[..niente..]
Il Venerdi di via Tiziano
Scritto da Chinasky   

La mia canzone preferita in assoluto, prim'ancora delle baggianate psico-folk e post-jazz che girano sulle radio moderne, è quella della pubblicità delle Panatine Rovagnati.

Quella che fa "cinque minuti, solo 5 vedrai... delle Panatine t'innamorerai".

Un ritorno allo swing d'antan, con contorno di verdurine tagliate fine fine come la mortadella che Funari sponsorizzava. Eran passati i tempi di A Bocca Aperta, con il conseguente dubbio amletico riguardante il dove infilarsi l'insaccato. Tele-utenti distratti, ingannati dal cambio di titolo del programma, si ritrovavano il volto sanguinante in seguito ad escoriazioni causate da forchette imbandite, senz'altro, ma puntute, come da copione.
Ma di quella era pure meglio l'imitazione, fatta per satira e/o comicità d'avanguardia, di Guzzanti. L'intermedio. Intendo non il roscio (già risibile di per sè, ma inconsapevolmente, dunque non ascrivibile al ruolo di buffone catodico) e nemmanco le altre due identicamente cognomate che pur avendo addosso la medesima attenzione mediatica pagano lo scotto del diverso genere rispetto al personaggio di cui qui ed ora stiamo ciarlando. Il nome di battesimo di costui mi sfugge, ragione per la quale lo indicheremo, d'ora innanzi e poi per poco (visto e considerato che non ho intenzione di parlarne a lungo), come l'Intermedio.

Ecco. l'Intermedio mi piaceva quando, prendendo le mosse e la vocalità di Funari, consigliava di pigliare la mortadella (o mortazza, come variante regionale) e ficcarsela nelle scarpe a mo di soletta.
Io non ci ho mai provato. Ma resto curioso di sapere l'effetto che fa.
In fondo cibo, comicità, tivvù e igiene sono da sempre tematiche che vanno a braccetto. Ovunque. Gelati che sanno di sapone (cineserie avariate), creme epilatorie al gusto di lampone, siparietti godibili tra una bistecca e un termosifone (ma solo a tarda notte e senza l'illustre cugino).
Un taglia e cuci caleidoscopico. Interessante solo per chi sa o può seguirne il filo, la trama e l'ordito. 
Ma anche tanta e inevitabile noia. Come chi deve e il vento gli sputa in faccia la neve. Sia chiaro che se di cit. bisogna ferire, sarebbe poi meglio non morire. E a correggere il tiro basta poco, quindi non era noia qua sopra bensì qualcos'altro. E nemmeno gioia, che ha il solo merito di rimare perfettamente. Lo dico solo per rispetto ai quintali di liquido ematico dispersi per cause più o meno sensate. Ammesso e assolutamente non concesso che, di fronte ad eventi apocalittici, abbia senso parlare di sensatezza.
Quindi meglio stare in silenzio e ragionare. E in questa condizione mi vengono in mente due cose: la prima è che c'è anche un'altra parola che risponde alle caratteristiche rimatorie (e nemmeno una sola, o 'sòla' per restare in metafora), la seconda riguarda i cartelloni pubblicitari. Quelli dove c'è Gigi d'Agostino (oggi è nato un bel bambino) con la postura che se non fosse che c'ha le cuffie attorno al collo lo si potrebbe scambiare per un pappone. Al suo fianco l'emblematoca frase "quando finisce la musica mi capita di restare ad ascoltare". Stucchevole, sentenzierebbe l'uomo dai quattro poteri. E avrebbe ragione (come sempre). Totalmente fuori tema, come quando una volta al liceo presi 3 di tema. Ma questa è una storia vera, quindi non importerà niente a nessuno di saperla.
Piuttosto, sempre sull'argomento, vanno ricordati i tanti e tanti nomi dimenticati dalla storia. Alcuni qualche volta compaiono sulle pagine laperquisiane. Altri finiscono nel dimenticatoio. Che è un posto dove non vorrei mai andare, perchè dev'essere più affollato del 18 alle 6 di sera. Mi vengono i sensi di colpa, mi rattristo e scompaio. Con un'autentica evoluzione subacquea riesco a tuffarmi nel mare della memoria e riemergene con in mano il Corrado che mancava al discorso iniziale.
E anche per oggi la mia buona azione quotidiana l'ho fatta.

 

 
 

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