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Zapata vive ancora
Mericalatina
Scritto da Andrea Chile Necciai   

Nella totale indifferenza dei media e lontano dai riflettori della politica, il Messico zapatista ha salutato con entusiasmo la nascita delle Giunte del Buon Governo - o “Caracoles” nel linguaggio chiapaneco. L’evento coincide con il 20° anniversario della nascita dell’EZLN (Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale); vent’anni di lotta contro la discriminazione e l’esclusione sociale di cui sono vittime le comunità indigene da oltre 500 anni, ma soprattutto vent’anni di resistenza alla guerra di “bassa intensità” messa in atto dal governo messicano ora guidato da Vicente Fox (ex dirigente della Coca Cola e strenuo difensore degli interessi del capitale foraneo nel paese). L’insurrezione armata zapatista ha inizio il primo gennaio del 1994, a seguito del progressivo peggioramento delle condizioni di vita della popolazione del Chiapas. La ricchissima regione del sud est messicano - qui si produce il 55% dell’energia nazionale, il 47% del gas, il 28% del petrolio - sconta tuttora gli effetti dei piani di aggiustamento strutturale imposti dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale. In poco tempo, anche a causa dell’applicazione del NAFTA (trattato di libero commercio tra Stati Uniti, Canada e Messico), il prezzo del grano prodotto diminuisce drasticamente così come il potere d’acquisto dei contadini locali (-40%). Nel febbraio del 2001, dopo circa sette anni di violenti scontri armati tra l’EZLN e le truppe dell’esercito e dei paramilitari inviati in Chiapas per sedare la rivolta, le due parti in lotta acconsentono ad incontrarsi per riallacciare il dialogo. Si arriva così all’imponente marcia zapatista (marzo 2001), che si conclude con l’intervento di una delegazione della comandancia dell’EZLN al parlamento di Città del Messico e che vede una significativa partecipazione di giornalisti, emissari politici e rappresentanti della società civile da tutto il mondo (per l’Italia si mobilitano, tra gli altri, Tute Bianche, Rifondazione, Mani Tese e vari comitati d’appoggio…). Messo alle corde dal clamore suscitato dall’evento, il governo si affretta a varare la Ley Indigena (aprile 2001), che nelle intenzioni dei firmatari dello storico Accordo di San Andrés (1996) doveva costituire il primo passo verso la risoluzione della “questione Chiapas”. Di fatto però il contenuto originale della proposta di legge, con alcune rilevanti concessioni alla causa indigena, viene completamente stravolto in sede di discussione parlamentare da decine di emendamenti. Il risultato è un documento inconsistente e pieno di ambiguità che lo stesso EZLN non esita a definire “una vera beffa”. “Non abbiamo bisogno che il governo ci appoggi con una miseria”, dice il comandante David, “ma che riconosca la libera determinazione di tutti i popoli indigeni. Esigiamo che ci trattino con uguaglianza e giustizia. Siamo poveri, ma non siamo né mendicanti né delinquenti”. Segue un lungo silenzio di indignazione, rotto soltanto da alcune dichiarazioni di solidarietà per le mobilitazioni no-global contro la guerra ed il neoliberismo. Ma il cambiamento di rotta è nell’aria. Troncato definitivamente il dialogo con la compagine governativa, la strategia politica dell’EZLN si orienta verso un lento processo di smilitarizzazione a vantaggio di nuove forme di auto-governo civile. Da qui l’”invenzione” dei Caracoles, veri e propri modelli di democrazia partecipativa che ricalcano la tradizione dell’EZLN del “mandar obedeciendo” (comandare obbedendo), senza ricorrere all’esercizio del potere ma anzi facendone a meno. Potremmo definire i Municipi Autonomi come una delle più alte espressioni del sistema di vita comunitario. Gli zapatisti continuano ad insegnarci che “democrazia significa l’accordo dei pensieri. Non che tutti pensino allo stesso modo ma che tutti i pensieri cerchino un accordo comune, che sia buono per la maggioranza senza trascurare la minoranza”, e che “giustizia non significa punire, ma dare a ciascuno ciò che merita, e ciascuno merita ciò che lo specchio gli restituisce: ciò che egli dà.” L’esempio per ricreare una società più umana e solidale ci giunge ancora una volta dagli ultimi, dai dimenticati della Terra, dagli uomini e dalle donne di Mais. Un’altra lezione di civiltà per un mondo, il nostro, costantemente rivolto all’individualismo e sempre più in preda al delirio consumistico.

 

 
 

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