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Il Filone Western
Cineforum Laperquisiano
Scritto da Zenone   

IL FILONE WESTERN

L'idea di rappresentare al cineforum una rassegna Western mi ha sempre affascinato perché è una scelta a tratti coraggiosa, a tratti ontica, concreta, esistenziale. Premetto che da bambino odiavo i film western perché li guardava il papà, e normalmente passavano in tivù quando c'era ben altro da vedere sulle principali reti. Quindi questo provocava astio profondo nei confronti di quell'oggetto, in questo caso il film, che mi impediva di vedere o fare altro (per il religioso silenzio che bisognava osservare durante la proiezione). Ebbene, crescendo, ho ricominciato via via ad autopropormi i film western e finalmente ad apprezzarne i contenuti che vanno ben oltre le pistolettate o le vendette trasversali di ignobili e sporchi gringos. Nel film western ci appare una società che non è "manufatta" per usare un termine usato dal linguista Edoardo Lombardi Vallauri; ovvero non c'è una società in cui le scelte che facciamo sono in qualche modo obbligate dal fatto che ci siamo costruiti le possibili opzioni (giro a destra o a sinistra, ma non posso andare avanti se non c'è la strada...) Nei film western la scelta non è precostituita, ma è libera, individuale, infinita. E le scelte sono molto differenti rispetto alla nostra realtà che è in qualche modo ingabbiata da continue opzioni predefinite, fissate, regolate (premi ok per continuare altrimenti è la stasi)...

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MARTEDI 24 MAGGIO: Allegro non troppo, 1976
Cineforum Laperquisiano
Scritto da beru   

RASSEGNA: "IL FANTASTICO SURREALE E IL POTERE REALE"

Allegro non troppo, 1976  Bruno Bozzetto, Martedi 24 Maggio al CIRCOLOVIZIOSO di V.San Bernardino 34 C a Torino

In un insolito teatro, un direttore dirige un'orchestra di vecchiette prelevate da un ospizio mentre un  disegnatore realizza la versione animata dei brani eseguiti, traducendo in una nuova versione italiana il film-cartone Fantasia. I brani musicali sono meravigliosi: il valzer triste di Sibelius che vede come protagonista nell'animazione un gatto che si aggira per le rovine di una casa, il Bolero di Ravel, il picnic di un'apina sul Concerto in do maggiore di Vivaldi, e tanti altri. Le figure e le storie si inseriscono perfettamente nei temi musicali diventandone parte integrante. Merita vedere il film fino alla fine, dove troviamo il personaggio di Franceschini, di cui è meglio non aggiungere altro per non levare la sorpresa "finale".

http://www.arcircolovizioso.com

 
La classe operaia va in Paradiso (1971)
Cineforum Laperquisiano
Scritto da beru   

La classe operaia va in Paradiso (1971)

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Regia di Elio Petri

Soggetto e sceneggiatura di Ugo Pirro, Elio Petri Con G.Maria Volontè Mariangela Melato Salvo Randone.

Nell'inverno gelido, bianco, nebbioso e raccapricciante della periferia milanese, in piena aria di anni di piombo, di miseria esistenziale e vani singulti di soggettività emancipatrice, Ludovico Massa, detto Lulù, povero e affannato uomo operaio con due famiglie da mantenere, disegna il suo agonizzante percorso dentro una fabbrica in cui le lotte operaie, alla fine, “truculano” l'uomo e la sua dignità. Film essenziale e sempre attuale, ci ricorda come la strumentalizzazione avvenga in maniera multi-direzionale, dall'alto come dal basso, e come la richiesta sacrosanta di dignità ed eguaglianza non possa esaudirsi in un mondo in cui anche le spinte rivoluzionarie dal basso vengono inevitabilmente strumentalizzate. Lulù non è certo un rivoluzionario in senso consapevole, anzi è forse un bigotto reazionario e materialista che viene anche picchiato dai colleghi sindacalizzati per la sua eccessiva laboriosità. Ma il sistema spietato in cui è inserito, vede proprio lui come vittima emblematica e rappresentativa. La sua pseudo mentalità quasi borghese lo azzanna dal di dentro e lo fa precipitare in un angoscia esistenziale che rasenterà, poi, la follia.

Il tracollo, c'insegna questo film, è sempre vissuto come individuale, e non c'è ideologia che tenga. Film lucido e consapevole sulla brutalità e sulla grettezza della vita di fabbrica, che al di là delle rinnovate vesti fenomenologiche è rimasta oggi pressochè invariata, se non peggiorata, se consideriamo la potenzialità che oggi ha l'operaio o l'impiegato o il lavoratore sui generis di scoprirsi uomo con interessi di classe e di relazionarsi con i colleghi con libertà e senza l'ossessione di essere giudicati dai “controllori”. La classe operaia andrà pure in paradiso (e forse ci è andata) ma non è detto che la classe padronale andrà all'inferno, ognuno ha le sue colpe. Una cosa è certa: azzerando la dialettica, scompare la fabbrica come luogo di confronto e di vitalità, e ciò che rimane non ha più una funzione sociale, ma solamente una funzione riproduttiva del sistema.

 
La montagna sacra
Cineforum Laperquisiano
Scritto da beru   

RASSEGNA: "IL FANTASTICO SURREALE E IL POTERE REALE"

3° FILM: La montagna sacra – OMAGGIO A Alejandro Jodorowsky
Regia Alejandro Jodorowsky

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La trama: ebbene, insensata, assurda: non me la ricordo. E' stata fagocitandola, nella sua visione, che l'ho persa in qualche trauma pavloviano. Servirebbe un Ungaretti, che fermo come la sua pietra, sappia condensarla. IO mi sento anni luce distante da tale pretesa, e mi raccolgo umilmente appresso la mia diaspora interiore e piango il tempo che avanza.E' cosa velatamente nota che il movimento panico prende il suo nome dalla divinità greca Pan, o "dio tutto", le quali rappresentazioni lo danno come un essere dalle forme molteplici, e perlopiù irriverenti, che compariva a sorpresa spaventando le persone. E' chiaro che chi si spaventa ha poca fantasia. E di fatti, un pregio dei panici è potenziare all'inverosimile l'uso della fantasia e del simbolismo affinchè l'uomo che desideri uscire dalla caverna platonica possa farlo. La Montagna Sacra non è un'opera politica nel senso immediato del termine. E' però un'opera rappresentativa del potere come elemento mentale, simbolico ed extrafisico, e nessuno dovrebbe secondo me dubitare che il potere si fondi in ultima istanza su questi elementi, che non troppo hanno a che relazionarsi con il mondo della logica binaria o strumentale che sia. E' pur vero che anche della metafisica è possibile darsi una dimensione logica, ma dobbiamo convenire che senza il simbolo e la fantasia, allora, tutta la metafisica, probabilmente, si sarebbe già data.

 
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