[..D'Istanze..]
Il Venerdi di via Tiziano
Scritto da Chinasky   

D'istanze

Cosa nascondi in quella mano?

Un fiore? Un orologio? Un millepiedi?

Qualsiasi cosa sia, ti prego, fammela vedere. Muoio di curiosità. Muoio dalla voglia di capire chi sei.

Tanto per illudermi, una volta e una volta per tutte, di poter riconoscere le persone in base ai particolari.

Ah! Che truffa. Tutta ‘sta storia del pregiudizio debole e utile, le sue relazioni e ancora: un’inutile arrampicata verso la semplificazione di ciò che di più complesso esiste in natura: il rapporto tra Uno e Altro.

Non hai nemmeno finito il tuo vino. Perché? Ti aiuto?

Suvvia, non essere parsimonioso. Fino a quando sarà possibile trovare, in umidi anfratti della realtà, le circostanze adatte per la condivisione, fino a quando quel che ci gira attorno ci consente il riparo sicuro della compassione, fino a quando avremo sufficiente coraggio da non dissipare l’identità in bilioni di atteggiamenti… fino a quando tutto ciò sarà Vero, tanto vale non sprecare nemmeno un grammo di Noi.

Non senti freddo? Chiudo la finestra?

Sì, meglio accostarla. Chè non ci sia quel fastidioso rincorrersi di correnti calde e gelide. Quelle che scontrandosi generano temporali. Botti e fulmini. Improduttive tempeste sentimentali, di cui nessuno di noi (spero) ha voglia né intenzione. E per nessun motivo, oltretutto, se non questioni di natura, mio dio, termodinamica!

Non alzarti ancora, per favore. No, dove vai?

Ecco, mi sarebbe sempre piaciuto assomigliarti. Almeno un po’. Almeno per la capacità di non essere mai niente in più e in meno di stesso. Invidio, o meglio ammiro, quel che è tua proiezione su di me. Amo l’idea che mi sono fatto. Amo la mia capacità di renderti formidabile. E allora sono io il migliore dei due.

Attenzione, ti è caduta la cenere sul tavolo. Vuoi un’altra sigaretta?

No, perché in fondo è così. Sono io il migliore, non c’è niente da dire. E se lo sono è perché riesco a renderti tanto magnifico. Senza di me non saresti tutta ‘sta roba. O forse sbaglio io, chissà…

Ma cos’è? La serata dei silenzi? Dimmi qualunque cosa. Ma parla!

Magari quello che vuoi dirmi è che, in fondo, e come sempre capita, ci si può trovare bene a metà. Che nessuno dei due ha meriti o demeriti. Che Essenza e Proiezione sono equivalenti. Non ha senso dunque esplorarsi. Assumiamo l’affinità come dato di fatto. Mandiamo in pensione la curiosità o anche il solo piacere di guardarci. Restiamo immobili e godiamocela.

Sei un po’ pallido. Forse hai bisogno di mangiare? Ho del formaggio in casa.

No, non sono per niente uno che ama prendersi cura degli altri. E nemmeno m’importa di avere gente attorno che sta bene. Mi fa paura quello che non posso o non riesco a condividere. Scusami. È così. Il miracolo dell’integrazione mi parte da altre centri, si dipana lungo altri vettori. So che potevo far di meglio. Oggi, come ieri, come domani. Sono pigro. E lo sono talmente tanto da non aver nemmeno voglia di farmi schifo. Non migliorerò. Mai.

Ti piace questo disco? L’ho comprato ieri, dopo il concerto. Validissimo.

Se può farti stare meglio sappi che nemmeno peggiorerò. Sono troppo pigro anche per quello.

Però mi dà davvero fastidio che non finisci il vino. Sei a mezzo bicchiere da un’ora almeno.

E poi non apri bocca. Non dici nulla.

Mi fai sentire solo.

Forse perché lo sono davvero (solo)…

Continuo a parlarti facendo finta che tu sia qua. Come se non sapessi che te ne sei andato da un millennio almeno e magari non ci sei mai nemmeno stato davvero. Qua.

E allora il tuo vino, se permetti, me lo finisco io.

Alla salute!

 
 

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