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Laperquisa.it, periodico di libertà sartriana
9-10-11 pensieri cardinali
Autori Laperquisiani
Scritto da beru   
Giovedì 01 Gennaio 2015 12:10

9.

 

Lasciarsi andare rispetto a ogni punto di gravità, oltre le sensazioni, essere centrati nel vuoto-pieno interiore. Questo dice lo Zen. Il mostro dello Zen è la sofferenza. E' questo mostro, o ciò che riteniamo tale, che fa percepire il mondo come un'entità estranea? Finchè la sofferenza fa questo, e rende il mondo estraneo a noi stessi, noi non potremo mai essere in intimità con il vuoto-pieno interiore. Il massimo che potremo fare sarà brancolare alla ricerca di distrazioni,di tecniche di “liberazione”(falsa parola, quest'ultima).

Sono state dette, come grandi verità storiche, due cose: che bisogna ACCETTARE l'esistenza e al tempo stesso LOTTARE e cambiare l'esistenza. La vita è conservazione e cambiamento, molteplicità e purezza insieme.

 

 

 

10.

 

La gioia momentanea di essere stati causa di un qualcosa di lodevole, di grande, di aver contribuito a un dono verso il puro esistere e verso il mondo è, per quanto elevato come gesto dello spirito, ancora un'illusione: l'illusione di essere individui.

E per quanto possa apparire assurdo dover rinunciare all'idea che esista davvero un'essenza propria dell'individuo, mi appare sano che sia così. E' nella connessione, nel superamento, nello scioglimento dei limiti che mi definiscono in separazione dal “resto”, che “io” (semplice vettore!) elevo non “me stesso” (semplice illusione) ma il mondo intero, inconcepibile assurdità della parola.

 

 

11.

 

L'inconsistenza oggettiva della materia, il tarlo che Berkeley ha donato all'uomo, è ancora vivo, nonché comunicativo. E questo lo è sia per semplice connessione dell'uomo concreto pensante (supposto per convenzione che sia tale come si dice) con l'assurdità, l'inconcepibilità di un universo DAVVERO materiale, sia per semplice connessione dell'uomo concreto pensante con se stesso, ovvero per il permanere cronico del dubbio in quanto tale, sia per semplice connessione della materia con se stessa, che fornisce il risultato teorico di: impossibile.

Pertanto, qualora non bastasse la fragilità già implicita in ogni e qualsiasi concezione, resta da scontare, e credo resterà ancora a lungo, la forza sovrumana della mancanza di concezione, ovvero della presenza, accettata o meno, di una non-concezione cronica delle cose.

 
7° e 8° pensiero cardinale
Autori Laperquisiani
Scritto da beru   
Lunedì 15 Dicembre 2014 11:49

7.

Per quanto apparentemente grande, il nostro pianeta risulterà sempre ridicolmente minuscolo rispetto agli impeti del nostro animo, e una gabbia diventerà, in certi tristi e manchevoli momenti della nostra vita. Se l'uomo non si libera da questa miopia, che porta a “misurare” l'essere senza tener conto di ciò che “confina” la nostra vita, e cioè altra vita ancora, vivrà in chiusure e prigioni. La vita non è tutto, a meno che non si voglia comprendere in essa anche ciò che le va oltre, in quanto ancora vita.

Un occhio limpido sa, anche nel dispiacere, che le forme mondane “rendono l'idea, danno un'estetica” ma non “significano” l'essere, sa che l'infinito è una voce che si nasconde dietro un'altra voce, che è un “vero” dietro un altro “vero”, e cosi via.

E' stato un filosofo chiamato Alexander a dire che Dio non è tutto, che Dio verrà superato, perché l'infinito è questo ed oltre.

 

8.

Si può filosofare senza essere, anche, terribilmente tristi, senza affrontare verticali cieli plumbei che oscurano ogni luce? Enorme è lo slancio necessario per superare la forza di gravità, tanto enorme che può dirsi impossibile. Il nostro pensiero stesso, tanto decantato come possibilità per l'uomo di ascendere la materia (la risata è materia, la felicità è materia!) non esce dalla forza di gravità. Il pensiero ascende, si libera verso l'alto, ma trova il culmine, la gravità lo richiama, ed esso ricade, rimbalza.

L'uomo visto dall'alto non è uno spirito separato ma è una PALLA, la PALLA della gravità.

Dove dunque l'oltre-mondo, il mondo dietro il mondo che lo stesso pensiero, schiacciato dalla gravità, concepisce?
Folle muro.

 
Due giochi
Autori demiurghi
Scritto da beru   
Domenica 10 Agosto 2014 22:25

I bambini giocavano

 

 

I bambini giocavano, e io stavo zitto zitto,

a vedere come giocavano.


I bambini giocavano, mentre io no, io facevo il serio.

 

Ma io piangevo,

loro no.

 

 

Le sette meno un quarto

 

Alle sette meno un quarto, l'UOMO smette di pensare alla vita.


E' un'ora qualunque, è vero, ma basta un'ora qualunque

e io quest'uomo lo penso tutti i giorni.

 

Quest'uomo è DIO!


Io m'immagino quest'uomo come un altro me stesso, di solito più bello, comunque più REALE.

Quest'uomo è DIO, che alle sette meno un quarto smette di pensare alla vita,

e gli succede QUALCOSA, un nervo gli salta, un MONDO gli cade dalle mani

e dopo che ha smesso di pensare alla vita, VIVE.

 
5° pensiero cardinale
Autori demiurghi
Scritto da beru   
Mercoledì 27 Agosto 2014 11:02


Per opposizione, per scarto, per difetto o per eccesso, mi ricavo dal resto del disegno dell'umanità e del pensabile.

Sono forse una parentesi vuota tra le altre parentesi vuote che aspirano al "pieno", come un polmone che vuole avere sempre aria pulita.

Per contrapposizione o per analogia percepisco i miei punti di forza e debolezza: devo comparare, ragionare, cogliere differenze, creare alti e bassi, mettere assieme.

Chi sono?

Folle muro.

Se guardo all'interno di me escludendo TUTTO il resto rimbalzo su questo “ME” fino alla nausea e arrivo in una zona vuota e linda solo dopo aver fatto mille peripezie, prodotto sangue, vomito, sputo.

Sono convinto che è impossibile accettare davvero la morte, perché è anche questa vita, così come si presenta, che non è lei stessa propriamente ACCETTABILE: non vedo un ultra-reale, in una stanza forse separata, un mondo dietro il mondo, sempre lì e sempre qui?

Immagino che tutto ciò disperderebbe i resti di questo reale, questo reale che noi possiamo persino pensare come TUTTO.


6.

Sarebbe veramente troppo chiedere all'uomo, nel suo stato ordinario, di essere pienamente cosciente di se stesso, del mondo, comprese queste due cose: che è nato, e che dunque prima non era “vivo”, e che muore, che potrebbe morire anche subito, ovvero che presto non sarà più quei “due piedi” che ora lo portano appresso, quelle mani che si grattano la cute e sfiorano la vita ogni attimo.

Eppure, questo troppo è TUTTO. L'enorme, fatidica importanza che l'uomo conferisce alla storia fin qui compiuta, al cammino esteticamente mirabolante delle razze umane e delle civiltà, al susseguirsi delle singole esistenze sul pianeta, m'appare uno scherzo di un attimo, una folgore colorata, rispetto a TUTTO.

 
Stabilità
Autori demiurghi
Scritto da beru   
Sabato 03 Maggio 2014 14:53

 

STABILITA'

 

Come un'ospite inattesa e mai desiderata

tu, stabilità, hai forzato le porte di casa mia

e pari a un molosso inguardabile, ti sei piazzata sul mio divano.

 

Sono il “giusto equilibrio” tra i principi della vita,

mi hai detto, sono il miele in cui languono e dormono

le molteplici contraddizioni,

e tra tutte, le due: il nome e il senza nome,

l'origine di tutte le contraddizioni: la CONTRADDIZIONE.

 

Vai fuori di qui, ti ho urlato!

Dolcezza, miele, equilibrio, noia, STABILITA'...

queste cose non m'interessano, voglio la VITA pulsante,

grondante sale e miele insieme, contraddizioni, tutto quanto!

 

Sei uscita, dal divano ti sei alzata e con riserbo mi hai detto:

me ne vado, poichè non mi garba stare in luoghi tormentati.

 

Ma è rimasto il tuo fantasma, pesante a dirsi,

seduto lì sul mio divano

e talvolta la sera mi fermo il braccio,

mentre aspira, in segreto, al tuo abbraccio.

 

beru

 
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