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Laperquisa.it, periodico di libertà sartriana
STANNO INVECCHIANDO
Autori demiurghi
Scritto da beru   
Martedì 25 Febbraio 2014 13:01

 

STANNO INVECCHIANDO

 

Stanno invecchiando, le dolci e miti creature

che nella primavera della vita mia,

senza nulla da fare e da dire,

senza nulla che mancasse al mio respiro,

vedevo giocare nel limbo dello spirito,

nel giardino incantato delle cose sempre verdi.

 

Anche loro stanno invecchiando,

che sembravano esser fuori dal tempo

e non bruciarsi mai anche camminando sul fuoco

e risplendere solo di luce propria

come si dice di una stella.

 

Se anche di loro, dolcezza senza pari,

massimo impeto di vita pensabile,

grandezza che spegne il fiato di Eolo,

se anche di loro,

la mia vista che è Desiderio

inizia, con tutto l'orrore del caso,

a intravederne le pieghe della carne

la mollezza dello spirito

il tremolio dei corpi

di quelli che un tempo furono solidi e luminosi

varcanti ogni confine,

è perché Altro,

di nascosto e imperscrutabile

di supposto e non guardabile

sarà l'Eterno che muove e fugge.

 
SOGNI
Autori Laperquisiani
Scritto da beru   
Venerdì 21 Febbraio 2014 11:32

SOGNI

 

Solo un sogno che ancora deve nascere

può salvarmi da questo lancinante dubbio e dolore

di esser diviso come il prisma traversato dalla luce

di essere mille sorgenti che non fanno un volto.

 

Vogliate finalmente prendere a calci tutti volti, signori!

Avete il coraggio di vedere i viventi già morti,

seppur già morti col sorriso?

E' che fa tanto dolore, che tanto più si ama, tanto più si perde!

 

 

...ma infine, disteso nell'erba verde del mio spirito,

andante col pensiero come cavallo alato tra le stelle,

seppur privo di volto, diviso e frastagliato come un bosco,

m'illumino morente e porto il mio sacco verso il Buio.

 
Stanislaj Kopolovsko - I frammenti (parte 4)
Autori demiurghi
Scritto da beru   
Lunedì 30 Settembre 2013 15:47

 

L'articolo apparso il 13 novembre 1974 sulla Gazzetta del Popolo, a pagina 9, recante il titolo “Arrestato un funzionario dell'Archivio di Stato per indebita sottrazione”, articolo che è andato velocemente nel dimenticatoio anche per via della sua squallida brevità (5 righe in tutto), risulta invece oggi di capitale importanza per gli ammiratori e gli studiosi di Kopolovsko. Cosa avrebbe infatti sottratto il funzionario poi arrestato? Dal fascicolo depositato dal Pubblico Ministero si evince che la sottrazione ha riguardato l'opera omnia di Kopolovsko (al tempo meglio noto con lo pseudonimo di Arturo Ballinsesto Piccolini).

Relativamente noto all'epoca poichè vincitore del premio letterario “Nessun premio letterario”, Arturo Ballinsesto Piccolini, compose per la prima volta in letteratura un'opera di 9876 pagine, scritta in esametri ritmati, e in una lingua completamente inesistente, del tutto intraducibile. Il filologo Ernst Von Keisel volle tentarne lo svelamento, per fornire al pianeta Terra la semantica sottesa, ma cedette a un indebolimento dei nervi e venne tenuto a bagnomaria per i successivi 7 anni.

L'assurdità di tale opera ha però reso attraente la sua poetica allo scrittore Herny Miller che divenne il suo protettore spirituale. Miller ha asserito che Piccolini ha voluto ricreare la pantogenesi cosmica utilizzando un linguaggio che non è linguaggio se non per il suo creatore. E' chiaro che se l'esito di una tale opera per il grande pubblico è scabroso e deludente, per un lettore e un pensatore vulcanico come Miller certi significati non potevano certo restare criptati.

Piccolini muta poi sembianze antropomorfiche all'età di * anni, diventando da alto e moro che era, basso e biondo, e cambiando per coerenza anche lo pseudonimo in S.Kopolovsko.

Qual era, si chiederà però, il suo vero nome? Purtroppo dai frammenti noti al pubblico non lo sappiamo, così come ancora non sappiamo la data e il luogo di nascita, e tantomeno la discendenza. L'importanza dell'articolo sopra menzionato va però ricordata: nella misura in cui i frammenti non divulgati verranno resi noti, potremo saperne di più, di questo e di tanti altri interrogativi che tale figura mai smette di suscitare.

 
Socialità
Autori Laperquisiani
Scritto da beru   
Giovedì 02 Gennaio 2014 00:36

 

SOCIALITA'

 

Non è sensato affidarsi alle astruse trame dei filosofi

ai gangli infernali dei politici

o a un'idea di dio data dagli uomini

 

Bensì.... cogliere il vuoto insito in ogni individualità,

e insieme l'evidente insufficienza di ogni ego

quando, murato nel proprio abbandono

rovista tra le mura sgretolate del proprio animo

alla cerca di un oggetto di valore da salvare

ignaro di tutta la linfa vitale che scorre tra la gente

che non è patrimonio individuale ma che esiste

che rende le anime gonfie di sensibilità e sgargianti nel legame.....

 

......mangiarsi il vuoto che c'è tra noi e la stella più vicino

digerire dio mentre dio è a cena con te

.....

questo  è cogliere la socialità

è questa la chiave d'accesso, il mondo dietro il mondo.

 
Tito Andronico
Autori demiurghi
Scritto da beru   
Domenica 19 Maggio 2013 13:05

TITO ANDRONICO

 

Uno che scrive, uno che narra, che fa poesia, parte dallo svuotare come un sacco, senza vergogna alcuna, la propria individualità. Spesso la vende come miserevole, a volte come un titano inviolabile che brilla nel cielo, per poi comunque lasciare in terra il sacco vuoto davanti a tutti.

L'interessamento verso il mondo e i suoi convulsi fatti quotidiani non è che un ridicolo tentativo di stare a distanza dal peso fatidico di questo sacco e la perdita di noi stessi, noi che siamo uno sguardo creativo sul mondo, si fa così definitiva.

Ma uno che scrive, o crea le poesie con il proprio sguardo senza fare niente, o contempla se stesso alla ricerca di una pulsazione che lo renda realmente presente nell'Universo, un uomo così, non s'affanna alla stipula di contratti cognitivi con il resto dell'umanità, non crea ansia nel voler giudicare tutto e tutti, smette di riempire se stesso tramite il giudizio ossessivo degli altri. Si limita a prendere il proprio sacco, a svuotarlo e partire da lì.

Le mirabili filosofie che indicano la non separazione tra l'individuo e il cosmo, professano l'assenza di vergogna nel dichiarare la bassezza o il delirio d'infinito che sentiamo dentro.

Così io, dedito ai possenti maestri che in tal modo hanno già parlato e agli infiniti altri che saranno destinati a passare e a dire, ma con il rifiuto di diventar loro schiavo, lascio il mio pensiero vagare in ciò che io credo di essere, di fronte all'Oracolo chiedo mi sia donato lo slancio d'oltrepassare ogni insulsa e spietata vergogna di me e in tal modo comincio a svuotare il sacco.

Beru

 
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