Home Il Venerdi di via Tiziano [..RAGIONAMENTI SEMOVENTI..]
[..RAGIONAMENTI SEMOVENTI..]
Il Venerdi di via Tiziano
Scritto da Chinasky   

Chi sono? Cosa sono? Quando sono assente di qua…

Semicitando e via discorrendo proseguo senza indugi attraverso i perigli di un riassunto schematico (e a personale uso e consumo) dei fatti intercorsi tra l’ultimo punto (esclamativo!) apposto a questa rubrica e la maiuscola che fa da incipit al qui presente parolame.
Pressoché nulla. Laddove s’intenda per nulla uno squilibrio dinamico tra incontri con l’esperienza e scontri con la pigrizia. Code e prese di posizione sdrucciole. Alcune cose belle, altre semplicemente inutili.
Di brutto solo quisquiglie, ma rigorosamente al di fuori dell’abitacolo. Intraviste giusto di sfuggita attraverso lo specchietto retrovisore di un’autovettura fiammante. Nera e dall’ambizione elegante. Ma al contempo divertente e buffa nella sua forma tondeggiata di ironica provocazione. Un abominio estetico? No, una risposta affilata alla caterva di domande d’ispirazione esistenzialista che dominano l’uomo in quanto animale politico.
È possibile che 4 ruote, una carrozzeria e una marea di ammennicoli metallici e plasticosi s’impongano all’attenzione come panacea dei mali della società? Certamente no. Ma possono, almeno, turbare il pubblico sentire al punto da indirizzarlo verso la scelta giusta dinnanzi al quadrivio della perplessità.

“Tutte minchiate”, fa notare l’esimio versatore, “l’importante è che rombi”.
Non ha torto: lui. Ma si fa quel che si può, ovvero si fa di necessità virtù.
Perché navigatore prudente mi han voluto e navigatore prudente io sarò. Salvo ingegnarmi per giustificare il mio rinnovato spirito meditativo con elucubrazioni obsolete, ripetute e ammorbanti. Finché c’è qualcuno che mi ascolta posso ambire a salvezza.
Ed è con questo augurio che vi presento T.D. Nico. Con T.D. che individua marca e modello dell’autoveicolo (da notare l’omonimia con il limoncino al quale questo pezzo è dedicato) e Nico a porsi come emblema di una gloriosa stirpe motorizzata.
Questo nulla e altro nulla da aggiungere al nulla.
Come per esempio la compassata predisposizione mentale del sottoscritto a mettersi in giuoco in una delle mille e mille attività ludico-intellettuali offerte dal Gran Direttorio dell’Occupazione Argomentativa. Trattasi di un corso per condizionati alla scrittura, prim’ancora che alla lettura.
E in quei lidi la dialettica impone un serrato contraddittorio su tematiche sulfuree tipo “da dove nasce l’arte? Dalla vita o dall’arte stessa?”. Son domande a risposta aperta, ma anche intrise di retorica spiazzante. Che, peggio ancora della T.D. Nico, svolgono la funzione di Duca. Di più e meglio di Virgilio su e giù per l’altroquando metempsicotico.
Un accenno di libertà claustrofobizzante (quasi intimamente sartriana – giusto di rimando al capoverso precedente) per noi, sventurati amanti, che limitiamo le nostre ambizioni al bello senza pretese di sorta.
Ingaggio una lotta all’ultimo silenzio tra me stesso e la mia intimità. Ammutolito dall’incapacità di comparare, quasi matematicamente, sintesi di siffatta antitetica costruzione.
La questione, infine, mi obbliga a sfogarmi attraverso una forma normalmente a me invisa. E qui di seguito vi propongo La Mia Poesia:

io non scrivo poesie.
non lo facevo prima, non lo faccio ora e non lo farò mai.
e se anche l'avessi fatto
o lo stessi facendo
o lo farò,
nessuno mai lo saprà.

 

E vorrei chiudere quest’intervento chiedendo scusa a tutti voi. Mi sono parlato addosso, pardon, ma avevo un gran bisogno di tacere…

 
 

Cerca