duce. Il 10 giugno ’43 la resa agli Alleati sull’isola di Pantelleria viene giudicata irragionevole e quindi ideale per generare le dimissioni degli alti vertici della gerarchia fascista. Mussolini, ovviamente, non ci sta. Ritorna le accuse al mittente assicurandolo che si tratta solo di una crisi temporanea e che il nemico verrà annientato non appena poserà piede sul suolo siculo. L’Onorevole Glicerina non è però ancora domato. Si dice sicuro che forti componenti di Casa Reale e Forze Armate stiano tramando nell’ombra. A Roma nessuno gli crede e va dunque a riferire anche a Berlino. Anche i teutonici, però, lo mettono alla porta. L’ambasciatore von Makensen gli fa, nemmeno troppo cortesemente, notare come il suo atteggiamento sia troppo simile a quello del ragazzo che gridava sempre al lupo.

 
 

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