[..BATTAGLIA..]
Il Venerdi di via Tiziano
Scritto da Chinasky   

Il Capitano di Brigata aveva puntato il fucile dentro al buco nel terreno. Un buco che possiamo stimare essere stato largo circa un metro, un metro e mezzo. Dunque facilmente attraversabile da corpi umani di varia dimensione. Il Soldato Uno si arrotolava una sigaretta dentro alla tasca dei pantaloni fradici. Ne avrebbe poi estratto un cartoccetto umidiccio di difficile utilizzo. Il Soldato Due si era levato la stupida e si detergeva la fronte con la manica verdona della divisa. Il Soldato Tre era morto durante l’assalto precedente. Il Soldato Quattro pensava a casa sua e all’immensa merda che gli si stava formando negli intestini.

Il Capitano di Brigata urlò qualcosa di minaccioso all’indirizzo del buco. Tradusse la frase in tre lingue diverse, ivi comprese le bestemmie e aggiungendo, di volta in volta, particolari nuovi tali da far maggiore presa su utenti ipoteticamente di straniera provenienza. La fatica venne ricompensata. Dopo pochi secondi comparve dalla terra una tartaruga, fattasi poi testa e infine corpo di uomo con elmetto militare. E ancora una tartaruga e poi altre. Altri corpi di uomo, altri elmetti e tartarughe.

Fino a raggiungere un numero pari a 7 soldati. Stranieri. In fila come al supermercato con le mani al cielo come se stessero urlando senza urlare, o si fotocopiassero in serie da mosaici bizantini. Il Soldato Due assistette compiaciuto alla scena. Rimise la stupida sulla cocuzza e, avvicinatosi ad uno di questi, rimase un poco ad ascoltarne i bisbigli a denti stretti. “Cosa fai negro? – chiese – Stai forse pregando?”. E quello, che nero non lo era per niente rispose, di sì, ma quando, successivamente, fu interrogato sul colore della pelle del suo Dio preferì smettere la litania, non ritenendo quella la situazione ideale per intavolare una seria discussione teologica. Il Soldato Quattro ebbe un’indecisione fatale allorquando si rese conto che la missione stava riscuotendo il successo sperato. Spostò per un istante l’attenzione dallo sfintere alla situazione circostante e l’aere si riempì immediatamente di quella fragranza greve propria delle ritirate delle caserme di mezzo mondo. Il Soldato Uno colse l’occasione per unirsi in coro al compagno pensando che nessuno l’avrebbe mai scoperto. Il Soldato Tre già lo sappiamo dov’era rimasto.

Il negro che nero non lo era per niente, ancora scosso per le male parole ricevute in precedenza, abbassò le braccia e si sentì un po’ meglio. Odorò e capì che era il momento di agire. Divaricò leggermente le gambe e come in mistica estasi apprezzò il leggero massaggio dell’aria intestina sulle sue ragadi nuove fiammanti. A ruota lo seguirono un paio di suoi commilitoni, uno dei quali commettendo il fatale errore di consentire all’azione di tradursi anche in onde sonore spiacevoli. Il Soldato Due si dichiarò molto offeso per l’accaduto. Puntò i gomiti verso l’esterno. Si smorfiò la faccia per lo sforzo immane e, diretto il tergo verso un nemico a caso, proruppe in uno squassante brontolio che ai presenti parve non finire mai. Il Capitano di Brigata volle subito replicare e, in un certo qual senso, ristabilire le gerarchie nel gruppo. E ci riuscì. La sua fu un’opera d’arte di eccezionale fattura per sensibilità di composizione ed esecuzione. Tanto che un applauso spontaneo nacque tra gli astanti. Un applauso liberatorio anche e soprattutto per quei quattro stranieri che ancora mancavano all’appello. Il Soldato Tre avrebbe partecipato volentieri all’improvvisata sinfonia rettale. 
Ai superstiti ancora oggi piace pensare che da lassù abbia vegliato sull’accaduto, unendo il proprio peto angelico a quelli umani e sozzi di guerra dei compagni rimasti a terra a combattere.

 

 
 

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