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Laperquisa.it, periodico di libertà sartriana
12-13-14 PENSIERI CARDINALI
Riflessometro
Scritto da beru   
Venerdì 14 Ottobre 2016 14:00

12

 

Le sensazioni primarie sono le più dirette ricezioni-aperture del nostro corpo, le quali determinano massimamente la natura del nostro comportamento e del nostro carattere immediato. Esse corrispondono altresì a quella che viene definita la nostra “natura” propria o quintessenziale. Le sensazioni primarie sono, in qualche modo, inscritte “in codice simbolico o cifrato” nell'intelletto ricevente, che ne è lo specchio significativo, e sono poi “trasformate” in linguaggio o forme “dello spirito”. La memoria, in quanto attività ricevente, conserva le sensazioni primarie e si ricollega ad esse non certo in maniera lineare, ma attraverso “salti”. Questi “salti” collegano tra loro le sensazioni primarie più forti ed intense: ecco perché per la memoria il “tempo” è relativo, ecco perché è possibile la “confusione” tra sensazioni, ricordi e loro successione.

 

 

13

 

Il “pianto” che si ha talvolta del “mondo” è la nostra giusta misura, e consegue al fatto che esista una relazione bi-univoca tra ciò che muta nell'individuo e ciò che muta nell'insieme dei fatti del mondo, nel mondo stesso. In Leibniz tutto ciò viene affrontato con l'esistenza della monade, che dal suo punto di vista, rappresenta l'intero Universo. Trattasi di suggestione? Sono molteplici le suggestioni in filosofia ed alcune diventano teorie scientifiche o teorie della scienza, come in Kant. Alla suggestione della monade, dell'atomo vitale, puro ed energico, non materiale, consegue la suggestione dell'infinitamente piccolo a cui corrisponde l'infinitamente grande (sono “specchi” uno dell'altro): i due infiniti spaziali a cui l'uomo pensa e a cui l'uomo si riferisce.

Per tale ragione, per l'estrema precisione logica di questa suggestione, è lecito aspettarsi ad ogni minimo accadimento nell'animo umano, un relativo sconvolgimento dell'infinitamente grande.

 

 

14.

 

Il terrore più grande nasce quando, e nella misura in cui, l'uomo è colpito dall'insensatezza, dal fatto che tutte le cose del mondo possano non avere senso.

Un dolore così grande, una percezione di questo genere, non è relativa a nessun'altra. L'uomo lotta coscientemente, o reagisce istintivamente anche senza averne coscienza riflessiva, contro l'avanzare dell'insensatezza. Che le cose siano prive di senso: questo è il primo dolore. E' di gran lunga preferibile che si trovi, dietro l'accadere di un fenomeno un significato terribile, rispetto al fatto che vi sia invece, dietro le cose, la terribilità dell'insensatezza.

Eppure, come tremule barche divorate nell'essenza dalle termiti dello spirito, io-noi (posso sentirne la stessa cosa), avanziamo e proviamo ad emergere dalle nebbie mondane dell'insensatezza, poiché il Mondo vomita insensatezza.

L'insensatezza non è il nulla, ma il nulla è la possibilità dell'insensatezza delle cose e del tutto. Nulla come possibilità e Tutto come sensatezza.

Il senso non è il significato. Significato come comprensibilità e rimando ad altro, senso come pienezza e presenza dell'essere. Il significato è sempre mondano, relazionale. Il senso è non-finito rispetto alla comprensibilità del mondo, eppure ne è fondamento.

 
Agosto 2016
fota del mese
Scritto da Zenone   
Martedì 23 Agosto 2016 00:00

Agosto, le anitre si mettono arrosto. Dalla casa di Robert Graves...

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9-10-11 pensieri cardinali
Autori Laperquisiani
Scritto da beru   
Giovedì 01 Gennaio 2015 12:10

9.

 

Lasciarsi andare rispetto a ogni punto di gravità, oltre le sensazioni, essere centrati nel vuoto-pieno interiore. Questo dice lo Zen. Il mostro dello Zen è la sofferenza. E' questo mostro, o ciò che riteniamo tale, che fa percepire il mondo come un'entità estranea? Finchè la sofferenza fa questo, e rende il mondo estraneo a noi stessi, noi non potremo mai essere in intimità con il vuoto-pieno interiore. Il massimo che potremo fare sarà brancolare alla ricerca di distrazioni,di tecniche di “liberazione”(falsa parola, quest'ultima).

Sono state dette, come grandi verità storiche, due cose: che bisogna ACCETTARE l'esistenza e al tempo stesso LOTTARE e cambiare l'esistenza. La vita è conservazione e cambiamento, molteplicità e purezza insieme.

 

 

 

10.

 

La gioia momentanea di essere stati causa di un qualcosa di lodevole, di grande, di aver contribuito a un dono verso il puro esistere e verso il mondo è, per quanto elevato come gesto dello spirito, ancora un'illusione: l'illusione di essere individui.

E per quanto possa apparire assurdo dover rinunciare all'idea che esista davvero un'essenza propria dell'individuo, mi appare sano che sia così. E' nella connessione, nel superamento, nello scioglimento dei limiti che mi definiscono in separazione dal “resto”, che “io” (semplice vettore!) elevo non “me stesso” (semplice illusione) ma il mondo intero, inconcepibile assurdità della parola.

 

 

11.

 

L'inconsistenza oggettiva della materia, il tarlo che Berkeley ha donato all'uomo, è ancora vivo, nonché comunicativo. E questo lo è sia per semplice connessione dell'uomo concreto pensante (supposto per convenzione che sia tale come si dice) con l'assurdità, l'inconcepibilità di un universo DAVVERO materiale, sia per semplice connessione dell'uomo concreto pensante con se stesso, ovvero per il permanere cronico del dubbio in quanto tale, sia per semplice connessione della materia con se stessa, che fornisce il risultato teorico di: impossibile.

Pertanto, qualora non bastasse la fragilità già implicita in ogni e qualsiasi concezione, resta da scontare, e credo resterà ancora a lungo, la forza sovrumana della mancanza di concezione, ovvero della presenza, accettata o meno, di una non-concezione cronica delle cose.

 
Taviano (A mio padre)
Autori Laperquisiani
Scritto da cla   
Venerdì 05 Giugno 2015 22:05

Noi due a scolpire nel fiume

A battere contro la dura pietra nera

Fra il suono frusciante

continuo ed ossessivo che fa il Limentra

Fra i girini, la pozza e la cascata

Fra i necci impilati vicino al camino

E le nocciole crude e verdi

E l’odore della pietra bagnata

Le nostre matite spuntate

Su fogli ingialliti e consunti

Nella montagna, tra cielo e acqua

Il sapore della grafite sulle dita

I discorsi fatti sui pittori

Su Pazzagli, Loffredo e Fattori

E le trote pescate dalle tue mani

Sotto le pietre nascoste dal fiume

E io che rubo i tuoi colori

E vorrei rubarti il segno

Quel segno forte e raffinato

dei tuoi disegni e delle tue mani_

 
7° e 8° pensiero cardinale
Autori Laperquisiani
Scritto da beru   
Lunedì 15 Dicembre 2014 11:49

7.

Per quanto apparentemente grande, il nostro pianeta risulterà sempre ridicolmente minuscolo rispetto agli impeti del nostro animo, e una gabbia diventerà, in certi tristi e manchevoli momenti della nostra vita. Se l'uomo non si libera da questa miopia, che porta a “misurare” l'essere senza tener conto di ciò che “confina” la nostra vita, e cioè altra vita ancora, vivrà in chiusure e prigioni. La vita non è tutto, a meno che non si voglia comprendere in essa anche ciò che le va oltre, in quanto ancora vita.

Un occhio limpido sa, anche nel dispiacere, che le forme mondane “rendono l'idea, danno un'estetica” ma non “significano” l'essere, sa che l'infinito è una voce che si nasconde dietro un'altra voce, che è un “vero” dietro un altro “vero”, e cosi via.

E' stato un filosofo chiamato Alexander a dire che Dio non è tutto, che Dio verrà superato, perché l'infinito è questo ed oltre.

 

8.

Si può filosofare senza essere, anche, terribilmente tristi, senza affrontare verticali cieli plumbei che oscurano ogni luce? Enorme è lo slancio necessario per superare la forza di gravità, tanto enorme che può dirsi impossibile. Il nostro pensiero stesso, tanto decantato come possibilità per l'uomo di ascendere la materia (la risata è materia, la felicità è materia!) non esce dalla forza di gravità. Il pensiero ascende, si libera verso l'alto, ma trova il culmine, la gravità lo richiama, ed esso ricade, rimbalza.

L'uomo visto dall'alto non è uno spirito separato ma è una PALLA, la PALLA della gravità.

Dove dunque l'oltre-mondo, il mondo dietro il mondo che lo stesso pensiero, schiacciato dalla gravità, concepisce?
Folle muro.

 
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