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Il Comandante stava nella fredda cabina di pilotaggio, accucciato in un angolo. Con una siringa in una mano e l’altro braccio nudo e proteso in avanti. L’ago rilucente stava per fare il suo trionfale ingresso nella vena bluastra e gonfia.
Tutto bene.
Un rivolo di sudore gelido gli solcava la tempia.
All’improvviso irruppe nella stanza il Luogotenente urlando a squarciagola «Noooooooooo! Non lo faccia!».
Il Comandante bestemmiò e lasciò cadere a terra tutto l’armamentario: «’zzo vuoi?», sibilò.
«Ok che un racconto deve avere un incipit forte ma questo… questo è decisamente troppo». Non aveva torto il Luogotenente, che proseguì: «Dai. Non è credibile, un eroinomane subito così! Lei dovrebbe semplicemente pilotare l’astronave e dire qualche frase ad effetto. Si tiri su, da bravo e faccia il suo dovere. E non dica parolacce».
«Fottuto sapientone».
Scese un silenzio insopportabile . Tra i due, infatti, non era mai corso buon sangue. Troppo cafone questo Comandante PierFranco Nientedimeno (che già dal nome..) per quel Luogotenente Alexander Scovazzer (che già dal nome...).
Il primo era arrivato a prendere i gradi in virtù di un’invidiabile capacità affabulatoria soprattutto nei contesti giusti. Di famiglia importante saltò buona parte delle tappe della carriera militare grazie ad un cugino ex Ministro della Guerra.
Il secondo, figlio di operai, aveva basato il proprio successo monco sullo studio e sulla preparazione. Ben conscio dell’importanza della sapienza assoluta in certi settori conosceva a menadito le regole, formalizzate o meno, della letteratura fantascientifica. Aveva letto, di proposito, quasi tutta la collezione Urania, ben sapendo che se avesse esagerato, facendosi l’intera monumentale collezione, non sarebbe più stato credibile e nessuno l’avrebbe scelto, nemmeno per una piccola parte.
Vennero messi sulla stessa astronave il 27 agosto 2004, non senza borbottii molesti dall’una e dall’altra parte.
Dopo il breve battibecco il Luogotenente si ritirò nella sua stanzetta a meditare profondamente sulle questioni che ci si aspetterebbe vedere meditare un Luogotenente della sua levatura. «Come siamo piccoli nell’universo», «La missione sarà sicuramente un successo» e via di questo passo. Con la divisa stirata e una mano, chiusa a pugno, puntata sulla fronte corrugata.
Il Comandante dopo aver inserito il pilota automatico tarandolo perché il vascello spaziale si spostasse sul crinale del quadrante B12 era sceso in cambusa e aveva iniziato una chiassosa partita a calcio balilla con altri 3 soggettoni umanoidi caricati a bordo senza un motivo preciso 2 capitoli prima.
Qualcuno avrebbe dovuto compilare il diario di bordo, ma i due personaggi principali erano già impegnati in altre questioni ed attualmente non è possibile mandare nessun’altro allo scrittoio, avendo questo racconto uno scarsissimo budget e non è concessa l’assunzione di altro personale.
Si passa dunque direttamente alla battaglia finale.
La madre di tutte le battaglie.
Ma si resta senza vincitori né vinti perché il Luogotenente s’è fratturato una gamba scivolando su un pattino a rotelle lasciato in mezzo alla cabina di pilotaggio dal Comandante Nientedimeno.
Buffo che sia successo proprio mentre stava digrignando «Siete tutti degli incompetenti, alla prossima vado a fare il crash test dummie per Ballard». |