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[..Sussidiario illustrato del lento (e del rimorso)..]
Il Venerdi di via Tiziano
Scritto da Chinasky   

I Baustelle hanno alle loro spalle 2 dischi: “Sussidiario illustrato della giovinezza” e “La moda del lento”. Ieri sera suonavano all’Hiroshima a Torino e io c’ero. Vale la pena parlarne? Probabilmente no… ma, visto che “la musica, così come la vita, è essenzialmente inutile” (cit.), vedrò di bere l’amaro calice e buttarmi anch’io in questa che sembra essere diventata una delle questioni cardine della campagna elettorale prossima ventura.

Dividono le masse: questo si dice.

 

O li ami o li odi, eccetera. Sono arrivato in loco da ignavo, senza aver mai preso una posizione in merito. Ma dopo la visione dell’esibizione ao vivo un po’ tutti gli astanti esigevano prese di coscienza proprie o altrui. Quando uscì il loro primo album (correva l’anno 2000) provai un insano senso di disinteresse. Quel disegno in copertina, con uomo + donna abbracciati su letto, mi ricordava davvero troppo da vicino quello del monumentale “Philophobia” degli Arab Strap (che invece, pur avendo comunque impressa una coppia, la sparpagliava sul fronte/retro e in tutt’altra postura… ma, si sa, le associazioni mentali procedono secondo algoritmi alchemici imperscrutabili). Fu un errore. Se il mio processo educativo fosse passato anche attraverso quei solchi è probabile che oggi avrei ben altri sentimenti nei loro confronti. Ascoltando “Sussidiario illustrato della giovinezza” fuori tempo massimo pago fortemente lo scorretto approccio ai Baustelle. È vero che 3 anni non sono poi così tanti, però dal 2000 in poi di cose ne sono successe a bizzeffe e quasi tutte brutte.

 

Dunque mi trovo al loro cospetto con un’infarinatura quantomeno superficiale. La mia ignoranza in materia arriva al punto che non ricordo nemmeno il titolo di una loro canzone. Un manipolo di affezionati fan mi convince del mio torto abbandonandosi nel sottopalco a sceneggiate scomposte da invasati. Tutto questo mentre il tossicomane amico-per-una-sera, che precedentemente mi aveva avvicinato per chiedermi l’ora d’inizio del concerto, mi favoleggia delle settimane passate, quando tra quelle medesime mura ci suonarono i Metanòz, meraviglioso gruppo dedito al ‘rez’ (traduzione per i non consumatori: i Meganoidi che fanno reggae). Lui si divertì molto. Sottolineava con enfasi la fortissima componente femminile presente e l’eccezionale consumo di erbe aromatiche. L’inizio del concerto è potente e promettente. Il cantante (Francesco) ha una bella voce che tutto sommato ben si sposa al tappeto sonoro. Incuriosisce su tutte la figura di Fabrizio: colui che manipola manopole e tasta tasti. La rappresentazione allo stato fetale del frutto acerbo nato dall’orgia tra il Danny de Vito di Batman e il Johnny Deep di Paura e Delirio a Las Vegas.

Alle loro spalle scorrono filmati poco colorati e per un attimo mi balena in zucca un parallelismo blasfemo con l’Exploding Plastic Inevitable della premiata ditta VU-Warhol. Al fine di non stuzzicare troppo gli dèi, vedo di auto-censurarmi in fretta… hai visto mai che non mi crolli addosso l’intero stabile. Procedendo su questa linea esploro elucubrazioni più o meno degne di essere rese pubbliche. Finché un’illuminazione oscura tutto il resto! Ma fosse che penso a tutt’altro perché questo concerto mi sta annoiando da morire? Sono attanagliato dal dubbio. Il tossicomane dice di essere in pre-coma e che non regge più. Mi saluta e se ne va. Rispondo cortese ma il mio sorriso è rivolto altrove. È rivolto a me stesso e al mio nuovo successo nella lotta quotidiana per la ricerca della verità. La mia conclusione è: io i Baustelle li odio.

Com’è ovvio non c’è nulla di personale in tutto ciò. Dovesse ricapitare l’occasione quasi sicuramente tornerei a vederli e potrei addirittura concedermi il lusso di comprarmi il loro prossimo album, visto che il progetto mi sembra funzionare bene e reggersi su solide basi artistiche. So però di ricordare bene che nella versione in studio il cantante è molto meno stonato e che il suono non è tanto sfacciatamente già sentito (20 anni fa).

 
 

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