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Antananarivo
Madagascar
Scritto da Bas   

Partiamo da Roma Fiumicino con un volo diretto per Antananarivo, la capitale del Madagascar, meglio nota come Tanà. L’avvio non è dei migliori: il nostro volo, proveniente da Parigi, accusa un guasto tecnico durante il viaggio verso Roma e quindi viene riportato indietro a Charles de Gaulle e noi siamo costretti a bivaccare sulle comodissime (!) poltroncine dello scalo romano. La partenza era prevista alle 22,00 e decolliamo solo alle 5,00 del mattino. Questo significa perdere il programma previsto per la prima giornata: pazienza, faremo a meno della visita al villaggio di Ambatolampy, 1.500 metri d’altezza, e al laboratorio di pietre preziose! Quando atterriamo, abbiamo la sensazione di essere stati catapultati in un film coloniale anni ’40: l’aeroporto è semplice e spoglio, anche se molto caotico.

Ci mettiamo subito in viaggio verso la nostra prima meta: Antsirabe. Il tempo è orribile: fa freddo e piove, oltre ad essere abbastanza buio a dispetto dell’ora (sono le 16,30); comunque non ci spaventiamo, poiché ci è stato assicurato che solo la capitale può presentare in questa stagione un clima un po’ più fresco, solitamente nelle ore meno assolate. Dalla capitale ad Antsirabe sono poco più che 150 km., ma impariamo subito che non bisogna calcolare il tempo di percorrenza riferendosi a standard europei. Impieghiamo infatti circa 3 ore, percorrendo l’unica strada, per fortuna asfaltata, diretta a sud. Una volta arrivati all’albergo, abbiamo il tempo di trarre ogni comfort dalla nostra bella stanza calda (fa ancora freddo) e poi cenare velocemente. Dobbiamo riposare per affrontare una giornata intensa di spostamenti. La mattina successiva facciamo un giro esplorativo della città: visitiamo un mercato alimentare molto caratteristico e facciamo una sosta alla banca per cambiare un po’ di denaro. Antsirabe nasce alla fine dell’Ottocento come stazione termale: l’acqua delle sue sette fonti viene analizzata e trovata molto simile a quella di Vichy. Ma il suo splendore dura molto poco: oggi è soprattutto polo industriale e famosa per il commercio e la lavorazione delle pietre dure.

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Tulear, Perinet, Tamatave
Madagascar
Scritto da Bas   

Dopo altre tre ore di viaggio arriviamo in un bellissimo albergo, il Relais de la Reine, in cui passeremo la notte prima di affrontare la visita al parco di Isalo. La struttura in pietra dei vari bungalow è perfettamente mimetizzata tra le rocce e intonata ai colori aridi del paesaggio. Di buon mattino (6,00) partiamo per il parco dove affronteremo un percorso di circa 7 ore di cammino.

Attorno alla cima dell’Isalo si estende un meraviglioso parco che presenta un’infinità di grotte, canyon e picchi modellati dal vento, gole e precipizi, zone sabbiose e desertiche; esso è percorribile solo accompagnati dalle guide autorizzate. Qui si possono ammirare piante grasse e fiori fantastici, alberi nodosi e i famosi baobab bonsai. Dopo un paio d’ore di salita, facciamo sosta ad una piscina naturale, formata da una piccola cascata nascosta fra una folta vegetazione. Finalmente è una giornata assolata, fa caldo, il posto è pieno di turisti che fanno il bagno e ragazzi locali impegnati a fare tuffi acrobatici tra risate e scherzi. Proseguiamo la passeggiata e raggiungiamo un grande canyon attraversato da un fiumiciattolo, dove ci fermiamo per il pranzo al sacco. Un nostro amico riesce ad individuare e prendere tra le mani un piccolissimo camaleonte: è il primo che possiamo vedere da vicino nel suo ambiente naturale. Riprendiamo la camminata e ci inoltriamo per una vasta distesa di erba alta e secca. Non sentiamo la stanchezza, perché l’attenzione è catturata da quello che ci circonda e gli occhi sono avidi di cogliere forme di vita così diverse da quelle cui siamo abituati. Avvistando il nostro bus, qualcuno con stupore indica sciami di farfalle svolazzanti che si concentrano vicino ad uno stagno. Ma la guida infrange bruscamente l’idillio: sono piccole cavallette in arrivo, un vero dramma per le coltivazioni locali. Scappiamo disgustate al sicuro all’interno del nostro mezzo di trasporto, ed è subito invasione! Picchiano contro i vetri del bus in movimento e sono veramente un po’ rivoltanti. La popolazione locale non se ne cura anche se si impigliano sui vestiti o, peggio, tra i capelli.

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Fullpointe e ritorno
Madagascar
Scritto da Bas   

Il giorno dopo partiamo verso nord, lungo una strada costiera che conduce alla località balneare più bella e turistica della zona, Fullpointe. La prima parte del percorso è in buone condizioni; si incontra una vegetazione lussureggiante con tantissime piante di banano. Si arriva ad un piccolo guado, da fare con una specie di chiatta che traghetta persone e mezzi di trasporto da una riva all’altra. La strada prosegue poi sterrata fino al Manda Beach Hotel, una struttura molto bella ma solitaria sia per la posizione che per i prezzi elevati (ci sono persino piscina, campi da tennis e da golf). Anche qui la spiaggia è ampia ma molto strana, una specie di bassa marea fangosa, con la sabbia che somiglia più a terriccio. Ci dicono che c’è la barriera corallina poco lontano e ci fidiamo. Di bagno ancora una volta non se ne parla, anche perché fa freddo; si può optare per una passeggiata superando il basso muretto che segna il limite della zona dell’albergo, oltre il quale si deve affrontare una folla di venditori ambulanti di splendide conchiglie multicolori e pregevoli coralli ; poi si possono guardare le bancarelle dove donne di diversa età fanno a mano collane con semi di varie forme e dimensioni. Facciamo anche una gita ai ruderi di un forte spagnolo, una costruzione in mattoni grigi infestata dalle erbacce, dove un nostro amico riesce ad individuare (che occhio di lince) un magnifico esemplare di camaleonte gigante tutto grigio, perché mimetizzato sulla pietra grigia.

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