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El Salvador: una svolta inevitabile
Mericalatina
Scritto da Andrea Chile Necciai   

In America Latina il vento sta cambiando. Segnali di novità si avvertono un po’ ovunque con l’affermazione di governi di marca progressista in Brasile, Ecuador, Venezuela - Chavez tiene ancora, pur tra mille difficoltà - e, ultimamente, in Uruguay. A più di dieci anni dalla fine della guerra civile che lo ha dissanguato (70.000 le vittime in totale), anche nel più piccolo degli stati centroamericani, El Salvador, fermentano idee di rinnovamento. La stessa società civile, resa più matura dall’eredità lasciata da Monsignor Romero, si batte per la riconquista dei diritti – sinora negati al popolo dal governo nazionalista e filo-statunitense di ARENA – e per estirpare le piaghe della disoccupazione e della miseria dilagante. L’occasione propizia al cambio si intravede nelle elezioni presidenziali della primavera del 2004, che vedono favorito il principale partito dell’opposizione, l’FMLN di ispirazione marxista, nel quale sembrano convivere (non senza difficoltà) le diverse anime della sinistra ortodossa. Nato dallo scioglimento della guerriglia ribelle, il Frente Martì para la Liberacion Nacional propone un programma di governo incentrato sulla lotta alla povertà e su un modello di sviluppo economico compatibile con le istanze delle fasce più deboli della popolazione. L’impresa si prospetta tutt’altro che semplice, in un contesto internazionale dominato dalle politiche neoliberiste - come il Trattato di Libero Commercio delle Americhe (ALCA) - che tendono sempre più a favorire gli interessi di grandi corporazioni e multinazionali, a discapito delle già fragili economie locali. Nonostante la campagna elettorale non si sia ancora aperta ufficialmente, la compagine governativa di ARENA ha già cominciato a battere sui tamburi della propaganda, contando sul controllo pressoché totale dei mezzi di telecomunicazione. La squadra del presidente Flores (uno dei più squallidi esempi di intreccio di poteri tra oligarchia imprenditoriale e casta militare) può vantare sinora solo effimeri successi nella lotta alla delinquenza organizzata, in seguito all’introduzione della legge “mano dura” che prevede misure repressive contro le famigerate “pandillas” armate. Ben lungi dal rappresentare una soluzione efficace al problema della violenza giovanile, questi provvedimenti rivelano l’incapacità del governo nell’affrontare i veri drammi che affliggono il popolo salvadoregno: la crisi economica, la mancanza di lavoro, il degrado e la disuguaglianza sociale. Nascosti dietro questa coltre demagogico-propagandistica, i processi di privatizzazione dei servizi pubblici continuano, intanto, il loro corso. La situazione più critica è quella della sanità. L’intendimento del governo è di mettere all’asta i servizi offerti dalle strutture ospedaliere (cliniche, ospedali, ambulatori…) in modo da attirare il capitale straniero, arrivando a lucrare persino sulla salute dei cittadini. A tal proposito, è attiva da tempo una commissione di riforma del servizio sanitario nazionale alla quale aderiscono anche alcune ONG che operano nel settore. Questa ondata di privatizzazioni ha provocato, come era logico aspettarsi, l’ostilità di molte delle organizzazioni di categoria. Con in testa il personale medico-sanitario, i sindacati hanno ingaggiato un’aspra battaglia per la difesa della sanità pubblica organizzando ovunque manifestazioni e scioperi ad oltranza, l’ultimo dei quali è durato addirittura nove mesi. Nel frattempo, la campagna di sensibilizzazione contro le riforme del governo sembra aver influito in modo determinante sulla recente affermazione del Frente alle elezioni amministrative svoltesi all’inizio dell’anno. Stando ai risultati di questa consultazione, l’FMLN è ora il primo partito del Salvador. Mentre si avvicinano le presidenziali del 2004, poiché, al momento, i partiti di centro non hanno raggiunto una consistenza tale da costituire una forza alternativa ai due principali “blocchi”, la partita politica si gioca tutta tra FMLN e ARENA. Il rischio è quello di sprofondare in un clima di contrapposizione violenta tra gli stessi schieramenti protagonisti della lunga stagione della guerra civile (1980-1992). L’FMLN si trova ormai ad un passo da un successo storico: il “futuro migliore” degli slogan frentisti può finalmente diventare una realtà...

 
 

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