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Laperquisa.it, periodico di libertà sartriana
7° e 8° pensiero cardinale
Autori Laperquisiani
Scritto da beru   
Lunedì 15 Dicembre 2014 11:49

7.

Per quanto apparentemente grande, il nostro pianeta risulterà sempre ridicolmente minuscolo rispetto agli impeti del nostro animo, e una gabbia diventerà, in certi tristi e manchevoli momenti della nostra vita. Se l'uomo non si libera da questa miopia, che porta a “misurare” l'essere senza tener conto di ciò che “confina” la nostra vita, e cioè altra vita ancora, vivrà in chiusure e prigioni. La vita non è tutto, a meno che non si voglia comprendere in essa anche ciò che le va oltre, in quanto ancora vita.

Un occhio limpido sa, anche nel dispiacere, che le forme mondane “rendono l'idea, danno un'estetica” ma non “significano” l'essere, sa che l'infinito è una voce che si nasconde dietro un'altra voce, che è un “vero” dietro un altro “vero”, e cosi via.

E' stato un filosofo chiamato Alexander a dire che Dio non è tutto, che Dio verrà superato, perché l'infinito è questo ed oltre.

 

8.

Si può filosofare senza essere, anche, terribilmente tristi, senza affrontare verticali cieli plumbei che oscurano ogni luce? Enorme è lo slancio necessario per superare la forza di gravità, tanto enorme che può dirsi impossibile. Il nostro pensiero stesso, tanto decantato come possibilità per l'uomo di ascendere la materia (la risata è materia, la felicità è materia!) non esce dalla forza di gravità. Il pensiero ascende, si libera verso l'alto, ma trova il culmine, la gravità lo richiama, ed esso ricade, rimbalza.

L'uomo visto dall'alto non è uno spirito separato ma è una PALLA, la PALLA della gravità.

Dove dunque l'oltre-mondo, il mondo dietro il mondo che lo stesso pensiero, schiacciato dalla gravità, concepisce?
Folle muro.

 
5° pensiero cardinale
Autori demiurghi
Scritto da beru   
Mercoledì 27 Agosto 2014 11:02


Per opposizione, per scarto, per difetto o per eccesso, mi ricavo dal resto del disegno dell'umanità e del pensabile.

Sono forse una parentesi vuota tra le altre parentesi vuote che aspirano al "pieno", come un polmone che vuole avere sempre aria pulita.

Per contrapposizione o per analogia percepisco i miei punti di forza e debolezza: devo comparare, ragionare, cogliere differenze, creare alti e bassi, mettere assieme.

Chi sono?

Folle muro.

Se guardo all'interno di me escludendo TUTTO il resto rimbalzo su questo “ME” fino alla nausea e arrivo in una zona vuota e linda solo dopo aver fatto mille peripezie, prodotto sangue, vomito, sputo.

Sono convinto che è impossibile accettare davvero la morte, perché è anche questa vita, così come si presenta, che non è lei stessa propriamente ACCETTABILE: non vedo un ultra-reale, in una stanza forse separata, un mondo dietro il mondo, sempre lì e sempre qui?

Immagino che tutto ciò disperderebbe i resti di questo reale, questo reale che noi possiamo persino pensare come TUTTO.


6.

Sarebbe veramente troppo chiedere all'uomo, nel suo stato ordinario, di essere pienamente cosciente di se stesso, del mondo, comprese queste due cose: che è nato, e che dunque prima non era “vivo”, e che muore, che potrebbe morire anche subito, ovvero che presto non sarà più quei “due piedi” che ora lo portano appresso, quelle mani che si grattano la cute e sfiorano la vita ogni attimo.

Eppure, questo troppo è TUTTO. L'enorme, fatidica importanza che l'uomo conferisce alla storia fin qui compiuta, al cammino esteticamente mirabolante delle razze umane e delle civiltà, al susseguirsi delle singole esistenze sul pianeta, m'appare uno scherzo di un attimo, una folgore colorata, rispetto a TUTTO.

 
Stabilità
Autori demiurghi
Scritto da beru   
Sabato 03 Maggio 2014 14:53

 

STABILITA'

 

Come un'ospite inattesa e mai desiderata

tu, stabilità, hai forzato le porte di casa mia

e pari a un molosso inguardabile, ti sei piazzata sul mio divano.

 

Sono il “giusto equilibrio” tra i principi della vita,

mi hai detto, sono il miele in cui languono e dormono

le molteplici contraddizioni,

e tra tutte, le due: il nome e il senza nome,

l'origine di tutte le contraddizioni: la CONTRADDIZIONE.

 

Vai fuori di qui, ti ho urlato!

Dolcezza, miele, equilibrio, noia, STABILITA'...

queste cose non m'interessano, voglio la VITA pulsante,

grondante sale e miele insieme, contraddizioni, tutto quanto!

 

Sei uscita, dal divano ti sei alzata e con riserbo mi hai detto:

me ne vado, poichè non mi garba stare in luoghi tormentati.

 

Ma è rimasto il tuo fantasma, pesante a dirsi,

seduto lì sul mio divano

e talvolta la sera mi fermo il braccio,

mentre aspira, in segreto, al tuo abbraccio.

 

beru

 
Due giochi
Autori demiurghi
Scritto da beru   
Domenica 10 Agosto 2014 22:25

I bambini giocavano

 

 

I bambini giocavano, e io stavo zitto zitto,

a vedere come giocavano.


I bambini giocavano, mentre io no, io facevo il serio.

 

Ma io piangevo,

loro no.

 

 

Le sette meno un quarto

 

Alle sette meno un quarto, l'UOMO smette di pensare alla vita.


E' un'ora qualunque, è vero, ma basta un'ora qualunque

e io quest'uomo lo penso tutti i giorni.

 

Quest'uomo è DIO!


Io m'immagino quest'uomo come un altro me stesso, di solito più bello, comunque più REALE.

Quest'uomo è DIO, che alle sette meno un quarto smette di pensare alla vita,

e gli succede QUALCOSA, un nervo gli salta, un MONDO gli cade dalle mani

e dopo che ha smesso di pensare alla vita, VIVE.

 
STANNO INVECCHIANDO
Autori demiurghi
Scritto da beru   
Martedì 25 Febbraio 2014 13:01

 

STANNO INVECCHIANDO

 

Stanno invecchiando, le dolci e miti creature

che nella primavera della vita mia,

senza nulla da fare e da dire,

senza nulla che mancasse al mio respiro,

vedevo giocare nel limbo dello spirito,

nel giardino incantato delle cose sempre verdi.

 

Anche loro stanno invecchiando,

che sembravano esser fuori dal tempo

e non bruciarsi mai anche camminando sul fuoco

e risplendere solo di luce propria

come si dice di una stella.

 

Se anche di loro, dolcezza senza pari,

massimo impeto di vita pensabile,

grandezza che spegne il fiato di Eolo,

se anche di loro,

la mia vista che è Desiderio

inizia, con tutto l'orrore del caso,

a intravederne le pieghe della carne

la mollezza dello spirito

il tremolio dei corpi

di quelli che un tempo furono solidi e luminosi

varcanti ogni confine,

è perché Altro,

di nascosto e imperscrutabile

di supposto e non guardabile

sarà l'Eterno che muove e fugge.

 
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