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Scritto da Bas   

Partiamo da Roma Fiumicino per Kuala Lumpur e affrontiamo con un po’ di agitazione il volo diretto di 14 ore. La preoccupazione è per un componente del nostro gruppo, afflitto da dipendenza estrema da nicotina e che dovrà resistere fino all’atterraggio.

Arrivati all’aeroporto internazionale della capitale, un insieme modernissimo costruito attorno ad un pezzo di giungla che cresce rigoglioso ed è visibile dalle pareti in vetro, ci accorgiamo con angoscia che non esiste alcuno spazio per i fumatori: qui sono intransigenti e i divieti sono esposti dappertutto, si rischiano multe molto salate. Dopo il passaggio del controllo passaporti la tensione sembra diminuire: prima di salire sul mezzo che ci condurrà in città, sicuramente faremo una sosta “fumo”. E invece no, catapultati nel pulmino (in cui non si può assolutamente fumare) e da lì nella hall del nostro albergo per la registrazione dei documenti. Anche nella hall, divieto assoluto! Il nostro amico, ormai in preda ad una crisi da astinenza, mi molla in mano il suo passaporto e fugge in preda al bisogno: lo vedo, finalmente rilassato, in piedi sul marciapiede fuori dell’albergo, a gustarsi la desiderata prima sigaretta malese.

La nostra guida-autista è un cinese dai modi formali e compiti, che parla pochissimo e quando è obbligato lo fa in un incomprensibile oriental english.

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Ritorno a Kuala Lumpur
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Scritto da Bas   

In serata ci aspetta un tour notturno in macchina di Chinatown, che ormai conosciamo a menadito, e la cena in un ristorante tipico con spettacolo di danze locali. Queste danze sembrano un po’ la parodia televisiva di spettacoli tradizionali orientali (cinesi, coreani?), vesti sgargianti con strass e perline, vocine sottili e musica simil-pop. Ci guardiamo allibiti: certo ci aspettavamo un po’ di sacralità, qualcosa che avesse a che fare con leggende e miti locali. Qui invece ci sono persino i giochini con il pubblico e le scenette comiche!

Confidiamo scoraggiati nell’indomani, quando saremo impegnati per l’intera giornata a Malacca: forse riusciremo a respirarvi un po’ di storia vera del paese. Partiamo la mattina presto: dobbiamo percorrere circa 150 chilometri di superstrada trafficata dirigendoci a sud. Da Malacca sono passati, lasciando segni ancora visibili, indonesiani, arabi e cinesi prima, portoghesi, olandesi e inglesi in tempi più recenti.

Il consiglio da seguire assolutamente è prendersi tutto il tempo per vagare rigorosamente a piedi tra i vicoli dell’abitato e scoprire lentamente, assaporandoli, i suoi gioielli architettonici, edifici ottocenteschi, liberty e decò con impronte corinzie, cinesi e malesi. Molte case private, restaurate, sono state trasformate in museo e costituiscono l’occasione per un viaggio nel passato delle famiglie aristocratiche della penisola.

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Selamang datang
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Scritto da Bas   

Il mattino dopo facciamo un’escursione su Penang Hill, la collina più alta dell’isola, raggiungibile con una caratteristica funicolare costruita dagli svizzeri nel 1923. Durante l’ascesa, facciamo la conoscenza di una simpatica famigliola: il padre è un bell’uomo baffuto con sguardo severo e pose manageriali, la madre ha il capo avvolto dal velo nero ma con un tondo viso sereno, e poi ci sono i ragazzi, otto, che vanno da un’età di 15 anni a pochi mesi. Sono un po’ chiassosi e vengono sovente sgridati dal padre, che però lascia trasparire un affetto smisurato. Le ragazze più grandi sono già velate anche loro e sorridenti; si alternano ad accudire il più piccolo, passandoselo di braccia in braccia con atteggiamenti da mammine. Scambiamo qualche frase in inglese: anche loro sono in vacanza. In alto, lo spettacolo è straordinario, si può ammirare la splendida baia di Georgetown e sfuggire temporaneamente all’umidità soffocante della costa. Vorremmo trattenerci all’ombra degli alberi e trascorrere oziosamente qualche ora, ma la nostra guida ci aspetta per un lungo percorso coast-to-coast. Siamo infatti diretti a Kota Bharu, sulla costa orientale: praticamente dobbiamo attraversare orizzontalmente tutto il paese.

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